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        <title>Corriere Empolese - Feed</title>
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        <description>Ultime news da Empoli Valdelsa</description>
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        <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 14:29:21 +0000</pubDate>
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	<title>Categoria Salute e Benessere - Corriere Empolese</title>
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                <title>Snami, guardia medica riferimento indispensabile per collettività</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Con profonda preoccupazione notiamo una mancanza di completezza nell&#039;affrontare la complessità e l&#039;importanza della guardia medica nell&#039;assistenza sanitaria pubblica. Il servizio di guardia medica è stato istituito per interventi non differibili che non richiedono un intervento immediato di emergenza-urgenza e nel tempo è diventato un punto di riferimento indispensabile e strategico per l’intera collettività”. Così, il responsabile nazionale del Sindacato nazionale autonomo dei medici italiani (Snami) Continuità assistenziale, Giancarmelo La Manna, risponde &#8211; in una nota &#8211; al servizio televisivo di ‘Furoi dal coro’&#039;, su Rete 4, sulle presunte carenze della continuità assistenziale. “L&#039;invecchiamento della popolazione e l&#039;aumento delle patologie croniche &#8211; aggiunge Federico Di Renzo, responsabile nazionale Snami medici in formazione e specializzazione &#8211; si contrappongono a una riduzione delle risorse destinate alle strutture ospedaliere e ai pronto soccorso, senza un potenziamento delle risorse territoriali, come il servizio di guardia medica, che hanno subito ulteriori tagli e chiusure. Questa situazione ha comportato una carenza di camici bianchi nei presidi territoriali e, in particolare, nel servizio di guardia medica, causando un impoverimento organizzativo e dell’offerta sanitaria, vedi visite domiciliari”. Nella trasmissione, “la citazione della sentenza della Cassazione che condanna un sanitario in servizio nella continuità assistenziale &#8211; spiega La Manna &#8211; si riferisce a un caso particolare e straordinario che non raffigura la regolarità dell’attività del servizio. Si tende quindi a rappresentare un tentativo di discredito nei confronti dei numerosi colleghi che svolgono regolarmente un prezioso servizio. In buona sostanza &#8211; conclude &#8211; si cerca un ago nel pagliaio per esigenze televisive e, di fatto, si coinvolge una intera categoria”. &#8212;salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Con profonda preoccupazione notiamo una mancanza di completezza nell&#039;affrontare la complessità e l&#039;importanza della guardia medica nell&#039;assistenza sanitaria pubblica]]></excerpt>
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                <title>Sorriso ‘social’ perfetto e subito, è boom per le faccette sui denti anche a 14 anni</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Un sorriso perfetto e candido, senza l&#039;ombra di un difetto, da sfoggiare sui social rapidamente senza aspettare, per eventuali correzioni, i tempi spesso lunghi di cure ortodontiche comunque meno &#039;spettacolari&#039;. C&#039;è questo dietro l&#039;aumento di richieste per l&#039;applicazione delle cosiddette &#039;faccette dentali&#039;, che rivestono il dente e che permettono di avere un risultato estetico &quot;ottimale, con uno standard elevatissimo, grazie alle tecnologie e ai materiali di cui disponiamo oggi&quot;. E l&#039;età di chi le richiede &quot;si sta molto abbassando, parliamo anche di 14-15 anni&quot;. Un fenomeno non senza rischi, &quot;se la scelta non viene fatta con la necessaria valutazione dell&#039;odontoiatra&quot;, spiega all&#039;Adnkronos Salute Raoul D&#039;Alessio, noto professionista della capitale che è anche docente del master della Società italiana di odontoiatria forense (Siof) dedicato all&#039;etica della professione. E convito assertore &quot;dell&#039;estetica, in odontoiatria e non solo, che è fortemente legata all&#039;etica, nella sua corretta applicazione&quot;.         