Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza: in un anno 31 arresti e 64 chili di droga sequestrati

FIRENZE – il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Firenze, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia di Firenze, avvalendosi del Gruppo investigazione criminalità organizzata (Gico), tra il 2025 e i primi mesi del 2026, ha eseguito 31 misure personali – tra custodie cautelari e arresti in flagranza – sequestrando 64 chilogrammi di sostanze stupefacenti – 33 chili di cocaina, 18 di hashish e 13 di marijuana.

Quei chilogrammi non sono soltanto numeri: rappresentano flussi economici interrotti, ricavi mancati, un ciclo criminale spezzato prima di compiersi che avrebbe non solo potuto alimentare le principali ‘piazze di spaccio’ della regione, ma anche, se immessi sul mercato, potuto generare potere e profitti per le organizzazioni criminali.

Sul correlato versante patrimoniale ammonta a circa 344mila euro il denaro contante, ritenuto provento delle attività illecite, sottoposto a sequestro; ma soprattutto sono stati attivati dalla polizia giudiziaria, in particolare dalle articolazioni dotate di specifiche competenze economico-finanziarie e patrimoniali, strumenti normativi ‘antimafia’ di aggressione alle ricchezze illecitamente accumulate (art. 240-bis c.p.), colpendo disponibilità finanziarie e beni risultati incompatibili con i redditi dichiarati.

Tale attività viene costantemente svolta anche con l’ausilio di strumenti informatici specializzati, altamente evoluti, quale il software Molecola, innovativo applicativo informatico ideato dal Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) presentato lo scorso 19 febbraio all’intero Distretto Toscano alla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Firenze.

È in questa scelta che si coglie la cifra più profonda dell’intervento: reprimere il fatto e disarticolare il sistema economico che lo rende possibile; interrompere il narcotraffico sottraendogli l’ossigeno costituito dal profitto.

Le attività di servizio, tra l’altro, costituiscono la prosecuzione di un orientamento strategico che ha già permesso alla Procura distrettuale antimafia di Firenze, avvalendosi del medesimo Nucleo di polizia economico-finanziaria di Firenze, di ricostruire e disarticolare anche un sistema criminale strutturato capace di radicarsi stabilmente nell’economia legale, fino a mimetizzarsi nei suoi circuiti e ad alterarne gli equilibri concorrenziali. L’inchiesta aveva privilegiato un approccio patrimoniale, ovvero seguire il denaro prima ancora dei soggetti, ricostruire i flussi per svelare l’architettura economica del sodalizio e colpirne la capacità di rigenerazione; il risultato è stata l’esecuzione nel luglio 2024 di un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Firenze relativamente a beni (fra auto di lusso, denaro contante e società) del valore di quasi 1,5 milioni di euro, frutto del reinvestimento di proventi illecitamente accumulati.

E in questo scenario, il settore della ristorazione è risultato terreno di elezione. Non per caso, ma per struttura: flussi quotidiani di liquidità, incassi frazionati, fisiologica rotazione di contante. Un processo silenzioso, progressivo, capace di alterare la concorrenza e di comprimere chi opera rispettando le regole. È questa la cifra della criminalità organizzata contemporanea: meno rumorosa, meno esibita, ma capace di insinuarsi nei gangli dell’economia reale con metodo e pazienza. Una criminalità che non cerca soltanto il profitto immediato, ma la legittimazione attraverso l’impresa. Ed è proprio su questo terreno che l’intervento ha inciso con maggiore forza, riaffermando un principio essenziale: il mercato non può diventare rifugio del capitale criminale.

La Direzione distrettuale antimafia di Firenze ha impresso all’indagine una regia unitaria e coerente, orientata fin dall’inizio all’aggressione patrimoniale come leva strategica e la Guardia di Finanza ha operato come strumento tecnico-operativo di elevata specializzazione, seguendo le tracce del denaro fino a rendere trasparente ciò che era stato costruito per restare nascosto. Sono emersi collegamenti con ambienti criminali di matrice straniera; tuttavia, l’indagine ha restituito un quadro più ampio, nel quale la nazionalità diventa elemento accessorio rispetto alla strategia.

La vera trama non è geografica, ma economica: radicarsi, investire, consolidare. Trasformare il denaro illecito in presenza stabile, in influenza silenziosa, in potere di mercato. Colpire il patrimonio significa incidere sulla capacità di rigenerazione dell’organizzazione; significa impedire che il profitto si trasformi in potere economico. Significa proteggere il mercato prima ancora che reprimere il reato.

Le operazioni di servizio si inseriscono nel più ampio dispositivo di prevenzione generale e di costante controllo economico del territorio attuato dai Reparti del comando provinciale di Firenze, anche in attuazione delle direttive della prefettura di Firenze, in una prospettiva che considera la legalità economica non un principio astratto, ma una condizione concreta di equilibrio sociale e sviluppo. Perché quando il capitale criminale tenta di diventare impresa, la risposta dello Stato deve essere altrettanto strutturata. E deve arrivare dove fa più male: al patrimonio, alla capacità di investire, alla possibilità di espandersi. L’azione proseguirà con determinazione perché difendere l’economia legale significa difendere la libertà di competere, di lavorare, di crescere e significa impedire che l’ombra del crimine si allunghi sul mercato fino a confondersi con esso.

REDAZIONE

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