Caso Delmastro, procuratore Lo Voi: “Su acquisizioni chat spero ci sia collaborazione”

(Adnkronos) – “Io spero ci sia collaborazione. Peraltro come abbiamo già avuto modo di dire, Delmastro non è indagato”. Così il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, rispondendo a una domanda dei cronisti sulla richiesta inoltrata dalla procura di Roma alla giunta per le autorizzazioni della Camera per acquisire le conversazioni tra Mauro Caroccia e l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Se dovesse arrivare un diniego invece da parte della giunta delle autorizzazioni del Parlamento? “Certo, non ci aiuterebbe”, ha risposto Lo Voi. 

La richiesta era arrivata nell’ambito dell’indagine sul riciclaggio del Clan Senese e i pm capitolini nelle scorse settimane avevano sequestrato il telefonino di Caroccia chiedendo poi di acquisire le chat con il parlamentare che è stato azionista della società ‘Le 5 forchette’ proprietaria del ristorante ‘La bisteccheria d’Italia’.  

Lo Voi è intervenuto oggi al ‘Dialogo sulla criminalità’ con il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo al ‘Villaggio dell’Arma’ inaugurato a Villa Borghese. “Non voglio dire – ha sottolineato il procuratore capo – che la prepotenza delle organizzazioni criminali operanti nel Lazio sia la stessa di quella siciliana o di quella calabrese e così via. È però un dato che le caratteristiche con cui ci si muove in determinati ambiti e soprattutto nei rapporti con la pubblica amministrazione sono sostanzialmente molto simili”. A moderare il dibattito, a cui hanno partecipato anche il comandante del Nucleo Investigativo di Roma Dario Ferrara e il comandante del Ros Vincenzo Molinese, la giornalista Francesca Fagnani. “E questo quando parliamo di infiltrazione perché ci sono dei casi in cui l’infiltrazione si trasforma in occupazione e questo è ancora più grave – ha proseguito Lo Voi – L’occupazione si realizza, e l’abbiamo vista, quando alcuni soggetti si fanno dirette espressioni della rappresentanza illecita, della rappresentanza criminale all’interno delle amministrazioni. E allora non è più il contatto col politico, col consigliere comunale, col sindaco: molto spesso vale molto di più un rapporto di amicizia stretta con un dirigente del servizio opere pubbliche di un comune o dell’ufficio tecnico che con lo stesso sindaco che probabilmente non sa niente” . 

“Il procuratore della Repubblica partecipa alle riunioni che si svolgono nelle prefetture – ha ricordato Lo Voi – quando si discute della possibilità di mettere sotto indagine un determinato comune in quanto sospettato di possibili infiltrazioni di natura mafiosa. A me era capitato, stando a Palermo, di partecipare a queste riunioni che riguardavano i comuni di Partinico, di Corleone, e altri più piccoli, e lì avevo trovato determinate caratteristiche tipiche dell’infiltrazione mafiosa, delle propaggini mafiose dei vari territori all’interno, per esempio, della pubblica amministrazione locale. Quando lascio Palermo e arrivo a Roma e partecipo a queste riunioni noto che le situazioni che venivano rappresentate erano pressoché sovrapponibili per intero a quelle che avevo già visto in Sicilia: ricerca di occasioni di riciclaggio – ha evidenziato il procuratore capo di Roma – di investimento a fini di produzione di denaro pulito. E non essendoci più i grandi appalti, le grandi commesse che ricordiamo essersi susseguite negli anni ’70, negli anni ’80 quando c’erano altre disponibilità e altri criteri gestionali, si va nei comuni più piccoli, come nei comuni più grandi, alla ricerca dell’affidamento della mensa scolastica, la riparazione dei marciapiedi”. 

“Ho sempre fatto fatica a parlare di Falcone e Borsellino. Oggi è il 4 giugno e ci troviamo a cavallo degli anniversari delle due stragi. Io ho avuto l’onore e la fortuna di imparare da quei maestri che ci hanno tolto quando ne avevamo ancora tanto bisogno, maestri che non abbiamo più avuto e che non ne intravedo all’orizzonte” ha proseguito Lo Voi. Il procuratore capo di Roma ha ricordato un’esperienza vissuta sul campo quando era ad Eurojust relativa all’intercettazione di una nave con un carico di droga che arrivava dal Sudamerica e le difficoltà relative al coordinamento. “Una delle difficoltà nel contrasto alla criminalità organizzata è costituta proprio dalla difficoltà ad avere regole comuni”, ha spiegato. 

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