Gli italiani sono appassionati di barbecue, ma spesso ne ignorano i rischi. Lo sanno bene le dieci persone che hanno passato il capodanno 2026 nell’ospedale di Asti dopo aver acceso e utilizzato la griglia all’interno di un appartamento. Otto di loro sono stati già dimessi, mentre due sono stati trasferiti d’urgenza in camera iperbarica a Torino per intossicazione da monossido di carbonio.
Pochi giorni prima, lo stesso copione si era ripetuto a Fabbrico, in provincia di Reggio Emilia, dove sei giovani avevano tentato di riscaldarsi con la carbonella del barbecue in un locale chiuso, finendo tutti intossicati.
Il barbecue è uno dei pericoli più diffusi in tal senso, ma non l’unico: a Calvagese della Riviera (Brescia), un bambino di tre anni è morto nel giorno di San Silvestro per intossicazione da monossido di carbonio. Secondo la ricostruzione del 118, tre persone di nazionalità pakistana – una donna nata di trent’anni e i suoi due figli di cinque e tre anni – sono rimaste intossicate: il bambino più piccolo è deceduto sul posto nonostante i prolungati tentativi di rianimazione da parte degli operatori sanitari. In questo caso, dai primi accertamenti, la causa dell’intossicazione non sarebbe stato un barbecue, ma una stufa presente nell’abitazione.
Tre episodi in pochi giorni che accendono i riflettori su un pericolo sottovalutato ma letale: l’intossicazione da monossido di carbonio in ambiente domestico. Un “killer invisibile” che ogni anno uccide tra le cinquecento e le seicento persone in Italia.
Quante intossicazioni da monossido di carbonio in Italia?
Secondo le stime del Ministero della Salute, circa l’80% dei casi di avvelenamento da monossido di carbonio rilevati dal pronto soccorso avvengono all’interno delle mura domestiche e la maggior parte degli incidenti si concentra tra dicembre e marzo, quando le temperature basse portano le persone a passare più tempo al chiuso e ad aumentare l’uso di stufe o di altri strumenti di riscaldamento, spesso senza adeguate precauzioni.
Il monossido di carbonio (Co) è un prodotto della combustione incompleta emesso da motori a benzina, fornelli, stufe, generatori, lampade a gas, carbone o legna. Il problema è che questo gas è incolore, inodore e insapore: ci si accorge della sua presenza solo quando iniziano i sintomi dell’intossicazione, e a quel punto può essere già troppo tardi.
Cosa succede durante un’intossicazione
Il monossido di carbonio è pericoloso perché si lega all’emoglobina del sangue con un’affinità duecento volte superiore rispetto all’ossigeno, formando la carbossiemoglobina. In pratica, “ruba” il posto all’ossigeno, impedendo ai tessuti di ricevere il rifornimento necessario per funzionare.
I primi sintomi dell’intossicazione sono aspecifici e facilmente confondibili con altre patologie: mal di testa, vertigini, nausea, stanchezza, confusione. Man mano che l’esposizione continua e la concentrazione di monossido nel sangue aumenta, subentrano sintomi più gravi come perdita di coscienza, convulsioni, arresto cardiaco.
La velocità con cui si sviluppa l’intossicazione dipende da tre fattori: la concentrazione di Co nell’ambiente, la durata dell’esposizione e la ventilazione del locale. In un ambiente chiuso, con una fonte di combustione attiva e senza ricambio d’aria, bastano pochi minuti perché la situazione diventi critica. Nel caso di Fabbrico, i sei ragazzi avevano spostato la carbonella ancora accesa in un locale annesso all’abitazione, senza ventilazione, per riscaldarsi. Quando hanno iniziato a sentirsi male, l’intossicazione era già in corso.
Gli errori più comuni che mettono a rischio la vita
I casi di cronaca di questi giorni mostrano una costante: il “fai da te” improvvisato. Ad Asti, il barbecue è stato acceso direttamente in casa durante una festa. A Fabbrico, i ragazzi hanno portato la carbonella accesa all’interno per scaldarsi. Gesti dettati dall’ingenuità o dalla sottovalutazione del rischio, ma che possono costare la vita.
I medici invitano ad evitare assolutamente il fai-da-te quando si ha a che fare con strumenti che possono immettere nell’aria monossido di carbonio.
Ecco gli errori più frequenti che causano intossicazioni domestiche:
– Usare bracieri, barbecue o carbonella in ambienti chiusi: la combustione di carbone o legna produce grandi quantità di monossido, soprattutto in assenza di ossigeno sufficiente;
– Mancata manutenzione di caldaie, scaldabagni e stufe: tubazioni di scarico ostruite o mal montate, caldaie non controllate sono tra le cause principali di incidenti;
– Caminetti senza verifica della canna fumaria: prima dell’inizio della stagione fredda o dopo un lungo periodo di inutilizzo, è necessario far controllare da un tecnico abilitato l’efficienza del caminetto e della canna fumaria;
– Ambienti poco ventilati: anche l’uso prolungato di stufe a gas o a legna in stanze senza ricambio d’aria può saturare l’ambiente di monossido.
Se buon senso, manutenzione e ventilazione sono i tre pilastri contro le intossicazioni da Co, un altro valido alleato sono i rilevatori di monossido di carbonio. Questi dispositivi, simili ai rilevatori di fumo, sono essenziali e devono essere collocati in prossimità degli apparecchi di riscaldamento o in ogni stanza in cui si utilizza una stufa o una caldaia. Costano poche decine di euro e possono salvare la vita: emettono un allarme sonoro quando la concentrazione di monossido supera livelli pericolosi, anche quando i sintomi non sono ancora percepibili dall’essere umano.
Cosa fare in caso di sospetta intossicazione
Se si sospetta un’intossicazione da monossido di carbonio (presenza di malessere generale, mal di testa, nausea in più persone contemporaneamente nello stesso ambiente), occorre agire immediatamente:
– Uscire all’aria aperta e allontanarsi dalla fonte di combustione;
– Chiamare il 118;
– Non rientrare fino a quando i vigili del fuoco non hanno verificato l’assenza di Co.
In ospedale, il trattamento prevede ossigenoterapia ad alta concentrazione e, nei casi gravi, camera iperbarica, che accelera l’eliminazione del monossido dal sangue.
Nel caso di Asti, le tempestive cure in camera iperbarica hanno evitato conseguenze peggiori. A Fabbrico, cinque dei sei giovani sono stati trasferiti a Fidenza per il trattamento iperbarico, tutti fuori pericolo. Il bambino di tre anni, purtroppo, non ha avuto la stessa fortuna.
I fatti di cronaca di questi giorni sono un monito. Un barbecue acceso in casa, una stufa malfunzionante, un ambiente chiuso possono trasformarsi in trappole mortali. La consapevolezza del rischio e le misure di prevenzione sono l’unica difesa contro questo nemico invisibile.
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