Il social, &quot;con la necessità di mostrare la propria immagine tanto perfetta da rasentare l&#039;irrealtà &#8211; continua D&#039;Alessio &#8211; sono sicuramente all&#039;origine di questo aumento di richieste, cresciute negli ultimi 5 anni di un buon 30%. Per molti sono particolarmente importanti, infatti, gli elementi di rapidità della &#039;correzione del sorriso&#039; con questa metodologia, che grazie all&#039;elevato miglioramento tecnologico, oggi può permettere l&#039;applicazione delle faccette in 2 sedute, con uno standard estetico elevatissimo&quot;.  In generale, quindi, precisa l&#039;odontoiatra, &quot;rappresentano una soluzione assolutamente innovativa. Con le nuove tecniche, usando le faccette in zirconio, in soli 0,2 millimetri e con una preparazione poco invasiva, che non danneggia lo smalto, è possibile avere un dente praticamente perfetto. Si tratta di una soluzione utilissima per la correzione dei denti in caso di discromie, rotture, spazi irregolari, denti malformati o irregolari&quot;.  Tecniche molto &#039;performanti&#039; dunque, scelte però anche in casi in cui potrebbero essere necessarie, invece, cure ortodontiche più lunghe. &quot;Questa ricerca di un risultato più immediato fa sì che alcune volte non vengano fatte le necessarie analisi e approfondimenti sulla salute della bocca. Il paziente si accontenta dei soli risultati estetici. E questo può avere conseguenze legate ai mancati interventi funzionali. In nome dell&#039;immediatezza e della perfezione (indotta da immagini spesso irrealistiche proposte in rete) si rischia di fare danni involontari, utilizzando tecniche non adatte al caso&quot;, aggiunge D&#039;Alessio che è anche coordinatore nazionale dei presidenti provinciali del Sindacato unitario specialità ortodonzia (Suso).  Le faccette possono essere di diversi materiali, con costi diversi, quelle di ceramica, ormai &#039;datate&#039; rispetto ai nuovi prodotti, costano, ognuna, dai 600 ad oltre 1.500 euro. &quot;Ma si può arrivare a oltre 2mila euro l&#039;una se parliamo di faccette digitali, ultrasottili in zirconio. Ovviamente si può usare un solo elemento per una discromia. Ma la linea più diffusa è coprire da canino a canino, sopra e sotto, quindi 12 denti&quot;, conclude l&#039;esperto.  &#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Un sorriso perfetto e candido, senza l&#039;ombra di un difetto, da sfoggiare sui social rapidamente senza aspettare, per eventuali correzioni, i tempi spesso lunghi di cure ortodontiche comunque meno &#039;spettacolari&#039;]]></excerpt>
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                <title>Sanità, Siaarti: ‘anestesisti merce rara ma serve riforma sistema post-laurea’</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Anestesisti, rianimatori, medici d&#039;urgenza e chirurghi sono ormai merce rara. Tuttavia, formare questi specializzandi anche in ospedali fuori rete formativa per colmare carenze di organico dovute ad anni di programmazione sbagliata ci lascia molto perplessi. La formazione sul campo e negli ospedali non è in discussione. Anzi, è fondamentale, ma occorre una riforma piena del sistema di formazione post-laurea Medicina che garantisca qualità della stessa, competenze e attività maturate sul campo&quot;. Così all&#039;Adnkronos Salute il presidente della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) Antonino Giarratano, commenta  l&#039;approvazione da parte del Senato del &#039;Decreto Pnrr&#039; che tanto preoccupa i medici specializzandi in cerca di una vera formazione post-laurea.  