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Albero d’oro di Lucignano, recuperate parti rubate nel 1914

LUCIGNANO – Albero d’oro di Lucignano, recuperate parti rubate nel 1914.
Rinvenute a Lucignano, provincia di Arezzo, grazie alla collaborazione del Nucleo Carabinieri per la Tutela dei Beni Culturali di Firenze, importanti porzioni del cosiddetto Albero d’oro di Lucignano. Il fiabesco, colossale reliquiario, alto 2.70 metri, considerato tra i capolavori assoluti dell’arte orafa italiana.
A oltre cento anni dal furto del 1914, il recupero di alcuni elementi dati per perduti costituisce un evento di grande importanza.
Albero d’oro di Lucignano, recuperate parti rubate nel 1914 (Foto Fb Comune di Lucignano)
Davanti al capolavoro, conservato nel Museo di Lucignano, per antichissima tradizione, i futuri sposi di Lucignano continuano a scambiarsi le promesse di matrimonio.
L’intervento, annuncia la sindaca Roberta Casini, sarà interamente finanziato dalla Regione Toscana. Restauro affidato a Opificio Pietre Dure di Firenze diretto da Riccardo Gennaioli.
Eugenio Giani, presidente Regione Toscana: “Il ritrovamento dei 5 medaglioni originali del prezioso Albero d’Oro di Lucignano costituisce un fatto di importanza straordinaria per la cultura della nostra regione. Non è soltanto uno straordinario frutto dell’arte orafa italiana, l’Albero di Lucignano è molto di più. E’ una di quelle opere la cui esistenza si intreccia in modo intimo e profondo con la vita e i sentimenti della comunità che la custodisce, contribuendo a definirne gli stessi tratti di identità. La Regione Toscana ha deciso di finanziare il lavoro di restauro del capolavoro. Affidato all’Opificio delle Pietre Dure, eccellenza toscana e nazionale, ne esalterà ancor più la preziosa unicità”.
Albero d’oro di Lucignano, recuperate parti rubate nel 1914. Nella foto, sindaca Casini con presidente Giani (Foto Fb Comune di Lucignano)
L’Albero d’oro, attualmente composto da una sessantina di parti, sarà smontato a lotti, per non privare del tutto il Museo di Lucignano di un’opera identitaria. Ricollocando di volta in volta le parti restaurate così da garantire ai visitatori una visione almeno parziale dell’opera.
Nel ringraziare la Regione Toscana per aver deciso di finanziare l’intervento di restauro, la sindaca di Lucignano Roberta Casini ha auspicato che possano riemergere le parti ancora mancanti dell’Albero d’oro. In particolare il Cristo che domina il reliquario.
Claudio Mauti, comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze: “Ad essere rinvenute sono state quattro placche in rame dorato e argento smaltato, 16 ex voto in argento, un tempo collocati sulla base, una miniatura su pergamena e un cristallo di rocca molato. Il ritrovamento ha i caratteri dell’eccezionalità perché avvenuto ad oltre un secolo dal clamoroso furto dell’opera, avvenuto nel 1914. Come testimoniano immagini d’epoca, solo piccole porzioni dei rami e il pesante basamento furono all’epoca risparmiati, seppure depauperati degli elementi più preziosi”.
L’annuncio del rinvenimento è stato dato lunedì 25 settembre nel corso di una conferenza stampa accolta dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dal comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze Cap. Claudio Mauti. Intervenuto anche in rappresentanza del comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale Generale di Brigata Vincenzo Molinese. Dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani,  dalla sindaca del Comune di Lucignano Roberta Casini. Dal soprintendente ABAP per le province di Siena, Grosseto e Arezzo Gabriele Nannetti e dalla soprintendente dell’Opificio Emanuela Daffra.
Nannetti: “Tra il 1927 e il 1929 molti frammenti dell’Albero, fatto a pezzi dai ladri per facilitarne il trasporto, vennero ritrovati nelle campagne del comune di Sarteano, in provincia di Siena, dove erano stati nascosti dagli autori del furto. Non furono recuperati invece elementi di grande importanza. Come il crocifisso terminale, il pellicano. Uno dei rami, quattro dei medaglioni circolari. Cinque placche d’argento, almeno tre miniature e la parte superiore del nodo a tempietto. Andarono perduti anche quei pochi rametti di corallo che il reliquiario ancora presentava al momento del furto”.
Daffra: “Su incarico dell’allora Regia Soprintendenza di Firenze il restauro dell’opera fu affidato all’Opificio delle Pietre DureSi trattò di un intervento complesso e delicato, che vide la partecipazione di diverse figure professionali impegnate nella ricomposizione di oltre cento frammenti e nella reintegrazione di tutte le parti mancanti, crocifisso e pellicano compresi, mediante copie realizzate sulla base delle fotografie risalenti alla fine dell’Ottocento. Per ovviare alla perdita quasi totale dei coralli presso la ditta Ascione di Torre del Greco furono acquistate e messe in opera piccole branche, simili per colore ai frammenti dei rametti originali rinvenuti nei castoni. Per sostituire le miniature sottratte all’interno dei medaglioni circolari rimasti vuoti furono inseriti dischi di carta pecora dipinti per armonizzarsi con gli esemplari superstiti”.
Dopo tre anni di intenso lavoro, il restauro fu concluso il 9 settembre 1933.
Riprese così forma un manufatto orafo unico al mondo.
Destinata alla chiesa di San Francesco a  Lucignano, l’opera venne iniziata nel 1350 e portata a termine nel 1471, grazie al generoso lascito di una Madonna Giacoma. Ignoto il maestro trecentesco che ideò e diede inizio all’opera, mentre è documentato che a completarla fu l’orafo senese Gabriello d’Antonio.
 
—Cultura ed EventiREDAZIONE

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