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Crisi demografica in Francia, crollano le nascite: la fine di un modello e l’urgenza di intervenire

Il modello francese della demografia non esiste più. Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, in Francia i morti hanno superato i nati e il tasso di fecondità è crollato a 1,56 figli per donna, il minimo storico dal 1918.

Quella che per decenni è stata l’eccezione demografica d’Europa si è arresa a una crisi strutturale fatta di precarietà lavorativa, crisi abitativa e insufficiente offerta di servizi per l’infanzia. Il quotidiano transalpino Le Monde ha dedicato un editoriale allo storico “incrocio di curve” tra anziani e giovani che minaccia la tenuta stessa del Paese.

I dati della denatalità francese

L’editoriale nasce dalla pubblicazione, martedì 13 gennaio, del bilancio demografico redato dall’Insee (l’Istituto nazionale di statistica francese) sull’anno appena concluso. Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, indica lo studio, il numero dei decessi ha superato quello delle nascite. Mai, dal 1942, le nascite sono state così poco numerose in Francia.

Il trend è inesorabile: anche Oltralpe gli over 65 saranno più numerosi dei giovani under 20. In Italia questo sorpasso è già ampiamente consolidato. Quattordici anni dopo l’inizio del calo della natalità, la Francia, che ha rappresentato a lungo un’eccezione in Europa per la vitalità della sua demografia, registra il numero medio di figli per donna (1,56) più basso dal 1918, ben inferiore alla soglia di sostituzione, pari 2,1 figli per donna. Come in Italia, anche in Francia l’immigrazione resta il principale motore della crescita demografica, ma non basta più per tenere a galla la demografia.

La crisi demografica in Occidente e del mondo

La riflessione vale per tutto l’Occidente, soprattutto per Paesi come Italia e Spagna che registrano il più basso tasso di fecondità d’Europa. Nel 2024 il Belpaese ha raggiunto il minimo storico di 1,18 figli (dati Inps) per donna; ancora peggiore la situazione spagnola che nel 2024 ha registrato un tasso di fecondità di 1,10 figli per donna (dati Ine, l’Istituto nazionale di statistica spagnolo).

Differenze numeriche a parte, tutti e tre i Paesi hanno registrato il più basso tasso di fecondità della loro storia. Nel mondo, ad eccezione dell’India e del continente africano, la crisi demografica sta travolgendo tutti i Paesi, persino la Cina che per trent’anni ha messo un freno alle nascite con la politica del figlio unico e ora implora i suoi cittadini di fare più figli.

Nonostante le lacrime dei capi di Stato, i bonus e le altre misure per incentivarla, le culle continuano a svuotarsi, con enormi rischi per il futuro economico, sociale e culturale delle popolazioni. Interrogarsi sulle cause della crisi demografica è una necessità che non può più essere rimandata. Per trovare delle soluzioni, prima che sia troppo tardi.

Crisi demografica: le cause comuni a tutti i Paesi

Come evidenzia Le Monde, la crisi demografica dell’ultimo decennio è la dimostrazione che la crescita economica e il miglioramento del tenore di vita, dopo aver stimolato l’aumento della popolazione, soprattutto grazie al progresso scientifico e al calo della mortalità, “hanno finito per produrre l’effetto opposto, sia a causa dell’evoluzione degli stili di vita e delle mentalità, sia per le difficoltà materiali e le inquietudini sul futuro del mondo”. Un’indagine condotta da Merck nel 2023, mostra che i giovani italiani vorrebbero avere figli, ma in una società completamente diversa. In seguito, i timori per gli scenari futuri si sono moltiplicati a causa della crescenti tensioni geopolitiche e ai venti di guerra.

La scelta di fondare, allargare o meno una famiglia, ricorda Le Monde, dipende da molteplici fattori, tutti interconnessi. Il quotidiano francese passa in rassegna le cause della crisi demografica, ciascuna con il suo peso specifico:

  • La crescente precarietà del lavoro (al primo posto per incidenza sulla denatalità);
  • Orari di lavoro incerti e frenetici;
  • Grave crisi degli alloggi;
  • Angoscia geopolitica;
  • Angoscia climatica;
  • Insufficienza delle strutture per l’infanzia.

Tutte queste cause non riguardano solo la Francia, ma, seppure con proporzioni diverse, tutti i Paesi alle prese con la denatalità. “La constatazione – avverte Le Monde – vale per tutti i temi. Dagli alloggi alle pensioni, dall’istruzione alle condizioni di lavoro, dalla protezione sociale al posto della Francia nel mondo, nessun ambito dell’azione politica dovrebbe essere considerato indipendentemente dalla sfida demografica”.

Dal desiderio di avere figli al dovere di essere genitori

Un aspetto fondamentale, ma spesso ignorato, è il progressivo passaggio culturale dal “desiderio” di avere figli al “dovere” di essere buoni genitori, dopo che per secoli la responsabilità della natalità e della cura dei figli è stata scaricata sulle donne. Un cambiamento che, afferma il quotidiano parigino, “rafforza le responsabilità genitoriali e appesantisce la scelta di procreare”.

Ma se queste sono le cause culturali e materiali, quali possono essere le soluzioni?

Possibili soluzioni alla denatalità

Se non è facile definire con chiarezza le cause della crisi demografica, ancora più difficile è individuarne le soluzioni. Il primo passo è la consapevolezza dello stato attuale che, di conseguenza, deve portare a intervenire su tutti le cause viste sopra, partendo da quelle materiali per due motivi: sono più oggettive; influenzano a cascata l’approccio culturale alla scelta di avere figli o meno. È lapalissiano che una coppia più benestante, che al tempo stesso non debba lottare con orari e ritmi infernali, sia più pronta ad avere figli rispetto a un nucleo che non ha abbastanza risorse economiche e/o di tempo.

Una politica di immigrazione controllata accompagnata da solide misure di integrazione, come scrive Le Monde, è un altro tassello da inserire nel complesso puzzle della denatalità. A differenza del passatempo da tavolo, i governi dei vari Paesi non possono rifiutarsi di trovare le tessere giuste perché l’invecchiamento della popolazione pesa sui conti, sul dinamismo economico e, in buona sostanza, sul futuro stesso degli Stati colpiti dalla denatalità.

A dicembre scorso, la Corte dei conti francese ha denunciato “una forma di miopia” da parte della politica francese, incapace di ammettere le ripercussioni della crisi demografica sulle finanze pubbliche. L’appello, in realtà, va ben oltre le Alpi: occorre intervenire subito, per evitare che la miopia diventi cecità, e che la paura per gli scenari futuri si trasformi in una irreversibile assenza di prospettiva.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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