L’85% dei giovani vede il possesso normalizzato sui social: il 35% lo scambia per amore

Un feed di TikTok che scorre tra meme irriverenti, trend virali e battute condivise in chat. È in questo flusso digitale continuo che si consuma la quotidianità affettiva di un’intera generazione: se l’85% degli adolescenti italiani si imbatte quotidianamente sui social in contenuti che presentano gelosia e possesso come comportamenti normali, oltre un ragazzo su tre (il 35%) finisce per assimilare quel modello, considerando la gelosia una vera dimostrazione d’amore.

Non solo: il 92% ha incrociato contenuti che ridicolizzano le ragazze, mentre due ragazzi su cinque si sono ritrovati in gruppi in cui circolavano foto intime non autorizzate. A rilevarlo è una ricerca condotta da Ipsos Doxa per Fondazione Libellula, con la supervisione scientifica di Manolo Farci, professore di Studi culturali e di genere presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Secondo quanto emerso dal sondaggio annuale, presentato alla Camera dei deputati il 7 ottobre e intitolato “È solo un meme?!”, i giovanissimi sanno riconoscere le dinamiche tossiche sullo schermo, ma faticano a sottrarsene nella vita reale per timore dell’esclusione sociale. L’indagine è stata condotta attraverso un sondaggio e interviste online su un campione nazionale rappresentativo di oltre 1.300 giovani di età compresa tra i 14 e i 19 anni, affiancando alla rilevazione principale i dati dell’Osservatorio Libellula per restituire uno spaccato autentico delle loro esperienze.

I dati della ricerca: le relazioni, il sessismo e il peso della rete

L’85% degli adolescenti ha visto sui social video o post in cui gelosia e controllo nella coppia vengono presentati come comportamenti normali, e il 35% associa direttamente la gelosia a una prova d’amore. Il 36% del campione (che sale al 41% tra i 18 e i 19 anni) ritiene naturale imporre regole e confini alla persona amata, mentre il 26% ammette che fisserebbe divieti al partner in prima persona. Questa ansia di possesso si riflette nella comunicazione digitale: il 49% dei giovani (con un picco del 64% tra i maggiorenni) dichiara di inviare messaggi massivi e pressanti dopo aver notato la doppia spunta blu di visualizzazione senza risposta.

Meme, battute sessiste e il “masculine status”

Nel flusso quotidiano delle piattaforme, l’ironia agisce come un anestetico morale. Il 92% dei ragazzi ha incrociato contenuti che ridicolizzano o svalutano le ragazze, e l’89% vede costantemente post legati al masculine status (“maschio alfa”, “sigma”, “body count”) che misurano il valore maschile attraverso dominanza e invulnerabilità. Il 75% degli adolescenti riferisce che battute sessiste sono frequenti tra coetanei. Davanti a meme misogini, il 37% dei ragazzi dichiara di trovarli divertenti (contro il 14% delle ragazze) e il 48% considera irrilevante la carica sessista se il contenuto fa ridere. Per il 33%, infine, la provocazione online è solo un trucco per scalare gli algoritmi e collezionare visualizzazioni.

La musica trap e il “cuore freddo”

L’88% degli adolescenti ascolta quotidianamente brani musicali con messaggi sessisti o svalutanti. Di fronte a testi espliciti come quelli della trap, il 38% del campione esprime rabbia o disagio (quota che sale al 49% tra i 14-15enni), ma il 33% ammette di apprezzare o normalizzare quelle narrazioni. Per il 58% degli intervistati si tratta solo di una moda artistica e per il 53% di canzoni da non prendere sul serio; tuttavia, il 36% ammette che mantenere il “cuore freddo” possa rappresentare un reale vantaggio nelle relazioni di tutti i giorni. L’80% delle ragazze riconosce comunque che tali contenuti influenzano negativamente la percezione sociale delle donne.

