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Age gap, quando la donna è più grande: cosa dice la psicologia?

Le relazioni sentimentali con una grande differenza d’età non sono una novità, ma continuano a suscitare reazioni forti, soprattutto quando a essere più grande è la donna. Non perché siano particolarmente rare, ma perché mettono in discussione un modello di coppia che, nonostante i cambiamenti sociali, resta molto radicato. Viviamo più a lungo, entriamo più tardi nelle tappe “classiche” della vita adulta e abbiamo percorsi personali sempre meno lineari. Eppure, quando una donna supera l’uomo per età, il legame viene ancora percepito come fuori norma.

Questo accade perché l’età non è solo un dato anagrafico: è un simbolo che continua a organizzare aspettative, ruoli e giudizi. In particolare, pesa ancora l’idea che l’uomo debba essere il partner più maturo, stabile e “avanti” nel percorso di vita, mentre alla donna viene implicitamente richiesto di restare più giovane, adattabile e desiderabile. È questa frattura tra cambiamento sociale e immaginario collettivo a rendere l’age gap femminile un tema così sensibile.

Non stupisce, quindi, che queste relazioni attirino attenzione anche quando riguardano personaggi pubblici molto esposti: dalle istituzioni alla cultura pop, le coppie con una donna più grande continuano a essere osservate come eccezioni, più che come una delle possibili forme dell’intimità contemporanea.

Differenza d’età e qualità della relazione: cosa conta davvero

Dal punto di vista psicologico, la differenza d’età diventa rilevante quando smette di essere un dato astratto e entra nella vita concreta delle persone, incidendo sul rapporto con il corpo, con il tempo e con ciò che ciascun partner sta attraversando. Come spiega Andrea Fontana, psicologo, psicoterapeuta e professore associato di psicologia clinica, “l’età biologica scandisce tappe di sviluppo affettivo ed emotivo che non si esauriscono nell’infanzia o nell’adolescenza, ma continuano lungo tutta la vita adulta”. Questo significa che uomini e donne, anche in età matura, attraversano fasi diverse, con bisogni e priorità che possono non sovrapporsi.

“Quando c’è una differenza d’età significativa – osserva – è facile che i partner si trovino ad affrontare compiti evolutivi differenti”. Una donna può trovarsi a fare i conti con cambiamenti corporei e simbolici legati al tempo che passa, mentre il partner più giovane è impegnato in una fase di costruzione, affermazione e apertura al futuro. “Non è una questione di giusto o sbagliato”, chiarisce Fontana, “ma di dislivello: si è in momenti diversi della vita”. Questo disallineamento può incidere sulle energie disponibili, sul modo di vivere il lavoro, il tempo libero, la socialità e la progettualità. È qui che l’età pesa davvero, non come numero, ma come esperienza incarnata.

Esiste una soglia critica? 10, 15 o 20 anni di differenza

Se il disallineamento delle fasi di vita è uno degli elementi centrali, dal punto di vista clinico non esiste però una soglia netta, “Non c’è una regola fissa, non esiste un limite oltre il quale possiamo dire che una coppia non può funzionare” chiarisce Fontana. Esiste però una relazione proporzionale tra ampiezza del divario e complessità della relazione. “Più aumenta la differenza di età, più aumenta la complessità da gestire”, spiega. Una distanza di 10, 15 o 20 anni non è di per sé un fattore di rischio, ma introduce variabili che richiedono maggiore consapevolezza. “Le energie vitali a 30 anni non sono le stesse che si hanno a 50 o a 60”, osserva, “e questo si riflette sul desiderio di fare esperienze, di cambiare, di aprire nuovi progetti”.

Differenze di ritmo, di aspettative e di visione del futuro possono diventare terreno di confronto o di conflitto, a seconda di come la coppia riesce a riconoscerle e a parlarne. “La differenza d’età non è una condanna”, sottolinea Fontana, “ma chiede alla coppia un lavoro in più: di ascolto, di adattamento, di negoziazione”.

Perché alcuni uomini scelgono una donna più grande

Quando un uomo più giovane sceglie una partner significativamente più grande, le interpretazioni pubbliche tendono spesso a essere semplificanti. Dal punto di vista clinico, Fontana invita invece a distinguere tra motivazioni molto diverse. “Ci sono casi in cui la scelta risponde a un bisogno di stabilità emotiva”, spiega. Una donna più grande può essere percepita come più sicura, più autonoma, più strutturata sul piano personale e professionale. “Questo può essere rassicurante per uomini che vivono con ambivalenza temi come la progettualità o la paternità, che resta una dimensione complessa per molte figure maschili contemporanee”. In questi casi, la relazione offre una sensazione di contenimento e sicurezza.

Ma non tutte le scelte hanno una valenza difensiva. “In altri casi”, aggiunge Fontana, “l’attrazione nasce dalla qualità del legame: dalla percezione di una maggiore competenza emotiva, dalla capacità di stare nella relazione in modo più consapevole e meno conflittuale”. Ridurre queste dinamiche a una forma di immaturità maschile significa non cogliere il cambiamento delle aspettative affettive. “Sempre più uomini”, osserva, “non cercano solo stabilità, ma relazioni emotivamente affidabili”.

E perché alcune donne preferiscono uomini più giovani

Anche la scelta di una donna di legarsi a un uomo più giovane viene spesso letta attraverso stereotipi. Dal punto di vista psicologico, Fontana sottolinea come i bisogni affettivi cambino nel corso della vita. “L’amore nasce dall’incontro di diversi sistemi motivazionali: attaccamento, accudimento e sessualità”, spiega, “e questi sistemi si trasformano con l’età”. Una donna più grande può trovare in un partner più giovane una vitalità, una curiosità e una disponibilità all’esperienza che fatica a riconoscere nei coetanei, talvolta attraversati da fasi di stanchezza o chiusura. “Non si tratta di voler tornare giovani”, precisa Fontana, “ma di incontrare un’energia diversa”.

