Emergenza denatalità, lanciato il “Manifesto Fertilità 2030” dall’Associazione italiana fertilità

Nel 2025 sono nati circa 355 mila bambini. Un numero che segna il minimo storico delle nascite nel nostro Paese e che impone una riflessione nazionale su come risollevare la natalità e tutto ciò che ne deriva. Questa metamorfosi silenziosa che sta ridisegnando il profilo della società è alimentata da un effetto strutturale quasi matematico: la riduzione di due milioni e mezzo di donne in età fertile negli ultimi vent’anni. Un circolo vizioso al quale il “Manifesto Fertilità 2030” dell’Associazione italiana fertilità (Aife) cerca di trovare una soluzione.

La rivoluzione culturale: dall’ignoranza alla consapevolezza

Il primo ostacolo individuato dall’Aife è di natura culturale. Esiste un paradosso sorprendente per cui, in un’epoca di iper-informazione, regna un silenzio assordante sulla fertilità, spesso interrotto solo da messaggi che sopravvalutano i miracoli della medicina riproduttiva. Questo “fertility gap” informativo impedisce ai giovani di comprendere che la capacità riproduttiva declina drasticamente già dopo i 35 anni e che la fecondazione assistita non è una “macchina del tempo”. Per questo, il Manifesto propone di portare l’alfabetizzazione riproduttiva tra i banchi di scuola, non limitandosi alla biologia ma educando alla prevenzione dei rischi legati a fumo, alcol e stili di vita.

Parallelamente, è necessaria una nuova narrazione pubblica che decostruisca lo stereotipo del figlio come ostacolo alla libertà o alla carriera. La genitorialità deve smettere di essere percepita come una rinuncia privata per tornare a essere un valore sociale condiviso e un arricchimento della vita. In questa prospettiva, la comunicazione istituzionale e i media devono dare voce a un immaginario positivo e realistico, mostrando che la presenza dei figli è una risorsa e non un limite.

Scienza e salute: la fertilità come diritto universale

Sul piano sanitario, la proposta di rottura è l’inserimento della tutela della fertilità nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Questo permetterebbe di garantire check-up gratuiti per identificare precocemente patologie come l’endometriosi o il varicocele, che rappresenta la causa principale di un’infertilità maschile troppo spesso ignorata. Il Manifesto solleva con forza il tema della fertilità maschile, evidenziando come la qualità del liquido seminale sia più che dimezzata negli ultimi decenni a causa di stress e inquinamento, rendendo necessario un cambiamento culturale che smetta di considerare la riproduzione come una questione esclusivamente femminile.

Una misura di “buonsenso” indicata per contrastare la precarietà economica e la “tirannia dell’orologio biologico” è l’accesso al social freezing. La crioconservazione dei gameti non deve essere un lusso o una scelta dettata solo da ragioni mediche, ma uno strumento di libertà che consenta alle coppie di proteggere il proprio potenziale riproduttivo in attesa di condizioni di vita più stabili. Tutto questo deve essere sostenuto da un piano nazionale per la ricerca che trasformi la medicina della riproduzione in un’eccellenza nazionale, capace di competere a livello internazionale.

Diritti e inclusione: superare l’infertilità sociale

Il Manifesto affronta con coraggio l’evoluzione normativa, definendo anacronistica la Legge 40 del 2004 che limita la Procreazione medicalmente assistita (Pma) alle sole coppie eterosessuali coniugate o conviventi. La sfida è il superamento della cosiddetta “infertilità sociale”: perciò il Manifesto chiede di garantire a donne single e coppie lesbiche l’accesso alla Pma come risposta concreta ai cambiamenti delle strutture familiari. Tale apertura eliminerebbe l’attuale “turismo procreativo”, una forma di discriminazione basata sul reddito che permette solo a chi ha mezzi economici di cercare soluzioni all’estero.

In questo perimetro di diritti rientra anche la genitorialità delle persone con disabilità, un tema spesso rimosso che sconta pregiudizi culturali e barriere architettoniche nei centri di cura. Garantire l’accessibilità universale e il supporto pedagogico a queste famiglie è un dovere civile sancito dalle convenzioni internazionali, affinché la disabilità non sia mai più un ostacolo al desiderio di formare una famiglia.

Lavoro, Fisco e Casa: le fondamenta materiali

Perché un progetto di vita possa fiorire, servono basi economiche e organizzative radicalmente diverse. Il Manifesto invoca il superamento del gender gap occupazionale, ricordando che in Italia solo il 55% delle donne lavora, un dato che deprime la crescita e alimenta la denatalità. La soluzione risiede in una reale condivisione dei carichi di cura: il congedo di paternità deve diventare paritario, obbligatorio e pienamente retribuito, seguendo i modelli di successo nordici. Solo se anche i padri si assentano per accudire i figli, la maternità cesserà di essere un fattore di svantaggio competitivo nel mercato del lavoro.

Sul fronte fiscale, la proposta centrale è il quoziente familiare sul modello francese, che riduce la tassazione all’aumentare dei figli a carico. A questo si aggiunge la necessità di trasformare l’Assegno Unico in un pilastro strutturale e di introdurre detrazioni totali per le spese legate alla salute riproduttiva e all’infanzia. Non si tratta di bonus una tantum, ma di un patto fiscale che riconosca ogni euro speso per un figlio come un investimento sul capitale umano del Paese.

Infine, la questione abitativa è indicata come il primo mattone della famiglia: senza fondi di garanzia pubblici per i mutui “under 35” e una seria politica di housing sociale, i giovani continueranno a restare nella casa dei genitori, rimandando sine die la propria autonomia.

Governance e Ambiente: la visione verso il 2030

La fertilità non è solo una questione clinica, ma anche ecologica. L’esposizione a interferenti endocrini presenti in plastiche e pesticidi sta compromettendo la salute riproduttiva degli italiani, rendendo urgenti bonifiche ambientali e regolamentazioni più severe. Per attuare questa strategia integrale, l’Aife propone l’adozione di una Legge Quadro sulla Fertilità e la Natalità e l’istituzione di un Osservatorio permanente che monitori i progressi attraverso un nuovo Indice di Benessere Demografico.

Il 2030 non è solo una scadenza, ma un “orizzonte di senso” per verificare se l’Italia sarà stata capace di ricostruire il patto generazionale tra giovani e anziani, ridistribuendo opportunità e risorse. La promessa finale del Manifesto è che nessun aspirante genitore debba più sentirsi solo o costretto a scegliere tra vita e lavoro: l’obiettivo è consegnare alle prossime generazioni un Paese più giovane, più giusto e, finalmente, più fiducioso nel domani. Perché, come recita appunto il documento, il tempo delle discussioni è finito: l’azione è adesso.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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