Per Giarratano &quot;occorre evitare che lo specializzando sia considerato una risorsa destinata a coprire buchi di organico del Servizio sanitario regionale in strutture periferiche prive di molte specialità, dove &#8211; sottolinea &#8211; per restare alla disciplina di Anestesia e rianimazione, farebbe un&#039;attività diversa e comunque priva di quelle specialità  necessarie alla sua formazione, non maturando competenze essenziali per chi poi dovrà da tali nuovi specialisti essere assistito e curato&quot;. Inoltre, &quot;con questo provvedimento &#8211; evidenzia il presidente di Siaarti &#8211; è stata tolta ai docenti la loro funzione di certificare le acquisizioni di competenze. Chi lo farà, soprattutto se in alcune reti gli specializzandi non le matureranno? Insistiamo, troviamo soluzioni complessive che garantiscano tutte le esigenze, del sistema sanitario e della formazione. O la fuga dalle iscrizioni in alcune specialità diventerà una emorragia&quot;. &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Anestesisti, rianimatori, medici d&#039;urgenza e chirurghi sono ormai merce rara]]></excerpt>
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                <modDate>Fri, 26 Apr 2024 17:58:19 +0200</modDate>
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                <title>I nani superlongevi dell’Ecuador hanno il cuore protetto, lo studio</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Sono poche centinaia in tutto il mondo, non più di 400-500. Portatori di una mutazione genetica rara che causa sì una malattia associata a una forma di nanismo (sindrome di Laron o Ghrd, deficit del recettore dell&#039;ormone della crescita), ma conferisce anche dei vantaggi: innanzitutto una super longevità (i topi con la stessa mutazione vivono il 40% in più) e poi un rischio molto basso di cancro e diabete di tipo 2, nonostante un tasso più alto di obesità, nonché cervelli più sani e migliori performance nei test cognitivi e di memoria. Ebbene, l&#039;ultima scoperta è che questa mutazione &#8211; identificata per la prima volta in un gruppo di ecuadoriani i cui antenati erano fuggiti dalla Spagna durante l&#039;Inquisizione oltre 3 secoli fa &#8211; sembra proteggere anche il cuore. Lo studio è pubblicato su &#039;Med&#039; e porta la firma del padre della dieta mima-digiuno Valter Longo, scienziato italiano docente di gerontologia negli Usa alla University of Southern California, e dell&#039;endocrinologo Jaime Guevara-Aguirre dell&#039;Universidad San Francisco de Quito, Ecuador.  Per 2 decenni Longo, Guevara-Aguirre e i loro team hanno indagato sulle condizioni di salute e i processi di invecchiamento delle persone con Ghrd. Scoprendo che la mutazione che le caratterizza riduce la capacità dell&#039;organismo di utilizzare l&#039;ormone della crescita, ma rappresenta una specie di &#039;scudo&#039; contro diverse patologie legate all&#039;età. Finora, però, il rischio di malattie cardiovascolari nella sindrome di Laron restava poco chiaro. Anzi, l&#039;idea era che negli esseri umani questa mutazione della longevità potesse aumentare i pericoli per cuore e vasi. Invece no.  I ricercatori hanno esaminato la funzione cardiovascolare, il danno all&#039;apparato e i fattori di rischio nei pazienti Ghrd e nei loro parenti. Le valutazioni si sono svolte in due fasi a Los Angeles e in Ecuador, coinvolgendo un totale di 51 persone di cui 24 con sindrome di Laron diagnosticata e 27 familiari senza sindrome (controlli). E&#039; risultato che &quot;i soggetti Ghrd &#8211; riportano gli autori &#8211; presentavano livelli di glicemia, resistenza all&#039;insulina e pressione sanguigna più bassi rispetto al gruppo di controllo. Avevano anche cuori più piccoli e carotidi meno spesse&quot;. Inoltre, &quot;nonostante livelli elevati di colesterolo &#039;cattivo&#039; Ldl, hanno mostrato una minor tendenza a sviluppare placche aterosclerotiche della carotide (7% vs 36%)&quot;. &quot;Questi risultati suggeriscono che gli individui con Ghrd hanno livelli normali o migliorati di fattori di rischio per patologie cardiovascolari rispetto ai loro familiari&quot; senza sindrome di Laron, afferma Longo, autore senior del nuovo lavoro.  &quot;Sebbene la popolazione testata sia ridotta &#8211; precisa lo scienziato &#8211; insieme agli studi su topi e altri organismi, questi dati sull&#039;uomo forniscono preziose informazioni sugli effetti della carenza del recettore dell&#039;ormone della crescita per la salute, e suggeriscono che farmaci o interventi dietetici che determinano effetti simili potrebbero ridurre l&#039;incidenza di malattia e potenzialmente prolungare la longevità&quot;. &#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Sono poche centinaia in tutto il mondo, non più di 400-500]]></excerpt>
