Individuati serbatoi magmatici nel sottosuolo toscano

(Adnkronos) – La ricerca, pubblicata sulla rivista Communications Earth & Environment, ha identificato questi serbatoi a profondità comprese tra gli 8 e i 15 chilometri, nelle storiche aree geotermiche di Larderello e del Monte Amiata. L’importanza della scoperta risiede non solo nelle dimensioni dei corpi magmatici, paragonabili a quelli che alimentano i grandi supervulcani mondiali come Yellowstone, ma anche nel loro potenziale per la transizione energetica nazionale. 

Il risultato è stato ottenuto grazie all’impiego della tomografia del rumore sismico ambientale (Ambient Noise Tomography), una metodologia d’avanguardia che permette di analizzare il sottosuolo senza perforazioni o esplosioni. “Si tratta di un metodo che permette di ‘radiografare’ la crosta terrestre sfruttando le vibrazioni che sono continuamente generate dalle onde oceaniche, dal vento o dalle attività antropiche”, spiega Domenico Montanari, coordinatore delle attività per il Cnr-Igg. Attraverso l’installazione di circa 60 sensori ad alta risoluzione, i ricercatori hanno rilevato velocità di propagazione delle onde insolitamente basse, segnale caratteristico della presenza di rocce parzialmente fuse e fluidi magmatici. 

In Toscana, l’attività magmatica degli ultimi milioni di anni è stata prevalentemente di tipo plutonico, ovvero confinata in profondità senza manifestazioni eruttive superficiali evidenti. “Sapevamo che questa regione, che si estende da nord a sud attraverso la Toscana, è geotermicamente attiva, ma dei serbatoi magmatici così grandi erano difficili da immaginare. Questo ritrovamento ha dello straordinario”, spiega Matteo Lupi, professore associato al Dipartimento di Scienze della Terra della Facoltà di Scienze dell’Università di Ginevra che ha guidato lo studio. 

Oltre all’interesse puramente scientifico, la scoperta ha ricadute dirette sull’economia verde. L’individuazione precisa di queste fonti di calore permette di quantificare con maggiore accuratezza il potenziale geotermico della regione, offrendo una fonte energetica costante e rinnovabile. Inoltre, i sistemi magmatici profondi sono spesso associati alla formazione di metalli critici, come il litio e le terre rare. La possibilità di utilizzare tecniche di prospezione rapide ed economiche apre la strada a una ricerca più efficiente di queste risorse, fondamentali per la produzione di batterie e tecnologie ad alta efficienza. 

“Questi risultati sono importanti sia per la ricerca fondamentale, che per le applicazioni pratiche, in primis per quantificare il potenziale geotermico di una regione. Oltre al loro grande interesse scientifico, questi studi mostrano che la tomografia da rumore sismico ambientale, esplorando il sottosuolo in modo rapido, a basso costo e senza alcun impatto per l’ambiente, può essere uno strumento chiave per la transizione energetica”, conclude Gilberto Saccorotti (INGV). 

 

Immagine di Cover: Modello concettuale dei sistemi geotermici di Larderello, Travale e Monte Amiata. Le zone in rosso contornate da linee tratteggiate corrispondono ad anomalie nella velocità di propagazione delle onde di taglio di almeno il 20%. Questi volumi sono interpretati come zone di accumulo di rocce in stato parzialmente fuso, con dimensioni di circa 6000 km³ e 2000 km³ per i sistemi di Larderello-Travale e M. Amiata, rispettivamente. Le frecce blu indicano la risalita dei fluidi di origine magmatica verso le porzioni più superficiali della crosta terrestre. 

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