Aveva solo dieci anni quando la sua vita è stata messa davanti a un bivio. Gli hanno diagnosticato una grave forma di anemia che richiedeva un trapianto di midollo e cure così aggressive da cancellare ogni sua possibilità di avere figli in futuro. Eppure, in un piccolo contenitore immerso nel gelo di un laboratorio di Bruxelles, un frammento del suo corpo è rimasto “in attesa” per sedici anni. Oggi, quel bambino è diventato un uomo e la scienza è riuscita a fare l’impossibile: risvegliare la sua fertilità grazie a quel pezzetto di tessuto salvato nel 2008.
Questa straordinaria vicenda clinica, pubblicata dal team della Vrije Universiteit Brussell, segna un punto di svolta mondiale nella medicina della riproduzione. Per la prima volta, è stato dimostrato che il tessuto testicolare prelevato prima della pubertà può essere conservato per decenni, trapiantato nuovamente e tornare a produrre spermatozoi maturi.
La conservazione: una capsula del tempo biologica
Tutto inizia nel 2008, quando al bambino viene diagnosticata l’anemia falciforme. Prima di sottoporlo a una chemioterapia gonadotossica a base di busulfano e ciclofosfamide, farmaci salvavita ma devastanti per la produzione di sperma, i medici decidono di asportare un testicolo. Poiché a dieci anni non si producono ancora spermatozoi, l’unica speranza era conservare le cellule staminali spermatogoniali, i “semi” immaturi della fertilità.
Il tessuto è stato diviso in 11 piccoli frammenti e congelato utilizzando un protocollo specifico: una miscela di dimetilsolfossido, saccarosio e albumina. Il saccarosio, in particolare, si è rivelato fondamentale per proteggere le membrane cellulari dai cristalli di ghiaccio durante i 16 anni di conservazione a temperature bassissime.
L’intervento: trapianto e neo-angiogenesi
Nel 2022, l’uomo, ormai adulto e affetto da azoospermia (totale assenza di spermatozoi nel liquido seminale), ha chiesto di tentare l’autotrapianto. L’operazione è stata condotta con estrema precisione microsurgica: gli 11 frammenti scongelati sono stati inseriti in otto siti diversi.
- Siti intra-testicolari: quattro frammenti inseriti nel testicolo rimanente.
- Siti sottocutanei: quattro frammenti posizionati sotto la pelle dello scroto.
Per fissare i tessuti sono stati usati due tipi di filo: il Prolene (sintetico) e la Seta. La scelta della seta non è stata casuale: essendo una proteina naturale, induce una leggera infiammazione che stimola la neo-angiogenesi, ovvero la creazione di nuovi vasi sanguigni necessari per “nutrire” i frammenti trapiantati e permetterne lo sviluppo.
Il risveglio e la produzione di sperma
Dopo un anno di “incubazione” naturale nel corpo dell’uomo, i frammenti sono stati rimossi per l’analisi. I risultati hanno mostrato una maturazione cellulare quasi perfetta:
- Cellule di Sertoli: le “cellule balia” che sostengono gli spermatozoi sono maturate correttamente, come indicato dalla presenza del recettore degli androgeni.
- Cellule di Leydig: le cellule responsabili della produzione di testosterone hanno mostrato segni di attività steroidogenica, il processo tramite il quale l’organismo produce ormoni steroidei, come cortisolo, aldosterone, testosterone ed estrogeni, partendo dal colesterolo.
- Spermatogenesi completa: mentre i frammenti sotto la pelle sono diventati fibrosi e sterili, quelli inseriti nel testicolo hanno mostrato una produzione attiva.
Il successo definitivo è arrivato in laboratorio: attraverso una digestione enzimatica (un processo che scioglie delicatamente le membrane del tessuto), i ricercatori sono riusciti a isolare uno spermatozoo maturo. Le analisi hanno confermato la presenza di spermatidi e cellule in fase di meiosi, provando che il “motore” della fertilità si era effettivamente riacceso.
Una porta aperta per il futuro
Perché l’uomo non poteva concepire naturalmente? Il motivo è tecnico: i frammenti trapiantati non erano collegati ai dotti che portano lo sperma all’esterno, quindi gli spermatozoi restavano “intrappolati” all’interno degli innesti. Tuttavia, la loro presenza apre la strada alla fecondazione assistita.
Questo studio non è solo un successo per un singolo paziente, ma una prova di concetto per gli oltre 3.000 ragazzi che, tra il 2002 e il 2022, hanno congelato il proprio tessuto testicolare in tutto il mondo. Lo studio è riportato come un preprint, il che significa che, al momento della pubblicazione dell’articolo di Nature (luglio 2026), la ricerca non ha ancora completato l’intero processo di revisione paritaria. È considerato un caso clinico pionieristico e di fondamentale importanza dalla comunità scientifica internazionale perché ha dimostrato che lo sperma e il tessuto testicolare possono viaggiare nel tempo per quasi vent’anni, pronti a trasformare un bambino sopravvissuto a una malattia in un futuro papà, ma serviranno accertamenti e conferme maggiori per poter diventare una prassi comune.
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