Mps, Altomonte (Bocconi): “Bene governo sul risiko, ora scelta spetta ad azionisti”

(Adnkronos) – Il governo fa bene a mantenere una posizione vigile ma cauta sul risiko bancario. Su Mps la strada di Lovaglio si è fatta più stretta e ora la scelta spetta agli azionisti. Lo dice all’AdnKronos Carlo Altomonte, professore di economia dell’integrazione europea presso l’università Bocconi di Milano e prorettore Sda Bocconi.  

Professore, il governo ha fatto bene a mantenere una posizione vigile ma cauta sul risiko bancario?
 

“Sì. Il governo deve preoccuparsi degli effetti delle operazioni bancarie sul risparmio, protetto dalla Costituzione, nonché sul credito alle imprese, ma la scelta fra progetti industriali spetta agli azionisti, al mercato, nel rispetto delle valutazioni delle autorità competenti. Nel caso Mps, vigilare significa chiedere impegni credibili e in tempi certi sul futuro di quella che è comunque una delle prime cinque banche del paese, senza che questo si trasformi in una scelta politica del vincitore”. 

Queste aggregazioni sono una necessità o un rischio per il sistema?
 

“Sono un’opportunità industriale benvenuta, per competere su scala europea, e globale. Il rapporto Draghi indica con chiarezza il problema di fondo: a causa di una unione bancaria incompleta, le banche europee faticano a raggiungere una scala continentale efficiente, con costi che poi si ripercuotono sul sistema economico, penalizzando la crescita. Banche più grandi possono investire di più in tecnologia, sicurezza e servizi alle imprese, in particolare in un mondo dove l’IA diventa un fattore chiave di successo. Dunque bene alle integrazioni in grado di realizzare le sinergie promesse. Detto ciò, per la struttura produttiva italiana è essenziale conservare un ecosistema bancario differenziato, dove accanto a grandi campioni di dimensione europea e globale convivono banche più tradizionali e vicine ai territori”. 

Intesa ha rilanciato; Delfin e Benetton si sono schierati a favore. Come vede la difesa di Lovaglio?
 

“Con il rilancio di Intesa la strada di Lovaglio si è fatta più stretta. Intesa ha aumentato la parte in contanti dell’offerta per gli azionisti Mps, oltre ad azioni Intesa, per cui il controvalore sarà pari a 31,4 mld di euro, di cui 27,6 miliardi di euro in azioni e 3,8 miliardi di euro in denaro. Delfin si è impegnata a conferire la sua partecipazione del 17,6%; Edizione ha annunciato l’intenzione di aderire con la propria quota. Poiché evidentemente saranno gli azionisti a decidere, per Lovaglio diventa decisivo dimostrare che il progetto alternativo su Banco Bpm e Banca Generali crea più valore rispetto all’offerta di Intesa, al netto dei rischi di esecuzione e dei tempi dell’operazione”. 

A fine ottobre l’assemblea
 

“Il 29 ottobre si avrà il passaggio cruciale, in quanto Intesa ha chiarito che l’approvazione delle operazioni di Mps incompatibili con le condizioni della sua offerta la renderebbe inefficace. Il confronto, quindi, deve restare sul merito economico dei due piani”.  

Se vince Intesa, come cambia lo scenario? Intesa e Unicredit coabiteranno in Generali?
 

“Una vittoria di Intesa farebbe emergere una delle più grandi banche europee, e cambierebbe gli equilibri attorno a Generali. Su questo, l’Antitrust nazionale ha ovviamente aperto una istruttoria, che probabilmente suggerirà, come da prassi, dei rimedi (ossia la cessione di parte delle filiali) per evitare un eccesso di concentrazione nel settore. Anticipando questo scenario, Intesa ha già annunciato un accordo con Unipol, anche se poi evidentemente sarà l’Antitrust ad esprimersi”. 

E la coabitazione in Generali?
 

“Per quanto riguarda Generali, una partecipazione azionaria, da sola, non equivale al controllo, e la coabitazione fra grandi soci è possibile. Sarà in ogni caso importante che l’eventuale nuova governance preservi la capacità del Leone di perseguire il proprio progetto industriale, in quanto Generali è il terzo più importante gruppo assicurativo europeo, e come tale un altro asset strategico per il nostro Paese”. 

E un possibile risiko europeo, a partire da Unicredit?
 

“È già una prospettiva concreta: Unicredit ha raggiunto una posizione molto rilevante nel capitale della banca tedesca e il governo di Berlino, dopo una fase di opposizione, ha avviato un confronto sulle condizioni di una possibile integrazione (chiede garanzie per il finanziamento delle medie imprese tedesche, per la sede di Francoforte e per i lavoratori). È un cambiamento politico significativo, anche se l’intesa fra le banche e l’eventuale fusione restano da definire. 

Qui lo scenario futuro dipenderà da come la Commissione europea intenderà procedere sulla strada del completamento dell’unione bancaria. Nelle sue recenti comunicazioni, la Ce riconosce che le aggregazioni negli ultimi anni sono state soprattutto nazionali, e propone dunque (finalmente, aggiungo) di rimuovere gli ostacoli nazionali oggi esistenti alla gestione del capitale e della liquidità nei gruppi che operano in più Paesi, accompagnando questa liberalizzazione con maggiori garanzie per i depositanti. 

Quindi ha senso un risiko europeo?
 

Questa è la direzione da seguire. Un risiko europeo ha senso se crea banche capaci di finanziare investimenti e imprese in tutta l’Unione, anziché sommare strutture nazionali. La stessa bozza della Commissione ricorda però che l’Europa ha bisogno anche di intermediari più piccoli e radicati localmente. Scala europea e pluralità bancaria devono dunque poter crescere insieme”. 

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