Festa del Papà: la sfida del “padre educativo” e gli 8 consigli per i neogenitori

Caro papà, lo so: quest’anno la tua festa non profuma di tradizione, ma di cambiamento. Tra il doverci essere, il trovare la giusta distanza e il restare comunque un punto fermo, spesso ti ritrovi a camminare in equilibrio, con la paura di sbagliare che ti sfiora più del necessario. È comprensibile: la paternità di oggi non offre mappe sicure, e i vecchi modelli non indicano più la strada.

Eppure, in questo scenario incerto, hai un vantaggio prezioso. Puoi concederti la libertà di fare il papà senza il peso del ruolo rigido di un tempo, ma senza scivolare nella complicità che confonde i confini. La direzione che conta va altrove: educare. Educare con una presenza che sostiene, con limiti che orientano, con quella fermezza gentile che non schiaccia ma accompagna. Educare sapendo che crescere insieme non significa confondersi, ma riconoscersi. Che guidare non implica comandare, e che accompagnare non vuol dire sostituirsi.

Da questo equilibrio nuovo, fatto di cura, responsabilità e autorevolezza che rassicura, prende forma la paternità di oggi.

Il ritorno del “padre educativo”

A spiegare il ruolo del “padre educativo” è il pedagogista Daniele Novara, autore del libro “Il papà peluche non serve a nulla”, secondo il quale i figli moderni non hanno bisogno di un “papà amico” sempre accomodante, ma di un padre educativo capace di dare riferimenti chiari e accompagnare verso l’autonomia. Un padre, insomma, che sappia mettere dei paletti, “che non sono punizioni ma strumenti di crescita – spiega Novara -. Insieme al limite serve anche il coraggio educativo: la consapevolezza di non dover piacere sempre, di poter entrare in conflitto con i figli agendo il proprio ruolo con consapevolezza. È lì che si costruisce la funzione paterna”.

Un padre educativo, continua Novara, “non compiace, non sostituisce, non protegge da tutto: aiuta i figli a diventare capaci, a reggere gli urti della vita, a trovare la propria strada. È questa presenza salda, non autoritaria ma autorevole, che oggi manca e che invece è decisiva per crescere”. La sfida principale per i padri di oggi è, quindi, il coraggio educativo: la consapevolezza di non dover piacere sempre e la capacità di gestire il conflitto”. In sintesi, “oggi i figli non hanno bisogno né del padre padrone né del papà amico sempre accomodante. Hanno bisogno di un padre educativo”, conclude Novara.

Gli 8 consigli dell’Istituto superiore di sanità

 Per promuovere una dimensione educativa ancora più partecipata, l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), attraverso il progetto europeo “4E-Parent”, propone una paternità consapevole basata sulla cura concreta ed empatica fin dai primi istanti di vita. Il coinvolgimento attivo dei padri non solo favorisce lo sviluppo cognitivo, sociale e affettivo dei bambini, ma migliora anche la salute psico-fisica dell’intero nucleo familiare e contribuisce alla parità di genere.

Per tradurre questi principi in pratica, l’Iss ha diffuso otto consigli fondamentali per una paternità attiva:

  1. Inizia subito, fin dalla gravidanza. Il ruolo del papà non comincia al parto. Ma si può essere coinvolti nelle visite, partecipare agli incontri di accompagnamento alla nascita nel consultorio familiare di zona. Il legame si costruisce già prima che il bambino o la bambina nasca;
  2. Il contatto pelle-a-pelle precoce non è solo tenero: cambia il cervello. La relazione si costruisce con il tempo trascorso insieme, la presenza e il contatto;
  3. Cambiare i pannolini, fare il bagnetto, leggere ad alta voce, recitare filastrocche, cantare. Ma anche cucinare per tutta la famiglia. Il coinvolgimento pratico fin dall’inizio migliora lo sviluppo cognitivo, sociale e affettivo del neonato e contribuisce alla relazione di co-genitorialità;
  4. Sostenere l’allattamento. Allattare è impegnativo. Stare vicino, incoraggiare, occuparsi del resto della casa. Il supporto è importante e fa la differenza.
  5. Prendersi i 10 giorni di congedo, tutti e 10. Sì, sono pochi, ma sono un diritto del papà. “Non rinunciarci per nessun motivo – scrive l’Iss -. Quei 10 giorni valgono per te, per il tuo bambino o la tua bambina, e per la tua compagna”;
  6. Chiedere anche il congedo parentale. Oltre ai 10 giorni obbligatori, esiste il congedo parentale, facoltativo e retribuito. Informarsi in merito e usarlo non è un lusso, è un diritto e contribuisce al benessere di tutta la famiglia;
  7. Il periodo dopo il parto può essere difficile anche per i papà. Ci si potrebbe sentire in difficoltà. Chiedere aiuto ai consultori familiari, ai servizi per la famiglia e alle associazioni del territorio può essere un valido sostegno per i neogenitori. “Non sei solo”, ricorda l’Iss;
  8. Essere un papà presente e coinvolto “fa bene anche a te – conclude l’Istituto -. Più ti prendi cura dei tuoi figli e figlie, più stai bene. Il coinvolgimento nella cura produce cambiamenti positivi anche nel tuo corpo e nella tua mente. La scienza lo dice, tanti papà lo confermano”.

Essere un padre presente non è solo un dovere educativo o sociale, ma un percorso di arricchimento personale. In questo scenario, la Festa del Papà diventa l’occasione per superare la crisi della figura paterna, riscoprendo una presenza che sappia educare, orientare e, allo stesso tempo, prendersi cura con amore e responsabilità del piccolo neonato e dell’intero nucleo familiare.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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