(Adnkronos) – Tozorakimab, potenziale farmaco first-in-class, ha determinato una riduzione statisticamente significativa e clinicamente rilevante del tasso annualizzato di riacutizzazioni da broncopenumopatia cronica ostruttiva (Bpco) da moderate a gravi nella popolazione primaria costituita da ex fumatori e nella popolazione globale, che comprendeva ex fumatori e fumatori attuali, nonché pazienti che a livello sanguigno presentano qualsiasi conta eosinofila – un globulo bianco che può contribuire all’infiammazione – e in tutti gli stadi di gravità della funzionalità polmonare. Sono i risultati high-level positivi diffusi da AstraZeneca in una nota, relativi allo studio clinico registrativo di fase 3 Miranda che ha coinvolto pazienti che hanno ricevuto 300 mg di tozorakimab o placebo, in aggiunta allo standard di cura ogni 2 settimane. I pazienti arruolati avevano Bpco e continuavano a manifestare riacutizzazioni da moderate a gravi, nonostante il trattamento standard per via inalatoria. Questi risultati fanno seguito a un annuncio, in marzo, relativo ai risultati high-level positivi degli studi registrativi di fase 3 Oberon e Titania che hanno analizzato tozorakimab con intervallo di somministrazione di 4 settimane.
“Questi risultati – afferma Frank Sciurba, professore di Medicina polmonare e Terapia intensiva dell’università di Pittsburgh, principale investigatore del programma Luna – si aggiungono al crescente corpus di prove che indicano come tozorakimab abbia apportato benefici clinici significativi ai pazienti affetti da Bpco che necessitano urgentemente di nuove opzioni terapeutiche. Attualmente, circa la metà dei pazienti continua a soffrire di riacutizzazioni anche quando segue le terapie inalatorie standard, il che li espone al rischio di gravi conseguenze per la salute, tra cui il ricovero ospedaliero e il decesso”. Aggiunge Sharon Barr, Executive Vice President, BioPharmaceuticals R&D, AstraZeneca: “Questi dati dimostrano ulteriormente il notevole potenziale di tozorakimab come farmaco biologico first-in-class dotato di un meccanismo d’azione realmente differenziato, in grado di inibire la segnalazione delle forme ridotte e ossidate di Il-33 per agire sui fattori alla base della Bpco. Non vediamo l’ora di condividere questi dati con le autorità regolatorie e la comunità scientifica il più presto possibile”.
Il trattamento – riporta la nota – è stato generalmente ben tollerato, con un profilo di sicurezza favorevole in linea con gli studi precedenti. I dati saranno presentati alle autorità regolatorie e condivisi con la comunità scientifica in occasione di un prossimo convegno medico. Circa 400 milioni di persone presentano diagnosi di Bpco, una malattia eterogenea e progressiva che rappresenta la terza causa principale di morte a livello globale. Anche con le terapie inalatorie standard, più del 50% dei pazienti presenta riacutizzazioni che li mettono a maggior rischio di eventi cardioplomonari e di morte. L’anticorpo monoclonale agisce a monte della cascata infiammatoria, inibendo in modo specifico la segnalazione di un’inteleuchina (Il-33) attraverso due meccanismi, sopprimendo così l’infiammazione e interrompendo il ciclo della disfunzione delle secrezioni mucose che contribuisce al peggioramento della Bpco. Su tozorakimab sono in corso anche uno studio di fase 3 per il trattamento delle gravi patologie virali del tratto respiratorio inferiore e uno studio di fase 2 sull’asma.
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