Mercati, Cesarano(Sella Sgr): “A Ferragosto meglio non rilassarsi troppo, i fronti aperti sono ancora molti”

(Adnkronos) – Milano, 14 ago. (Adnkronos) 

“Con le Borse ancora sui massimi e gli scambi ridotti di queste giornate, basta una sorpresa per far aumentare rapidamente la volatilità”. A fare il punto con Adnkronos è Antonio Cesarano, chief investment advisor di Sella Sgr. Dallo Stretto di Hormuz al Mar Rosso, dal petrolio alle prossime mosse della Fed, fino al debito Usa e alle tensioni sullo yen: sono soltanto alcuni dei fronti ancora aperti a cui prestare attenzione. 

Siamo alla vigilia di Ferragosto: i mercati possono davvero andare in vacanza o visto lo scenario geopolitico, meglio non rilassarsi troppo?
 

Ci sono diversi fattori che richiedono ancora un po’ di attenzione, visto che agosto è tipicamente un mese caratterizzato da una liquidità più bassa e, come tale, più vulnerabile a eventuali sorprese. Il primo fattore è la geopolitica, a cominciare dallo Stretto di Hormuz. Trump in alcuni momenti sembra avvicinarsi a un accordo, in altri meno, ma siamo ancora in attesa di capire quando e come Hormuz tornerà alla normalità. Poi ci sono le prospettive degli utili delle aziende statunitensi: nella seconda parte di agosto ci sarà la trimestrale di Nvidia. I dati macro in arrivo che potrebbero impattare sulla scelta della Fed e infine, il Giappone, che in questo momento rappresenta un fattore determinante sul valutario e non solo. 

Nonostante i volumi ridotti, i mercati continuano a muoversi sui massimi. Quanto può durare?
 

Probabilmente c’è ancora molta aspettativa per un incremento degli utili. Le rotazioni settoriali sono piuttosto forti, soprattutto sui temi legati all’intelligenza artificiale, ai chip e alle memorie. I risultati di luglio hanno mostrato un incremento significativo e le prospettive sembrano essere ancora favorevoli. Il tutto in un contesto nel quale anche le spinte inflattive sembrano meno temibili, alla luce dell’ultimo dato sull’inflazione statunitense di luglio. 

Uno dei termometri dell’incertezza è l’oro, tornato sui massimi degli ultimi due mesi. È una spia importante?
 

L’oro continua a evidenziare gli effetti dello scenario geopolitico. Dopo il forte calo registrato rispetto ai massimi, un fattore importante è stata la decisione della Cina di ridurre drasticamente la componente speculativa. Successivamente il prezzo ha ricominciato a risalire, mentre il trend degli acquisti delle banche centrali non si è arrestato. Quella cinese, ad esempio, a luglio ha acquistato il quantitativo massimo dal 2023. Siamo tornati verso il trend iniziato dopo la guerra del 2022. Credo che tutto questo proseguirà e potrà anche amplificarsi tra la fine dell’anno e l’ inizio del 2027. 

Il petrolio è in rialzo ma resta intorno ai 90 dollari, frenato anche dalle scorte. C’è il rischio di una nuova fiammata dei prezzi nelle prossime settimane?
 

È un rischio importante da monitorare, sia perché Hormuz e in parte anche il Mar Rosso restano condizionati sul fronte della libertà di navigazione, sia perché i fattori che hanno contenuto il rialzo del petrolio potrebbero in parte venir meno. Da un lato c’è stato il rilascio di un grande quantitativo di scorte con il contributo anche degli Stati Uniti. Dall’altro, a contenere il rialzo del prezzo del petrolio è stato il fatto che la Cina ha limitato le importazioni. Gli ultimi dati, però, segnalano che Pechino ha ricominciato leggermente ad aumentarle. Il sostegno delle scorte prima o poi potrebbe esaurirsi e la Cina potrebbe tornare a importare di più. Se il tema Hormuz non troverà una soluzione, nelle prossime settimane, il rischio sarà che i fattori che finora hanno tenuto sotto controllo il petrolio non riescano più a frenarlo, a meno di un drastico calo della domanda. 

Si aspetta qualche sorpresa dalle banche centrali. Dopo i dati sull’inflazione e sul lavoro non ci sarà più il rialzo dei tassi di settembre della Fed?
 

Sul mercato del lavoro Usa cominciamo a vedere alcuni aspetti da collegarsi all’impatto dell’intelligenza artificiale. Dall’altra parte, la componente energetica dell’inflazione anche a luglio non ha rialzato la testa e questa è stata una buona notizia. Sono tutti fattori importanti. La Fed potrebbe, inoltre, modificare alcuni dei parametri con cui monitora la dinamica dei prezzi. 

Il debito Usa potrebbe essere il vero “cigno nero” dell’autunno, persino più della geopolitica?
 

È un tema molto importante. Con il tasso del decennale nell’area del 4,70% sta aumentando moltissimo la spesa annuale per interessi, che ha superato i 1.300 miliardi di dollari. Siamo quasi al doppio di quanto gli Stati Uniti spendono per la difesa, circa 850 miliardi. Anche per un’economia come quella americana si tratta di un costo molto elevato. È quindi fondamentale seguire il tasso del decennale ed evitare che superi il 4,70% o, peggio ancora, arrivi verso il 5%. In quel caso le finanze statunitensi entrerebbero ulteriormente sotto pressione e potrebbero esserci ripercussioni anche sull’azionario. 

Il mercato valutario potrebbe diventare un fattore di instabilità?
 

Indubbiamente. Lo yen è arrivato su livelli che non si vedevano da diversi decenni e questo ha provocato interventi per sostenerlo. Il Giappone è inoltre il primo detentore estero al mondo di Treasury, con circa 1.100 miliardi di dollari. Se fosse costretto a vendere titoli americani per finanziare gli interventi sul cambio, potrebbe contribuire a far salire ulteriormente i tassi usa. Non a caso recentemente si è assistito al primo intervento congiunto Usa/Giappone sullo yen dal 1998. È un elemento che lega molto il mercato valutario a quello obbligazionario e, di conseguenza, anche all’azionario. 

Buon Ferragosto o attenzione al rientro?
 

Meglio essere molto attenti, visti i livelli raggiunti dai mercati e considerando che ci attendono diversi appuntamenti importanti nella seconda parte di agosto. Oltre alla trimestrale di Nvidia bisogna non perdere l’appuntamento a Jackson Hole con i banchieri centrali dal 27 al 29 agosto. Per preparci meglio a settembre. Il mese dei banchieri centrali 

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