(Adnkronos) – Bambu Lab ha raggiunto un accordo extragiudiziale con l’azienda di collezionabili Pop Mart, chiudendo ufficialmente la disputa legale relativa alla violazione della proprietà intellettuale dei personaggi Labubu sulla piattaforma MakerWorld. Il contenzioso, che avrebbe dovuto approdare in un tribunale cinese il prossimo 2 aprile, si è risolto con le scuse ufficiali pubblicate dall’azienda tecnologica sul social network Weibo lo scorso 16 marzo. Nel comunicato, la società nota come Tuozhu Technology ha ammesso il disagio arrecato a Pop Mart e ai propri utenti, confermando la rimozione totale dei modelli digitali incriminati dal proprio sito di file-sharing e l’impegno a mantenere un ecosistema creativo più salutare.
La vicenda rappresenta un momento di svolta per il settore della stampa 3D, evidenziando le differenze normative tra i mercati asiatici e quelli occidentali. In Europa e negli Stati Uniti, portali come Printables o Thingiverse operano sotto le regole del cosiddetto “safe harbor”, che attribuisce la responsabilità dei contenuti agli utenti piuttosto che al gestore del servizio. Il caso cinese suggerisce invece una responsabilità più diretta per le piattaforme, un elemento critico ora che la tecnologia 3D è uscita dalla nicchia amatoriale per diventare uno strumento di produzione di massa capace di competere, per costi e qualità, con i tradizionali processi di stampaggio a iniezione.
Il timore dei grandi detentori di marchi riguarda in particolare la proliferazione di repliche non autorizzate che, prodotte a costi irrisori, finiscono per inondare i canali di vendita al dettaglio e i grandi magazzini. Questo fenomeno, recentemente etichettato sui social media come “3D slop”, mina il valore dei design originali e spinge le aziende a una difesa più aggressiva della proprietà intellettuale. In questo scenario appare quasi paradossale l’iniziativa di MakerWorld che, proprio mentre affrontava la causa legale di Pop Mart, annunciava il lancio di un programma di protezione del copyright in fase beta per tutelare i propri designer esclusivi dal furto di file su altre piattaforme concorrenti.
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