Binetti: “Tre paure da affrontare nel cancro alla prostata, ma il paziente non è la sua malattia”

(Adnkronos) – “Il tumore della prostata porta con sé tre paure che sono particolarmente importanti nella vita di un uomo. La prima è la paura della malattia e della morte. La scienza ha fatto progressi incredibili e oggi possiamo dire che, in molti casi, il cancro è diventato una malattia cronica più che acuta, con la quale è possibile imparare a convivere. Questo significa affrontare non solo la malattia, ma anche le terapie che la accompagnano: dalla chirurgia alla chemioterapia, fino alla radioterapia, con tutte le possibilità che la scienza e la tecnologia mettono oggi a disposizione”. Lo ha detto Paola Binetti, professore emerito di Storia della Medicina e Scienze umane presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, intervenendo oggi al ministero della Salute alla presentazione della ‘Carta delle Domande’, il documento promosso dalla Società italiana di Uro-oncologia (Siuro) e dall’associazione di pazienti Europa Uomo Italia, che raccoglie 30 quesiti sui diversi momenti del percorso di cura. Il paziente può consultarlo prima della visita, per arrivare al confronto con il medico con dubbi e domande già individuati. 

“Poi c’è una seconda paura, legata al fatto che il tumore della prostata può incidere sulla vita sessuale e, di conseguenza, sulla dimensione affettiva e sulla relazione di coppia. Non riguarda soltanto la sessualità, ma anche il modo in cui una persona percepisce se stessa all’interno della relazione”, aggiunge Binetti. La terza paura “a mio avviso – sottolinea – è quella di trovarsi davanti a una sorta di linea di confine. Al di là di quella linea, l’uomo può percepire una perdita di forza, il segno dell’invecchiamento. Anche quando tutto va bene, sai di avere attraversato una frontiera”. Per Binetti, proprio su queste paure “deve intervenire anche il medico, attraverso un diverso modo di intendere la professione”. “Su queste tre paure deve intervenire proprio l’urologo, attraverso un diverso modo di intendere la professione. Il professor D’Angelillo, che ha organizzato questa iniziativa, è un radioterapista e rappresenta quindi una delle competenze coinvolte nel percorso terapeutico. Ma tutti i professionisti, dal chirurgo all’urologo, dal radioterapista all’oncologo, devono riuscire a costruire con il paziente una relazione diversa, capace di trasmettere fiducia e sicurezza”, osserva. 

È anche in questo contesto che, secondo Binetti, assume importanza la ‘Carta delle Domande’. “Perché c’è bisogno di questa Carta? Perché dietro ognuna di queste paure c’è un’infinità di fake news e di false convinzioni. Ci sono le mezze informazioni che circolano tra amici, colleghi e familiari. È un rumore di fondo che mette sistematicamente a disagio la persona e che noi dobbiamo contribuire a eliminare. Iniziative di questo tipo servono proprio a fare chiarezza e a ridurre questo rumore. Tu hai o hai avuto un tumore, ma non sei il tuo tumore: sei molto di più”, conclude. 

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