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                <title>Università, Siaarti: ‘abolizione numero chiuso Medicina mette atenei in difficoltà’</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Come Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva diciamo &#039;no&#039; ai test che selezionano i fortunati anziché i più preparati. Ma diciamo &#039;no&#039; anche ad un provvedimento che mette in difficoltà le università italiane, perché per carenze di aule e di docenti non sono pronte a ricevere circa 50mila iscritti alle Facoltà di Medicina e chirurgia, Medicina veterinaria e Odontoiatria e protesi dentaria. Per garantire il sistema approvato in Senato, occorrerebbero investimenti sull&#039;università. Una situazione che, altrimenti, creerebbe il caos e sempre più disparità di accesso, dopo il primo anno&quot;. Così all&#039;Adnkronos Salute il presidente della Siaarti Antonino Giarratano, dopo il via libera al testo base per la riforma dell&#039;ingresso a Medicina adottato all&#039;unanimità dal Senato, che abolisce dal prossimo anno i test d&#039;ingresso, con un&#039;apertura a tutti nel primo semestre e la prosecuzione del percorso formativo in base ai risultati ottenuti, mantenendo programmazione e graduatoria. Come Siaarti siamo invece &quot;a favore di un modello che permetta a tutti coloro che lo meritano di entrare in Medicina &#8211; aggiunge Giarratano &#8211; ferma restando la necessità di una programmazione che non crei una pletora di medici &#039;formati per corrispondenza o a distanza&#039;, quindi online per mancanza di aule e docenti in presenza. Occorre rivedere e abolire l&#039;attuale sistema dei test e al tempo stesso investire su università e formazione creando sistemi equi di valutazione&quot;.  &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Come Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva diciamo &#039;no&#039; ai test che selezionano i fortunati anziché i più preparati]]></excerpt>
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                <title>Università, Salutequità:’in Italia mancano specialisti mirati e attrattività Ssn’</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Abolendo il numero chiuso alla Facoltà di Medicina non si risolvono i problemi dell&#039;assistenza e si rischia anche di creare medici disoccupati. Questo perché l&#039;Italia, secondo gli ultimi dati Ocse al 2023, ha 4,3 medici ogni mille abitanti rispetto a una media europea di 4, quindi già oggi come numero assoluto in eccesso. Quello che manca invece sono gli specialisti &#039;mirati&#039; in settori come emergenza, geriatria, anestesia, rianimazione, cure palliative e la stessa medicina generale, dove l&#039;età porterà presto a una forte carenza di queste figure professionali sul territorio&quot;. Così all&#039;Adnkronos Salute il presidente di Salutequità Tonino Aceti, dopo il via libera al testo base per la riforma dell&#039;ingresso a Medicina adottato all&#039;unanimità dal Senato, che abolisce dal prossimo anno i test d&#039;ingresso, con un&#039;apertura a tutti nel primo semestre e la prosecuzione del percorso formativo in base ai risultati ottenuti, mantenendo programmazione e graduatoria. &quot;Al contrario, abbiamo una fortissima carenza di infermieri che oggi, sempre secondo il dato Ocse, sono in Italia 6,4 ogni mille abitanti contro la media europea di 9,5 &#8211; sottolinea Aceti &#8211; Anche in questo caso lavorare solo sull&#039;incremento dei posti disponibili per i percorsi universitari non risolverebbe il problema delle carenze infermieristiche. Infatti, la media nazionale delle domande dell&#039;iscrizione ad infermieristica è di 1,2 domande per posto messo a bando, e in alcune regioni non è stata raggiunta neanche 1 domanda per 1 posto&quot;. Per questi motivi, &quot;occorre mettere in campo politiche e provvedimenti concreti