Perché investire sui ventenni triplica il benessere di tutti

Immaginate che lo Stato abbia un euro in tasca e debba decidere a chi darlo per fare il bene della collettività. Se lo dà a un adulto di 50 anni, quell’euro produce un certo beneficio. Se lo dà a un ragazzo di 20 anni, quel beneficio non raddoppia: triplica. È questa la conclusione scientifica a cui è arrivata una ricerca condotta da EconPol Europe e dall’Istituto ifo, guidata dalla ricercatrice Marion Brouard. Lo studio ha analizzato migliaia di dati reali per capire perché il nostro sistema di welfare (l’assistenza sociale), nato nel secolo scorso, oggi sia diventato “miope”.

Il paradosso del welfare “vecchio”

Mentre il mondo cambiava, i nostri sistemi di assistenza sono rimasti immobili. In Europa, il rischio povertà oggi colpisce il 24% dei giovani adulti, superando di gran lunga il 19% degli adulti più maturi. In Paesi come la Francia, l’Eurostat stima che i ragazzi tra i 18 e i 24 anni abbiano il tenore di vita più basso di tutta la popolazione adulta. Eppure, paradossalmente, proprio a loro sono preclusi i principali aiuti sociali, come il reddito minimo francese (Rsa), che è vietato a chi ha meno di 25 anni.

Ma perché aiutare un giovane “rende” così tanto alla società? La ricerca ha incrociato i dati di 550.000 conti correnti per trovare la risposta in quattro pilastri fondamentali.

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Quattro motivi per cui un euro in mano a un giovane “pesa” di più

1. Il valore di un euro (per chi non ha riserve)

La prima scoperta è legata alla necessità pura. Un giovane che vive da solo consuma mediamente un terzo in meno rispetto a un adulto tra i 45 e i 55 anni. Quando il budget è così ridotto, ogni singolo euro in più ha un impatto vitale. I dati bancari parlano chiaro: i giovani spendono immediatamente 45 centesimi di ogni euro extra ricevuto (per le spese quotidiane e le emergenze), mentre gli adulti ne spendono solo 24. Questo divario dimostra che i giovani posseggono riserve finanziarie molto limitate e spesso non hanno risparmi a cui attingere in caso di necessità. Di conseguenza, quando ricevono del denaro extra, questo fluisce quasi immediatamente verso i consumi perché serve a coprire bisogni urgenti.

2. L’effetto “solidarietà familiare”

Spesso i governi esitano ad aiutare i giovani pensando: “Tanto ci pensano i genitori”. Lo studio ha però dimostrato che questa paura è infondata. Analizzando i flussi di denaro tra famiglie, è emerso che i genitori non smettono di aiutare i figli se lo Stato interviene: ben l’88% del sussidio pubblico rimane nelle tasche dei ragazzi, aggiungendosi alle risorse familiari invece di sostituirle.

3. Cosa pensa davvero la gente

Non è solo una questione di numeri, ma di giustizia percepita. Un sondaggio su oltre 1.300 cittadini ha rivelato che la società valuta un euro dato a un giovane il 25% in più rispetto a quello dato a un adulto. Questa non è una preferenza “simpatica” verso i giovani, ma il desiderio dei cittadini di colmare un divario economico generazionale che è diventato troppo profondo e ingiusto.

4. L’aiuto che si autofinanzia

Questo è il punto che dovrebbe convincere ogni ministro dell’Economia. Un euro dato a un cinquantenne costa allo Stato circa 1,04 euro (perché riduce leggermente l’incentivo a lavorare). Lo stesso euro dato a un ragazzo, invece, costa solo 0,865 euro.

Com’è possibile? Grazie al “canale dell’istruzione”. Il sostegno economico permette ai giovani di rimanere più a lungo nel sistema formativo senza dover accettare lavori precari per sopravvivere. Un giovane più istruito oggi sarà un lavoratore più qualificato domani, che guadagnerà di più e pagherà più tasse, restituendo con gli interessi l’investimento fatto dallo Stato.

Una bussola per il futuro

“Oggi i giovani adulti sono la fascia d’età che ha maggiormente bisogno di assistenza, ma la politica non ne tiene ancora conto”, avverte Marion Brouard, ricercatrice senior dello studio. La ricerca non suggerisce di togliere risorse a chi è già protetto, ma di capire che la “mappa del bisogno” è cambiata. Ribilanciare il welfare, spiegano i ricercatori, non è solo un atto di gentilezza verso le nuove generazioni, ma la strategia più intelligente per costruire una società più ricca, più equa e, soprattutto, capace di guardare lontano.

Immagine di copertina: Canva

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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