In altri casi, entra in gioco il tema della libertà. “Dopo relazioni lunghe o ruoli familiari impegnativi, alcune donne cercano legami meno vincolati da aspettative rigide”. Anche la dimensione dell’accudimento può far parte del rapporto, senza che questo implichi controllo o squilibrio. “Prendersi cura dell’altro”, conclude, “non è di per sé patologico: dipende da come viene vissuto e condiviso”.

Dinamiche di potere e dipendenza affettiva: un falso mito

Uno dei timori più ricorrenti riguarda il rischio di dipendenza affettiva nelle coppie con grande differenza d’età. Per Fontana “la dipendenza non dipende dall’età, ma da fattori di personalità e dalle esperienze di attaccamento”. Può manifestarsi a qualsiasi età e in qualsiasi tipo di relazione. “Chi è dipendente affettivamente tende a vivere il partner come unico punto di riferimento, a soffrire in modo eccessivo le separazioni e a perdere il senso dei propri confini”. Attribuire queste dinamiche all’age gap rischia di essere fuorviante. Lo stesso vale per il tema del potere. “Una donna più grande”, osserva Fontana, “è spesso anche più autonoma sul piano economico e identitario, e questo può favorire relazioni più reciproche”. I criteri di una relazione sana restano gli stessi: “stabilità senza fusione, reciprocità, intimità emotiva e capacità di progettare insieme”. L’anagrafe, in questo quadro, resta sullo sfondo.

Quando una relazione (con grande differenza d’età) è sana

Chiarito che età e potere non coincidono, al di là dei numeri e delle etichette, i criteri che permettono di valutare il buon funzionamento di una relazione restano sostanzialmente invariati, anche quando la differenza d’età è marcata. “Una relazione è sana quando c’è una stabilità che non diventa soffocante”, spiega Fontana, “cioè quando il legame non annulla l’autonomia individuale e ciascun partner può continuare a sentirsi una persona intera”.

Un altro elemento centrale è la reciprocità nello scambio emotivo. “Non deve esserci un ruolo fisso di chi sostiene e chi viene sostenuto”, sottolinea, “ma un’alternanza, un equilibrio dinamico”. Fondamentale è poi l’intimità, che non riguarda solo la sessualità. “L’intimità è soprattutto la capacità di condividere i propri vissuti emotivi, di sentirsi visti e riconosciuti dall’altro”.

Infine, conta la possibilità di costruire una progettualità comune. “Anche quando l’età è diversa”, osserva Fontana, “una coppia funziona se riesce a immaginarsi nel tempo, a costruire un ‘noi’ che abbia senso per entrambi, sul piano materiale ma anche simbolico”.

Lo stigma che resta e cosa racconta della società

Perché allora le relazioni con donna più grande continuano a essere più stigmatizzate di quelle inverse? Secondo Fontana, il nodo è culturale: “C’è ancora molta difficoltà ad accettare una donna matura come soggetto desiderante e autonomo”, osserva Fontana. Lo stigma non riguarda tanto la relazione in sé, quanto il modo in cui l’età femminile continua a essere letta come un problema da spiegare.

Il consiglio a chi vive queste relazioni è di utilizzare il giudizio esterno come occasione di riflessione, chiedendosi se le proprie scelte rispondano a un sentire autentico. Spesso, conclude Fontana, “nel giudizio degli altri si riflettono desideri, paure e limiti che non appartengono a chi quel legame lo vive davvero”.

Coppie celebri con una grande differenza d’età

Dalla politica allo spettacolo, le relazioni con una donna più grande continuano a essere visibili anche nel mondo delle celebrità, contribuendo a rendere più familiari, seppur tra polemiche e curiosità, configurazioni di coppia che restano socialmente sensibili. Il caso più noto resta quello del presidente francese Emmanuel Macron e della moglie Brigitte Macron, con una differenza di età di circa 24 anni, una relazione che continua a essere osservata più per l’asimmetria anagrafica che per la sua stabilità nel tempo. Nel mondo della musica, Cher ha più volte rivendicato la libertà di vivere la relazione con il music executive Alexander Edwards, più giovane di lei di circa 40 anni, respingendo apertamente le critiche legate all’età. Anche Madonna, da sempre figura simbolo della trasgressione delle regole, è stata legata al calciatore Akeem Morris, con un divario di circa 37 anni.

Più contenuta, ma spesso citata nel dibattito pubblico, la differenza di età tra l’attrice Gabrielle Union e l’ex campione NBA Dwyane Wade, pari a 9 anni, così come quella tra l’attrice Tilda Swinton e l’artista Sandro Kopp, più giovane di lei di circa 18 anni. Nel panorama statunitense, la relazione tra Kris Jenner e Corey Gamble presenta una differenza di età di circa 25 anni, mentre la tennista Venus Williams ha sposato il produttore e attore Andrea Preti, più giovane di lei di 8 anni.

Tra le relazioni più longeve rientra anche quella tra l’attrice Kim Cattrall e il conduttore radiofonico Russell Thomas, con una differenza di 16 anni. Più contenuti, ma comunque oggetto di attenzione, i divari anagrafici tra Cameron Diaz e il musicista Benji Madden (7 anni), tra Eva Mendes e Ryan Gosling (6 anni), e tra Miranda Kerr e l’imprenditore tech Evan Spiegel (9 anni). Storie diverse per contesto e durata, ma accomunate dal fatto di rendere visibile una realtà che continua a interrogare l’immaginario collettivo più di quanto sembri interrogare chi quelle relazioni le vive.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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