volti a strutturare un percorso che punti a 5 obiettivi&quot;, elenca l&#039;esperto. &quot;1. Maggior benessere organizzativo (oggi il burnout regna sovrano nelle professioni sanitarie tutte sottostimate come organici); 2. Più coraggio per innovare i modelli organizzativi e professionali al fine di renderli veramente al passo con i bisogni dei pazienti e del Servizio sanitario nazionale; 3. Più sicurezza per i professionisti oggetto di costanti e ripetute aggressioni verbali e fisiche; 4. Maggiori retribuzioni per rendere attrattivo il servizio pubblico rispetto al privato e più conveniente lavorare in Italia rispetto che andare all&#039;estero; 5. Politiche fiscali diverse che consentano non solo di alleggerire il peso per gli studenti&quot;, ma anche di &quot;invogliare al rientro nel nostro Paese gli oltre 25.000 medici e 30.000 infermieri laureati in Italia &#8211; dove la formazione è tra le migliori al mondo, come tutti ci riconoscono, e che è costata oltre 5 miliardi per queste due professioni &#8211; che oggi lavorano altrove, con maggiori guadagni e un futuro/carriera assicurato&quot;. &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Abolendo il numero chiuso alla Facoltà di Medicina non si risolvono i problemi dell&#039;assistenza e si rischia anche di creare medici disoccupati]]></excerpt>
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                <type>post</type>
                <title>Simg, ‘morbillo e pertosse in aumento anche in Italia, vaccinare bimbi e adulti’</title>
                <link>https://corriereempolese.it/italia-mondo/salute-benessere/simg-morbillo-e-pertosse-in-aumento-anche-in-italia-vaccinare-bimbi-e-adulti/</link>
                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Morbillo e pertosse sono in aumento in Europa e l’Italia non fa eccezione. I dati pubblicati dal Centro europeo di prevenzione e controllo delle malattie (Ecdc) in occasione della Settimana europea dell&#039;immunizzazione, nonché quelli rilevati dall’Iss per l’Italia mostrano in ogni fascia d’età un aumento dei contagi e un calo delle vaccinazioni:  queste infezioni possono così circolare, lasciando i soggetti fragili esposti in un contesto dove l’immunità di comunità &#8211; garantita da un’ampia copertura vaccinale – non si concretizza. Per questo la Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie (Simg) si affianca alla Società italiana di pediatria nell’invito alla vaccinazione dei più piccoli per tutte le malattie prevenibili con vaccino e aggiunge che è fondamentale che gli adulti si adeguino con i richiami necessari. I casi di morbillo &#8211; ricorda una nota della Simg &#8211; sono aumentati di 60 volte nella regione europea dell&#039;Oms; secondo l’Ecd, dal 2023 sono in aumento in diversi Paesi dell’Ue. Tra marzo 2023 e fine febbraio 2024 sono stati segnalati almeno 5.770 casi di morbillo, con almeno 5 decessi. In Italia dal primo gennaio al 31 marzo 2024 sono stati notificati 213 casi di morbillo (34 a gennaio, 93 a febbraio, 86 a marzo). L’88% era non vaccinato al momento del contagio. 56 casi (26,3%) hanno riportato almeno una complicanza, inclusi 23 casi di polmonite e un caso di encefalite in un giovane adulto, non vaccinato. Il rischio più elevato è per i bambini con meno di un anno, che sono troppo piccoli per essere vaccinati, e per i soggetti fragili immunocompromessi che non possono ricevere il vaccino. Queste popolazioni dovrebbero essere protette dall&#039;immunità di comunità: il morbillo si diffonde molto facilmente, quindi per interrompere la trasmissione è essenziale una copertura vaccinale almeno del 95% della popolazione.  Inoltre, dalla metà del 2023, come fa notare l&#039;Ecdc &#8211; dettaglia la nota &#8211; è anche stato segnalato un aumento dei casi di pertosse in diversi Paesi dell&#039;Ue, con dati preliminari che indicano casi più che decuplicati nel 2023 e nel 2024 rispetto al 2022 e al 2021.  &quot;I numeri preoccupanti relativi alla diffusione di morbillo e pertosse &#8211; spiega Alessandro Rossi, presidente Simg &#8211; ci inducono a raccomandare fortemente le relative vaccinazioni non solo ai bambini, per i quali ci sono gli appuntamenti del calendario vaccinale, ma anche per gli adulti che non siano coperti o che necessitino di un richiamo. La vaccinazione, infatti, non è una protezione solo individuale, ma riguarda anche i soggetti che non possono riceverla per problemi di immunocompromissione e rischiano di contrarre il morbillo patendone conseguenze gravi, talvolta letali, proprio come sta avvenendo&quot;.  Il richiamo vaccinale contro il morbillo &quot;è indicato per il personale sanitario, per i pazienti fragili, per le donne che programmano una gravidanza &#8211; sottolinea Rossi &#8211; Per quanto riguarda la pertosse, ogni dieci anni l’adulto deve sottoporsi alla somministrazione di una dose triplice di vaccino contro difterite-tetano-pertosse. Oltre al tetano, che ogni anno provoca alcuni decessi , è necessario proteggersi contro la pertosse, che provoca gravi rischi soprattutto per neonati, pazienti cardiopatici, con malattie respiratorie gravi, diabetici&quot;. Il rischio &quot;è anche di confondere la patologia con una tosse prolungata, sottovalutando le pericolose conseguenze&quot;, conclude. &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Morbillo e pertosse sono in aumento in Europa e l’Italia non fa eccezione]]></excerpt>
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                <modDate>Fri, 26 Apr 2024 14:06:18 +0200</modDate>
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                <title>In 10 anni +34% allergie alimentari per i piccoli italiani, +120% in ‘under 3’</title>
                <link>https://corriereempolese.it/italia-mondo/salute-benessere/in-10-anni-34-allergie-alimentari-per-i-piccoli-italiani-120-in-under-3/</link>
                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Crescono le allergie alimentari in Italia, con un incremento del 34% in 10 anni che arriva al +120,8% per i bambini sotto i 3 anni. I &#039;responsabili&#039; principali sono il latte (55%), le uova (33%) e la frutta secca (24%). Un problema che nei bimbi aumenta in tutto il mondo ma per la prima volta un’indagine tutta italiana, condotta nella regione Campania, fotografa l’andamento del fenomeno negli ultimi 10 anni nel nostro Paese. I risultati dello studio Epifa (Epidemiology of Paediatric Italian Food Allergy), promosso dalla Società italiana di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica (Sigenp) e coordinato da Roberto Berni Canani, docente di pediatria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, sono stati pubblicati sull’ultimo numero del &#039;Journal of Allergy and Clinical Immunology Global&#039;, organo ufficiale dell’Accademia americana di allergologia e immunologia clinica.  &quot;Sono sempre maggiori le evidenze che fattori ambientali legati all’eccessivo uso di farmaci antibiotici e di cibi ultra processati possono essere responsabili dell’aumento di prevalenza e gravità delle allergie alimentari e di tante altre patologie croniche dell’età pediatrici&quot;, evidenzia Claudio Romano, presidente Sigenp. I dati sono preoccupanti: &quot;il nostro studio, condotto dal 2009 al 2021 in tutte le province della Campania &#8211; sottolinea Berni Canani &#8211; è stato realizzato grazie alla collaborazione di 10 pediatri di famiglia sul territorio, 2 per ogni provincia. Monitorando per un decennio (2009-2021) un campione di 105.151 bambini di età compresa tra 0 e 14 anni è stato osservato un aumento progressivo della prevalenza delle allergie alimentari in età pediatrica, con un aumento maggiore nei bambini di età inferiore ai 3 anni&quot;.  &quot;Un bambino su 4, tra quelli che hanno sviluppato allergia alimentare &#8211; continua l&#039;esperto &#8211; ha presentato storia di shock anafilattico confermando un trend in aumento non solo della prevalenza ma anche della severità delle allergie alimentari in età pediatrica nel nostro Paese, in linea con precedenti dati ottenuti dal medesimo gruppo di ricerca interrogando il database del ministero della Salute dove si era rilevato un aumento del 400% dei casi di accessi in pronto soccorso in Italia per anafilassi da cibo nell’ultimo decennio&quot;.  