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La riforma della giustizia al voto: mini guida al referendum costituzionale del 2026

A marzo 2026 gli italiani sono chiamati alle urne per un referendum costituzionale che riguarda uno dei temi più sensibili del dibattito pubblico: l’assetto della giustizia e l’organizzazione della magistratura.
Al centro della consultazione c’è una revisione ampia dell’ordinamento giudiziario, destinata a incidere sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sul funzionamento quotidiano della giustizia. Il voto chiamerà i cittadini a esprimersi su una riforma già approvata dal Parlamento, ma che necessita della conferma popolare per entrare in vigore.

Perché si vota

Il referendum di marzo 2026 è un referendum costituzionale confermativo, previsto dall’articolo 138 della Costituzione. Questo strumento entra in gioco quando una legge di revisione costituzionale viene approvata dal Parlamento senza raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti in entrambe le Camere. In tali casi, la Costituzione stabilisce che la riforma possa essere sottoposta al giudizio diretto degli elettori, chiamati a confermarla o respingerla.

A differenza dei referendum abrogativi, il referendum costituzionale non prevede alcun quorum di partecipazione. Il risultato è valido indipendentemente dal numero di votanti, rendendo ogni voto espresso politicamente e giuridicamente rilevante. La consultazione non introduce nuove proposte, ma chiede ai cittadini di pronunciarsi su un testo normativo già definito, approvato dal Parlamento e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Nel caso specifico, la riforma della giustizia è stata approvata nel 2025, ma non ha superato la soglia dei due terzi. Di conseguenza, l’iter costituzionale si completa con il passaggio referendario. Se prevarrà il , la legge costituzionale entrerà in vigore; se prevarrà il NO, il testo sarà definitivamente respinto.

Questo meccanismo rafforza il ruolo del corpo elettorale nei momenti di revisione della Carta fondamentale, trasformando il referendum in uno strumento di legittimazione democratica su temi che incidono sull’architettura dello Stato. Non si tratta, quindi, di una consultazione occasionale, ma di un passaggio che segna il rapporto tra Parlamento, Costituzione e cittadini.

Su cosa si vota

L’oggetto del referendum è la legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Il fulcro della riforma è la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, una proposta discussa da decenni nel dibattito politico e giuridico italiano.

Attualmente giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine e possono, nel corso della carriera, passare da una funzione all’altra. La riforma introduce invece due percorsi distinti fin dall’ingresso in magistratura, rendendo strutturale la separazione dei ruoli. Secondo i promotori, questo assetto rafforzerebbe l’imparzialità del giudice, chiarendo la distinzione tra chi accusa e chi giudica.

Accanto alla separazione delle carriere, la riforma interviene su diversi articoli della Costituzione relativi all’ordinamento giudiziario, ridefinendo il quadro delle funzioni e delle garanzie. Un altro punto centrale è l’istituzione di una Corte disciplinare autonoma, incaricata di occuparsi delle sanzioni disciplinari nei confronti dei magistrati, con l’obiettivo dichiarato di rendere più trasparente e specializzato questo ambito.

Le critiche alla riforma si concentrano sul rischio di alterare l’equilibrio tra accusa e difesa e di indebolire l’autonomia complessiva della magistratura. L’Associazione Nazionale Magistrati ha più volte sottolineato il pericolo di una maggiore esposizione del pubblico ministero all’influenza dell’esecutivo. Il confronto, dunque, non è solo tecnico, ma tocca principi costituzionali fondamentali come indipendenza, imparzialità e separazione dei poteri.

Quando e come si vota

Le modalità di voto seguono le regole ordinarie dei referendum costituzionali. In Italia, gli elettori possono recarsi al proprio seggio nelle giornate di sabato 22 e domenica 23 marzo 2026, muniti di documento di identità e tessera elettorale. La scheda presenta il quesito referendario e consente di scegliere tra SÌ e NO.

I cittadini italiani residenti all’estero e iscritti all’Aire votano per corrispondenza, ricevendo il plico elettorale al proprio indirizzo di residenza. È prevista anche l’opzione di votare in Italia, previa comunicazione entro i termini stabiliti ai consolati di riferimento. L’assenza di quorum rende la partecipazione individuale particolarmente incisiva sul risultato finale.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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