Corpi sotto esame, filtri e “pretty privilege”

Le aspettative estetiche condizionano pesantemente la vita online. Il 50% dei ragazzi considera normale che una ragazza si faccia bella per evitare che il fidanzato guardi le altre, e il 27% dei maschi non vede problemi nel commentare il corpo di una coetanea sul web. Per rispondere agli standard delle piattaforme, il 48% dei giovani (e il 54% delle ragazze) ritocca abitualmente le proprie foto prima di pubblicarle, mentre il 34% posta immagini provocanti per raccogliere “mi piace”. Il 32% degli adolescenti riconosce apertamente l’esistenza del pretty privilege, ovvero il vantaggio sociale riservato a chi corrisponde ai canoni estetici dominanti.

Sexting, violenza digitale e mancanza di consenso

Sul fronte della riservatezza, il 33% dei giovani ha sperimentato il sexting inviando immagini intime a persone di fiducia (46% tra i maggiorenni). Tuttavia, ben il 37% del campione ha visto circolare foto o video privati senza aver fornito il consenso. Inoltre, il 41% dei ragazzi conferma di essersi ritrovato in chat o gruppi di messaggistica in cui venivano condivisi contenuti intimi di terze persone senza autorizzazione, un fenomeno in cui il silenzio dei presenti rischia di normalizzare vera e propria violenza digitale.

Solitudine, disagio a scuola e il rifugio nell’Intelligenza artificiale

A fare da sfondo a questo scenario vi è una marcata fragilità emotiva: il 38% degli adolescenti si sente solo (42% tra le ragazze e 32% tra i ragazzi) e il 44% sostiene di non sentirsi compreso dal mondo degli adulti. Se la famiglia resta il primo punto di riferimento per il 56% dei ragazzi in caso di difficoltà, la scuola evidenzia forti crepe: il 33% individua nei compagni di classe la causa principale del proprio malessere e il 29% attribuisce il disagio al personale docente, con appena l’8% disposto a chiedere aiuto agli insegnanti. In questo vuoto di ascolto, circa un adolescente su otto (12,5%) ammette che, di fronte a un problema emotivo, preferirebbe confidarsi con una chat di Intelligenza Artificiale anziché con un essere umano.

Il parere degli esperti

Analizzando i risultati della ricerca, i relatori hanno fornito chiavi di lettura complementari che integrano dati tecnici e riflessioni culturali. “I dati della ricerca – ha spiegato Eva Sacchi, research director di Ipsos Doxa – svelano l’importanza dello sviluppo di un percorso di confronto diverso tra ragazzi e ragazze”. Sacchi ha poi evidenziato che, di fronte alla sessualizzazione esplicita, le reazioni di fastidio e criticità coinvolgono il 77% delle ragazze rispetto ad appena il 47% dei ragazzi, rendendo indispensabili interventi educativi capaci di sviluppare l’empatia con i maschi e rafforzare la capacità di sottrarsi alla pressione estetica tra le femmine.

Anche Mara Ghidorzi, referente della Direzione Scientifica di Fondazione Libellula, ha sottolineato l’impatto degli ambienti virtuali sulle relazioni di coppia: “Come tutti gli spazi sociali, anche il mondo digitale non è neutro. I social media rappresentano una delle principali fonti da cui le e gli adolescenti traggono immagini, linguaggi e modelli di comportamento”. Ghidorzi ha chiarito che nelle interazioni giovanili le logiche di controllo si insinuano nelle narrazioni della violenza digitale e che il meccanismo del male gaze viene amplificato dagli algoritmi, spingendo molte ragazze a utilizzare la cura dell’immagine come una forma ambivalente di empowerment estetico per ottenere visibilità sociale.

Infine, Manolo Farci, professore di Studi culturali e di genere presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, ha messo in luce la frattura tra comprensione e azione: “Sapere che qualcosa è sbagliato e riuscire davvero a prenderne le distanze sono due cose diverse, e per molti e molte adolescenti la seconda è molto più difficile della prima”. Commentando il fenomeno, il docente ha spiegato che i giovanissimi possiedono spiccate competenze nel decodificare le logiche delle piattaforme, ma che la consapevolezza teorica rischia di trasformarsi in un alibi o di venire accantonata quando entra in gioco la paura di compromettere l’intesa e l’appartenenza al gruppo dei pari.

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Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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