I risultati ottenuti con la ricerca in Campania, secondo Roberto Berni Canani, rispecchiano la realtà delle altre regioni italiane. &quot;Estendendo questi risultati alla popolazione pediatrica generale italiana per un totale di 7.636.545 bambini e ragazzi fino ai 14 anni, stimiamo che attualmente vi siano oltre 92.000 bambini in Italia affetti da allergia alimentare&quot; Alla base dell&#039;aumento vertiginoso di questo fenomeno ci sono &quot;cause molteplici, da una eccessiva prescrizione di antibiotici e farmaci inibitori dell’acidità gastrica, all’uso di disinfettanti e antisettici. Ma un ruolo di grande importanza nel favorire la comparsa di allergie alimentari è dato dall’aumento continuo e inarrestabile del consumo di alimenti ultraprocessati in età pediatrica già a partire dal primo anno di vita. Questi alimenti ultraprocessati, il cosiddetto &#039;cibo spazzatura&#039; che in Italia, così come in altri paesi come gli Stati Uniti o l’Australia, viene consumato sempre di più dai bambini, anche dai più piccoli, sono in grado di alterare il sistema immunitario e scatenare la comparsa di allergie&quot;,  conclude Berni Canani.  &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Crescono le allergie alimentari in Italia, con un incremento del 34% in 10 anni che arriva al +120,8% per i bambini sotto i 3 anni]]></excerpt>
                <metadDscription><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Crescono le allergie alimentari in Italia, con un incremento del 34% in 10 anni che arriva al +120,8% per i bambini sotto i 3 anni]]></metadDscription>
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                <modDate>Fri, 26 Apr 2024 11:12:23 +0200</modDate>
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                <title>Maria protesi d’anca a 101 anni, in piedi a 36 ore dall’intervento</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; E&#039; arrivata in ospedale con una frattura del collo del femore, è stata operata per l&#039;impianto di una protesi d&#039;anca e a 36 ore dall&#039;intervento era già in piedi. Segni particolari della paziente? Ha 101 anni. A raccontare la storia della signora Maria (nome di fantasia) è l&#039;ospedale Bassini di Cinisello Balsamo, hinterland milanese, che ha seguito il caso. Per la donna un&#039;operazione molto rapida, le cure di un team esperto e una ripresa in tempi record per una centenaria.  L&#039;intervento, spiegano dalla struttura, è stato eseguito in urgenza e ha visto all&#039;opera l&#039;équipe di ortopedici e anestesisti guidati da Roberto Vanelli, direttore Ortopedia, e Angelo Pezzi, direttore Anestesia e Rianimazione del Bassini. &quot;Un intervento di 45 minuti &#8211; riferisce Vanelli &#8211; di protesi all&#039;anca per la sostituzione delle testa del femore in anestesia spinale&quot;. Intervento, aggiunge, &quot;perfettamente riuscito, senza complicanze, grazie al lavoro di squadra e alla consolidata esperienza delle nostre équipe&quot;. A sole 36 ore dall&#039;intervento, dunque, la signora Maria ha mosso i primi passi in reparto, accompagnata dai fisioterapisti guidati da Elena Parolo, direttore Riabilitazione. &quot;Una ripresa cosi precoce della deambulazione in pazienti grandi anziani &#8211; sottolinea Vanelli &#8211; dipende da diversi fattori tra cui il trattamento chirurgico tempestivo, una assistenza infermieristica fondamentale nei termini di assistenza generale, nursing specialistico e collaborazione con i fisioterapisti per la mobilizzazione precoce e il ruolo fondamentale degli anestesisti nella gestione del dolore&quot;. &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; E&#039; arrivata in ospedale con una frattura del collo del femore, è stata operata per l&#039;impianto di una protesi d&#039;anca e a 36 ore dall&#039;intervento era già in piedi]]></excerpt>
                <metadDscription><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; E&#039; arrivata in ospedale con una frattura del collo del femore, è stata operata per l&#039;impianto di una protesi d&#039;anca e a 36 ore dall&#039;intervento era già in piedi]]></metadDscription>
