(Adnkronos) –
“Io questo fatto atroce non l’ho commesso”. Andrea Sempio respinge le accuse. La procura di Pavia ha chiuso le indagini sul 38enne: per gli inquirenti, ha ucciso Chiara Poggi il 13 agosto 2027. Sempio si difende conversando con persone a lui vicine, con le parole che evidenzia Gianluigi Nuzzi, in diretta a ‘Quarto Grado’, su Retequattro.
E commenta la possibilità di essere arrestato per il delitto: “Spero che ciò non accada. È ovvio che il pensiero di tutti è che Chiara possa avere verità e giustizia. Ad iniziare dai suoi parenti che ancora, dopo 20 anni, non vedono la parola fine relativamente all’aspetto giudiziario. A tutti loro va la mia vicinanza”. Secondo la nuova inchiesta della procura di Pavia, a uccidere Chiara Poggi non sarebbe stato Alberto Stasi, l’allora fidanzato della vittima, ma Sempio, ai tempi 19 anni e amico di Marco Poggi, fratello della ragazza.
Negli ultimi giorni, sui media hanno trovato spazio elementi dell’informativa conclusiva del Nucleo investigativo di Milano che per oltre un anno ha investigato sul commesso di telefonia. “Le spiegazioni sullo scontrino e sui soliloqui che leggiamo dalla stampa ci confermano che Andrea Sempio ha sempre detto la verità ed è innocente”, dice l’avvocata Angela Taccia, che insieme al collega Liborio Cataliotti difende il 38enne, all’Adnkronos.
Ciclicamente si torna a parlare dello scontrino del parcheggio che collocherebbe Sempio lontano dalla scena del crimine. Per gli investigatori, però, è impossibile certificare chi ha fatto lo scontrino del parcheggio su cui si è dibattuto come alibi. In particolare, il tagliando “non può avere alcun valore positivo o negativo” perché “è impossibile – scrivono i carabinieri nella relazione di 310 pagine – riscontrare con certezza che sia stato proprio lui a produrlo andando a Vigevano quella tragica mattina”, né di conseguenza lo si può escludere.
Allo stesso modo, i monologhi in auto intercettati e interpretati come una possibile confessione potrebbero avere un’altra spiegazione tenuto conto che quei soliloqui vengono registrati quando Sempio ascolta “un podcast” sul delitto del 13 agosto 2007. Una possibilità che – dopo l’indiscrezione mediatica non contestalizzata – l’indagato aveva spiegato subito ai difensori.
Un soliloquio intercettato nell’auto dell’indagato la mattina del 12 maggio 2025 viene riportato nell’informativa dei carabinieri di Milano. Le prime indiscrezioni di stampa lasciavano pensare quasi a una confessione, ma la produzione più estesa dei brogliacci restituisce un senso che potrebbe essere diverso.
“Mi ricordo quando (incomprensibile)… che Stasi è innocente…(incomprensibile)…tutto (incomprensibile)…Pensa allora a sto punto uno prende la perizia che dice che il sangue era secco e non rilascia le gocce, ma quella è la versione che usano per (incomprensibile)… perché ancor prima han detto … loro han detto che l’hanno (incomprensibile)… sulla destra, han (incomprensibile)… il sangue, ed hanno (incomprensibile)… proprio sulla destra per stare attento… perchè c’era il sangue, e gli han detto ‘no…'”.
E ancora “lui dice di non aver (incomprensibile)… con i piedi… “eh vabeh ma allora non c’era tutto quel sangue” e allora non c’era tutto quel sangue e vabeh allora non c’era tutto quel … quando sono andato io… (compatibile con ‘quando sono andato via’) il sangue c’era… debitamente inconsapevole, cioè lui (Stasi) non se n’è reso conto ma… senza accorgersene ha evitato le macchie … e allora… del tutto inconsapevole… lui senza accorgersi ha evitato le macchie… ha evitato le macchie…e gli han detto ‘no stronzata… stronzata’…e allora ‘era d’estate ma era secco…’ vabeh questo ci può stare… e da lì stanno cavalcando l’idea che il sangue fosse secco…”.
Negli atti dei carabinieri anche i sogni di Andrea Sempio (“In alcuni si descrive come un protagonista violento” scrivono), il bullismo subito a scuola, il suicidio dell’amico, la difficoltà di approccio con le donne, l'”essere un satanista”, ma anche i soliloqui, la frase del Piccolo Principe (già spiegata nella precedente archiviazione) o un’immagine inoffensiva di mani insanguinate, inserita sebbene per stessa ammissione dei carabinieri “è chiaro che la polizia giudiziaria ha l’obbligo di basarsi sugli elementi oggettivi”. Dettagliato anche l’elenco di video porno catalogati in diversi cd sequestrati al 38enne.
