Madri fuori dal lavoro e giovani precari: come funzionano i nuovi bonus assunzioni

Due incentivi, due platee diverse e un obiettivo comune: rendere meno costosa per le imprese l’assunzione di donne con carichi familiari e la trasformazione dei contratti a termine dei giovani.

Con due provvedimenti l’Inps ha completato le istruzioni operative per altrettanti esoneri contributivi. Il primo riguarda i datori di lavoro privati che assumono madri di almeno tre figli minorenni, rimaste prive di un impiego regolarmente retribuito per almeno sei mesi. Il secondo sostiene le imprese che, tra agosto e dicembre 2026, trasformano a tempo indeterminato determinati rapporti a termine di lavoratori che non hanno ancora compiuto 35 anni.

Non si tratta di somme versate direttamente alle lavoratrici o ai giovani. Il beneficio consiste nella riduzione, fino all’azzeramento entro i limiti previsti, dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro. L’obiettivo è incidere sulla convenienza dell’assunzione o della stabilizzazione, diminuendone il costo per l’impresa.

La distinzione è importante soprattutto per il cosiddetto bonus mamme. La nuova agevolazione non coincide con gli interventi che aumentano il netto in busta paga o riconoscono un contributo alla lavoratrice: è un incentivo destinato all’azienda che decide di assumerla.

Le due misure arrivano in un mercato del lavoro che continua a mostrare forti differenze per genere ed età. Nel 2025 il tasso di occupazione italiano tra i 20 e i 64 anni si è fermato al 67,6%, il più basso dell’Unione europea. Tra le donne è stato del 58%, contro una media europea del 71,3%; il divario occupazionale tra uomini e donne, pari a 19,1 punti percentuali, è risultato il più ampio tra i Paesi dell’Ue.

Anche per i giovani il problema non riguarda soltanto l’ingresso nel mercato, ma la possibilità di consolidare la propria posizione. Il Rapporto annuale 2026 dell’Istat segnala che, nonostante la crescita delle forme di lavoro considerate standard, le nuove generazioni continuano a incontrare difficoltà nell’accesso e nella stabilizzazione dell’occupazione.

Il bonus per assumere madri con almeno tre figli

La prima misura è prevista dalla legge di Bilancio 2026 e riguarda le assunzioni effettuate dai datori di lavoro privati a partire dal 1° gennaio.

Per ottenere l’agevolazione, la donna deve essere madre di almeno tre figli di età inferiore a 18 anni e non deve avere avuto un impiego regolarmente retribuito nei sei mesi precedenti. L’incentivo è pari al 100% dei contributi previdenziali a carico dell’azienda, entro un massimo di 8mila euro l’anno per lavoratrice, riparametrato su base mensile. Restano esclusi i premi e i contributi assicurativi dovuti all’Inail.

Perché il mondo del lavoro è ancora “contro” le madri?

La durata cambia secondo il contratto scelto. In caso di assunzione a tempo determinato, anche attraverso un’agenzia di somministrazione, l’esonero può essere utilizzato per dodici mesi. Se il rapporto viene successivamente trasformato a tempo indeterminato, il beneficio può proseguire fino a un massimo complessivo di diciotto mesi dalla data dell’assunzione originaria. Per chi viene assunto direttamente a tempo indeterminato, la durata arriva a ventiquattro mesi.

Sono esclusi i rapporti di lavoro domestico e i contratti di apprendistato, per i quali la normativa prevede già aliquote contributive ridotte. L’agevolazione tutela, comunque, la posizione pensionistica della lavoratrice: l’esonero riguarda ciò che deve versare l’azienda e non riduce l’aliquota utilizzata per calcolare la futura pensione.

La richiesta deve essere presentata dal datore di lavoro attraverso il modulo online “ELM3”, disponibile nel Portale delle Agevolazioni dell’Inps, precedentemente denominato DiResCo. L’Istituto verifica i requisiti e la disponibilità delle risorse prima di autorizzare il beneficio. Dopo il via libera, l’azienda può utilizzare l’esonero nelle denunce contributive e recuperare anche le quote spettanti per le mensilità trascorse, quando l’assunzione sia già avvenuta.

Il meccanismo cerca di intervenire su una delle categorie nelle quali la distanza occupazionale tra uomini e donne tende ad allargarsi maggiormente. I dati europei mostrano che il numero dei figli ha un impatto molto diverso sulla partecipazione al lavoro dei due genitori. Nel 2024, tra le persone tra 25 e 49 anni con un livello medio di istruzione e almeno tre figli, il tasso di occupazione era del 58,9% per le donne e del 91,9% per gli uomini. Anche tra i laureati restava un divario di 13,6 punti.

