“Volevo un altro figlio”: la sfida di Nicoletta, la madre bionica che ha vinto il Parkinson

A 35 anni la diagnosi che sembrava una condanna. Poi la scelta radicale di un intervento al cervello: “Volevo un secondo figlio, quel desiderio è stato più forte della paura”. A parlare è Nicoletta Raggi, una donna che oggi si definisce “bionica” non per vanto, ma per descrivere una realtà quotidiana fatta di microelettrodi e impulsi elettrici che le permettono di essere, prima di tutto, una donna e poi una madre.

Il paradosso della gioia e del “disagio”

La vicenda di Nicoletta, raccolta dalla trasmissione “People – Cambia il tuo punto di vista” di Primocanale, inizia in un momento di massima luce: il 2007, l’anno della nascita del suo primogenito, Lorenzo. Eppure, proprio mentre sperimenta la pienezza della maternità, Nicoletta avverte che qualcosa nel suo corpo si sta incrinando. “Sentivo un forte tremore, attacchi di panico e una debolezza muscolare che mi faceva sentire già vecchia, nonostante avessi solo 35 anni”, racconta.

La risposta arriva in uno studio medico negli Stati Uniti: Parkinson giovanile, una diagnosi confermata da un test genetico positivo alla mutazione del gene della parkina. Per una giovane donna con un neonato tra le braccia, la notizia è uno choc difficile da metabolizzare. La prima reazione è la negazione: fare finta di nulla, sperando che il tempo non presenti il conto.

La maternità come motore della scelta

Ma è proprio il concetto di maternità a trasformarsi da “vulnerabilità” in una forza propulsiva inarrestabile. Nicoletta non vuole che la sua storia di madre si fermi a Lorenzo; desidera con determinazione dare un fratellino o una sorellina al suo primo figlio. Questo desiderio viscerale di vita diventa la molla che scardina ogni resistenza verso la medicina invasiva.

“Inizialmente avevo pensato: ‘Neanche ci penso a farmi mettere le mani nel cervello’”, confessa. Tuttavia, la prospettiva di una seconda gravidanza e di un futuro attivo con i suoi figli la spinge a riconsiderare la Deep Brain Stimulation (Dbs), o stimolazione cerebrale profonda, un’opzione chirurgica che le era stata prospettata sin dall’inizio.

Il momento in cui “magia e medicina si incontrano”

Nel dicembre 2009, in uno dei centri medici più all’avanguardia del mondo a Houston, negli Stati Uniti, Nicoletta affronta l’intervento. L’operazione consiste nell’impiantare microelettrodi nel cervello collegati a una batteria sottocutanea posizionata sotto la clavicola.

Il racconto di quegli istanti sul lettino operatorio è quasi mistico: “Nel momento in cui i dottori hanno collegato gli elettrodi… io che tremavo come una foglia mi sono fermata”. È la fine di un incubo e l’inizio di una nuova fase che Nicoletta descrive come l’incontro perfetto tra magia e scienza. Da quel momento, riprende possesso della sua quotidianità: torna a guidare, ottiene successi professionali e, soprattutto, realizza il suo sogno. Nel febbraio 2012 nasce Federico, il suo secondo bambino.

Vivere con la “zavorra”

Oggi, Nicoletta non nasconde la complessità della sua condizione. Descrive il Parkinson come una “zavorra”, un peso che accelera l’invecchiamento biologico rispetto alle persone sane. Ma il suo sguardo resta fisso su ciò che ha ottenuto, non su ciò che la malattia le ha tolto.

La sua definizione di “donna bionica” è un inno alla resistenza: la tecnologia le consente di “funzionare” quasi normalmente, permettendole di godere di ogni momento con i suoi figli. La sua storia, più che un miracolo medico, è una lezione sulla forza dei desideri: “Bisogna vedere quello che abbiamo e fare quello che possiamo con le forze che abbiamo ogni giorno”.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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