Libano, Unifil: drone su base italiana, no feriti ma danni a edifici

(Adnkronos) – Ancora un attacco contro una base italiana di Unifil, nel sud del Libano. In una nota su Telegram, la missione delle Nazioni Unite ha riferito che ieri pomeriggio “un drone presumibilmente di Hezbollah è esploso all’interno del quartier generale di Naqoura”, dove si trovano i soldati italiani. “Nessuno è rimasto ferito, ma qualche edificio è stato danneggiato”, fa sapere ancora Unifil, esprimendo “preoccupazione per le attività di Hezbollah e dei soldati israeliani vicino alle posizioni dell’Onu”. 

Le Forze di difesa israeliana (Idf) hanno annunciato di aver condotto una nuova ondata di attacchi contro obiettivi di Hezbollah nel sud del Libano, nonostante la tregua con il governo libanese e i negoziati previsti per domani a Washington. Il bilancio dei sette raid, che hanno preso di mira automobili, è di almeno 12 morti. Lo ha reso noto il ministero della Sanità libanese precisando che otto persone, tra cui due bambini, sono morte a causa dei droni che hanno preso di mira tre veicoli sull’autostrada costiera nelle zone di Barja, Jiyeh e Saadiyat, a circa 20 chilometri da Beirut. Altre quattro persone sono state uccise in attacchi contro quattro auto più a sud, nella città di Sidone e nelle cittadine di Maaliyeh, Chaaitiyeh e Naqoura. 

L’esercito israeliano ha affermato do aver colpito infrastrutture di Hezbollah in diverse aree del sud del Libano. Le Idf hanno anche accusato i combattenti di Hezbollah di aver lanciato diversi droni, alcuni dei quali sarebbero esplosi vicino a un’area in cui operavano truppe israeliane nel Libano meridionale. 

Un cessate il fuoco permanente, piuttosto che una proroga dell’attuale tregua che scadrà alla mezzanotte di giovedì. Questa la richiesta principale che il Libano porterà a Washington nel secondo round di negoziati diretti con Israele che si terranno domani e dopodomani. Lo riferiscono fonti libanesi vicine al palazzo presidenziale di Beirut ad Asharq, sottolineando che il cessate il fuoco è uno dei cinque punti chiave che il Libano intende sollevare. L’obiettivo, proseguono le fonti, è garantire che il primo round di negoziati diretti si concluda con l’attuazione da parte di Israele di una cessazione permanente degli attacchi. Le fonti hanno affermato che la posizione iniziale del Libano era stata quella di rifiutare i negoziati prima di un cessate il fuoco completo e della fine degli attacchi contro città e villaggi nel Libano meridionale. 

Il quotidiano libanese Al-Akhbar ha scritto che ci sono divergenze tra il presidente libanese Joseph Aoun e il primo ministro Nawaf Salam in merito allo svolgimento dei colloqui a Washington. Secondo quanto riportato, il primo ministro libanese appoggiava le proposte franco-egiziane di spostare i colloqui a Sharm el-Sheikh o a Parigi per garantire un quadro negoziale più equilibrato, mentre Aoun insisteva affinché il processo rimanesse sotto l’egida degli Stati Uniti. 

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