Mara Maionchi sul tradimento: “Perché rovinare una famiglia per cinque minuti di festa?”

Perché rovinare una famiglia per una effimera felicità? Mara Maionchi, che ha festeggiato i cinquant’anni di matrimonio con il produttore Alberto Salerno, affronta il tema del tradimento con la schiettezza che la contraddistingue.

In un’intervista a Vanity Fair, la produttrice discografica ha evidenziato come spesso gli uomini si sentano “conquistadores” che si allontanano per “cinque minuti di festa” quando la donna è assorbita dalla maternità, salvo poi tornare da lei. Non si può “rovinare una famiglia per una sera o un momento”, sostiene invece Mara Maionchi, sottolineando che il tradimento non è visto sempre allo stesso modo: se a farlo è una donna, allora è “grave”; se lo fa un uomo, “fanno bene, non succede niente”.

Perché si tradisce? La risposta della scienza 

Ma perché tradiamo? E perché molte persone tradiscono pur amando il proprio partner? Secondo la dottoressa Tiziana Corteccioni, psichiatra e psicoterapeuta, dietro il tradimento non c’è un “momento di festa”: ci sono insoddisfazione relazionale, il senso di essere trascurati, il bisogno di conferma del proprio valore. Ragioni profonde che difficilmente si esauriscono in una sera. La stessa Maionchi, parlando del marito, ha detto “Per me era diventato secondario e lui si è allontanato un attimo, si è preso cinque minuti di festa. Ed è immorale mandare a monte tutto per quei cinque minuti”.

Il nodo centrale, secondo Corteccioni, è la comunicazione: quando i bisogni non vengono dichiarati apertamente all’interno della coppia, la persona li cerca altrove. “Il tradimento non è mai giustificato”, precisa la specialista in un articolo sul suo sito, ma l’origine spesso sta in un silenzio prolungato, in parole non dette, in aspettative rimaste sospese. La fiducia, che Corteccioni indica come pilastro essenziale della relazione, viene minata non solo dall’atto in sé, ma dall’intera architettura di menzogna che lo sostiene.

In quest’ottica la scelta di Mara Maionchi, ovvero quella di minimizzare l’evento per ridurlo a una parentesi fisiologica, è riconoscibile in psicologia come razionalizzazione, un classico meccanismo di difesa. Serve a proteggere l’autostima, a ridurre il senso di colpa, a rendere tollerabile ciò che altrimenti sarebbe insostenibile. Non è un metodo necessariamente sbagliato, ma non descrive la realtà di chi il tradimento lo subisce.

Cosa succede a chi subisce il tradimento

La psicologia clinica ha documentato con ampiezza le conseguenze emotive del tradimento. Ansia, depressione, crollo dell’autostima, difficoltà a fidarsi nelle relazioni future caratterizzano quello che gli esperti chiamano “trauma del tradimento”.

Una persona che scopre di essere stata ingannata non perde solo la fiducia nel partner, ma rischia di perdere la fiducia nella propria capacità di leggere la realtà.

Sempre meno matrimoni

La storia di Mara Maionchi e Alberto Salerno appartiene a una generazione che ha costruito il matrimonio su patti impliciti, su ruoli definiti, su una tolleranza dell’imperfezione che le generazioni successive fanno sempre più fatica ad adottare.

L’Istat registra da anni un calo dei matrimoni e un aumento delle separazioni in Italia. Le coppie si formano più tardi, durano meno a lungo e portano aspettative diverse rispetto a quella delle generazioni precedenti.

Dati Istat alla mano, nel 2024 i matrimoni in Italia hanno subito una flessione del 5,9% rispetto all’anno precedente, con un totale di 173.272 celebrazioni. Parallelamente al calo dei matrimoni, il rapporto evidenzia una diminuzione anche per quanto riguarda le separazioni e i divorzi.

La contrazione più evidente ha interessato i matrimoni religiosi, scesi dell’11,4%, mentre a livello geografico il calo maggiore è stato registrato nel Mezzogiorno con un -8,3%.

Nonostante la diminuzione assoluta, la quota delle seconde nozze è salita al 24,7% del totale, per cui il 16,1% degli sposi e il 15,1% delle spose hanno alle spalle un precedente divorzio. Si conferma inoltre il rinvio delle prime nozze, con un’età media che ha raggiunto i 34,8 anni per gli uomini e i 32,8 per le donne. Le stime provvisorie per i primi nove mesi del 2025 indicano il proseguimento di questa tendenza con un’ulteriore diminuzione della nuzialità pari al 5,9%.

Il lavoro rende longevi? 

C’è un secondo filo nell’intervista di Maionchi, meno controverso ma molto utile sul piano demografico: il ruolo del lavoro nella longevità attiva.

La discografica tra due giorni (22 aprile) compie 85 anni, ma solo sulla carta di identità. Viene da chiedersi quale sia il suo segreto di longevità, dato che, in barba all’età anagrafica, sprigiona energia da tutti i pori. Per Maionchi la risposta sta soprattutto nel lavoro, che le permette di sentirsi “nell’attualità e parte di una comunità”. La ricerca sulla terza età chiama questo meccanismo psicologico “invecchiamento attivo”, ovvero la capacità di mantenere un ruolo sociale, uno scopo, una rete di relazioni. Qualcosa di analogo avviene sull’Isola di Okinawa, la più longeva del mondo, dove i numerosi anziani e centenari non sono considerati un peso per il welfare, ma sono parte attiva della società.

Per approfondire: L’elisir di Okinawa, dove si vive 13 anni in più e gli anziani sono una risorsa

La filosofia di Mara Maionchi trova conferme nella letteratura gerontologica, secondo cui la partecipazione alla vita pubblica è uno dei fattori più solidi di benessere psicofisico per gli anziani.

Per l’Italia, dove gli over 65 sono circa il 25% della popolazione e dove si discute da anni di come valorizzare gli anziani, Mara Maionchi è uno degli esempi più significativi. Non perché sia facilmente replicabile (non lo è), ma perché mostra che la longevità attiva è possibile, e che ha radici biografiche precise.

Nel caso della discografica, è stato il padre a consegnarle un principio semplice: “Chi non studia, lavora”. La madre, invece, le ha trasmesso il valore dell’indipendenza come strumento di autodeterminazione, costituendo un importante processo di emancipazione femminile.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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