L’incentivo si rivolge però a una platea delimitata. Non basta essere madre di tre figli: questi devono essere minorenni e la donna deve rispettare il requisito relativo all’assenza di un impiego regolarmente retribuito. La misura non interviene quindi, almeno direttamente, sulla continuità lavorativa delle madri già occupate, ma prova a favorire il rientro di chi è rimasta ai margini del mercato per almeno sei mesi.

La stabilizzazione degli under 35: chi può ottenere l’esonero

Il secondo incentivo non finanzia nuove assunzioni, ma la trasformazione di rapporti già esistenti. È rivolto ai datori di lavoro privati che rendono a tempo indeterminato il contratto a termine di un lavoratore under 35.

L’esonero copre il 100% dei contributi previdenziali dovuti dall’impresa, con esclusione dei premi e dei contributi Inail, entro il limite di 500 euro al mese per ogni lavoratore. La durata massima è di ventiquattro mesi.

La finestra è molto stretta: la trasformazione deve avvenire tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026. Il contratto a termine di partenza deve essere stato avviato entro il 30 aprile 2026, non deve avere avuto una durata effettiva superiore a dodici mesi e deve diventare stabile senza interruzioni tra il vecchio e il nuovo rapporto.

Alla data della trasformazione, il lavoratore non deve avere ancora compiuto 35 anni e non deve essere mai stato occupato a tempo indeterminato durante la propria vita lavorativa. L’incentivo riguarda operai, impiegati e quadri; sono esclusi dirigenti, lavoratori domestici e apprendisti.

Quest’ultimo requisito restringe in modo significativo la platea. Un giovane che abbia avuto in passato anche un precedente rapporto a tempo indeterminato non può essere stabilizzato attraverso questa misura, neppure se al momento lavora con un contratto a termine. Allo stesso modo, non sono agevolate né una nuova assunzione a tempo indeterminato né l’attivazione di un nuovo contratto temporaneo.

L’impresa deve inoltre rispettare gli obblighi contributivi, la normativa sul lavoro e i trattamenti economici previsti dai contratti collettivi. La trasformazione deve produrre un incremento occupazionale netto rispetto alla media dei dipendenti presenti nei dodici mesi precedenti: l’incentivo non dovrebbe quindi essere utilizzato per sostituire un lavoratore con un altro mantenendo invariata o riducendo l’occupazione complessiva.

Dal 1° agosto i datori di lavoro possono presentare la richiesta attraverso il modulo “Esta”, disponibile nel Portale delle Agevolazioni Inps. Il fatto che la procedura sia stata aperta prima dell’inizio della finestra consente alle aziende di programmare le trasformazioni e di conoscere in anticipo la possibilità di accedere all’esonero.

Anche in questo caso, però, lo sgravio non determina automaticamente la stabilizzazione. La decisione resta dell’impresa, che deve valutare la necessità di mantenere il lavoratore, la sostenibilità del rapporto dopo la fine dell’incentivo e la possibilità di rispettare tutte le condizioni previste.

Calderone: “Più lavoro stabile, più inclusione”

La ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, ha presentato l’attivazione dei due incentivi come un nuovo passaggio della strategia del governo per aumentare la partecipazione femminile e migliorare la qualità dell’occupazione giovanile.

“Il governo continua a investire in modo concreto sull’occupazione femminile e giovanile. Non con slogan, ma con misure che incidono direttamente sulle scelte delle imprese e sulle opportunità”, ha dichiarato. Secondo Calderone, l’esonero per l’assunzione delle madri con almeno tre figli e quello destinato alla stabilizzazione degli under 35 seguono la stessa direzione: “più lavoro stabile, più inclusione, più opportunità“.

La ministra ha sottolineato anche la rapidità con cui sono state predisposte le procedure, considerate un elemento essenziale per evitare che gli incentivi restino inutilizzati o arrivino quando le decisioni delle aziende sono già state prese. Nel caso delle stabilizzazioni, le istruzioni sono state pubblicate prima dell’apertura della finestra prevista dalla norma, consentendo ai datori di lavoro di programmare le trasformazioni a partire dal 1° agosto.

“Continueremo in questa direzione: misure mirate, semplici e tempestive nell’attuazione per sostenere la qualità del lavoro e la competitività del Paese”, ha aggiunto Calderone.

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