Contestata la ricerca della parola ‘Dna’ su cui non risparmiano commenti. “Che il riferimento di quella ricerca fosse ad Alberto Stasi o, come altrettanto ipotizzabile, possa essere stata una beffarda azione riferita a se stesso come autore mai emerso dalle indagini, rientra nel campo delle valutazioni a cui gli investigatori devono sottrarsi” si legge nella nota conclusiva del Nucleo investigativo di Milano. E gli stessi carabinieri sottolineano, come “la ricostruzione di questo movente (avance sessuali rifiutate da Chiara Poggi, ndr) porta inevitabilmente in sé una quota di suggestione”.
Tornando all’analisi delle interviste, si rimarca come Sempio abbia sempre utilizzato temini quali ‘la vicenda di Garlasco, il caso, la vicenda, sta roba qua’. “Utilizzare termini neutrali e sostantivi generici, riferiti ad un evento ad elevato impatto emotivo, può essere letto come un tentativo difensivo interno e inconsapevole che ha la finalità di allontanare da sé il fatto stesso, cercando di depotenziarlo nella sua gravità e antisocialità giungendo anche ad abbassare il senso di angoscia che potrebbe, invece, provocare una definizione più diretta, negativa e pregna di significato mortifero e mostruoso”.
La sera del 13 luglio del 2014, inoltre, Sempio avrebbe cercato su Google “test psicologico killer”. Una “navigazione decisamente inquietante” la definiscono i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Milano nell’informativa, inviata ai magistrati pavesi. Dopo la ricerca del test, Sempio visita la pagina “il test del serial killer: i risultati” e, poi, “scopri il serial killer che è in te: quanto sei psicopatico da uno a dieci?”.
Agli atti i dati estratti dalla copia forense da un hard disk che conteneva la memoria interna di un pc, usato dall’uomo tra il 2010 e il 2019, sequestrato dai carabinieri in casa sua il 14 maggio 2025. I militari non hanno trovato invece nessun computer o tablet “nelle disponibilità di Sempio e della sua famiglia”. Un’assenza “assolutamente singolare”, viene evidenziato nell’annotazione, ma “omogenea” con il momento in cui sono state effettuate le perquisizioni, ovvero “a distanza di mesi dall’informazione di garanzia notificata all’indagato”.
Nell’hard disk, che conteneva la memoria interna del vecchio pc vengono ritrovate ricerche online, a partire dal 2013, sia sul delitto di Garlasco che su Alberto Stasi. Da settembre 2014 “l’interessamento alla vicenda” da parte del 38enne “subisce un’evidente impennata” e si concentra in particolare sul Dna rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi. Proprio il materiale genetico che porterà poi gli inquirenti a indagarlo.
Numerose sono poi le navigazioni da parte di Sempio che – secondo gli investigatori – “palesano un suo interesse per il satanismo, gli omicidi, gli assassini, i predatori sessuali, la violenza sulle donne, i cadaveri e la decapitazione, l’esame autoptico e i fenomeni cadaverici”. Nell’informativa i carabinieri menzionano anche un documento Word, recuperato dalla memoria esterna, che “rinforza l’interesse sul tema predatori sessuali”. Il titolo è: “Genesi dell’aggressione predatoria”.
Nella giornata, arriva anche la posizione degli avvocati Francesco Compagna e Gian Luigi Tizzoni che tutelano gli interessi dei genitori e del fratello di Chiara Poggi. “Prendiamo atto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre a intercettazioni i familiari della vittima, la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente a un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Suprema Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio. Rileviamo inoltre che in questi giorni vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento”, si legge.
“Per rispetto istituzionale abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti ‘giornalistici’, concentrando la nostra attenzione sui dati oggettivi riguardanti l’omicidio di Chiara ed interloquendo invece formalmente con la Procura Generale di Milano per i profili di sua competenza” aggiungono.
“Anche a fronte delle continue aggressioni che si susseguono da oltre un anno nei loro confronti e della loro enorme amarezza per quanto sta avvenendo, Giuseppe, Rita e Marco intendono continuare a mantenere un atteggiamento rispettoso, evitando qualsiasi esternazione sul tema, nella convinzione che in uno Stato di diritto gli accertamenti processuali debbano avvenire nelle sedi a ciò preposte e nel rigoroso rispetto delle norme di riferimento” concludono i legali.
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