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                <title>Trapianti, seconda paziente riceve rene maiale negli Usa, operata anche al cuore</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Lisa Pisano, 54 anni, originaria del New Jersey, gravemente malata, rischiava di morire. &quot;Ho capito che non mi restava molto tempo&quot;. &quot;Ero praticamente finita. Non potevo salire le scale, non potevo guidare, non potevo giocare con i miei nipoti. E&#039; arrivata un&#039;opportunità e l&#039;ho colta&quot;, ha raccontato, come riportano i media Usa. E&#039; così che è diventata la seconda paziente a sottoporsi a un trapianto di rene di maiale geneticamente modificato, la prima ad essere operata per l&#039;impianto di una pompa meccanica al cuore e poi, dopo circa una settimana, a ricevere anche l&#039;organo suino, incluso per la prima volta anche la ghiandola del timo del maiale, per aiutare contro il rigetto. A illustrare l&#039;intervento sono stati i chirurghi della Nyu (New York University) Langone Health di New York, che hanno eseguito le procedure. Si tratta di un nuovo traguardo, spiegano gli esperti. E i casi di trapianti da animale a uomo, xenotrapianti, continuano a crescere. Appena il mese scorso erano stati i chirurghi del Massachusetts General Hospital di Boston a trapiantare un rene di maiale su un paziente 62enne, prima mondiale. Arriva adesso il secondo intervento di questo tipo. Dopo anni e anni di studi su questa procedura, e di fallimenti in gran parte dovuti al sistema immunitario umano che attacca i tessuti estranei, gli scienziati hanno seguito la via di utilizzare un&#039;alterazione genetica per migliorare l&#039;abbinamento degli organi animali all&#039;uomo.  Lisa &quot;sta procedendo molto bene&quot; nel recupero, ha spiegato Robert Montgomery, direttore del Nyu Langone Transplant Institute, secondo quanto si legge su &#039;Cbs News&#039;. E anche la stessa paziente conferma di sentirsi &quot;alla grande oggi rispetto agli altri giorni&quot;. La donna, affetta da insufficienza renale e cardiaca, è stata sottoposta nel dettaglio prima a un intervento per il posizionamento di un dispositivo di assistenza ventricolare sinistra. Questo tipo di interventi chirurgici consecutivi sono molto insoliti, se non senza precedenti, ha spiegato Nader Moazami, Grossman School of Medicine della New York University, come riporta il &#039;New York Times&#039;. Poi è stata la volta dello xenotrapianto che ha incluso anche la ghiandola del timo, posta sotto il rene trapiantato e in grado, secondo gli esperti, di riprogrammare il sistema immunitario del paziente in modo che non rigetti l&#039;organo del maiale. Si tratta di un intervento considerato sperimentale, autorizzato dall&#039;Institutional Review Board della Nyu Langone e approvato nell&#039;ambito del programma di uso compassionevole, o accesso ampliato, della Food and Drug Administration (Fda) per pazienti con condizioni gravi o potenzialmente letali. &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Lisa Pisano, 54 anni, originaria del New Jersey, gravemente malata, rischiava di morire]]></excerpt>
                <metadDscription><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Lisa Pisano, 54 anni, originaria del New Jersey, gravemente malata, rischiava di morire]]></metadDscription>
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                                                                                <pubDate>Fri, 26 Apr 2024 11:03:44 +0200</pubDate>
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                <title>25 aprile, il pediatra: “Ecco come spiegarlo ai bambini”</title>
                <link>https://corriereempolese.it/italia-mondo/salute-benessere/25-aprile-il-pediatra-ecco-come-spiegarlo-ai-bambini/</link>
                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; 25 aprile data importante per gli italiani. E, come tutti gli anni, al centro in questi giorni di dibattiti, ricordi, commemorazioni. Ma come spiegarlo ai bambini che ci chiedono chiarimenti? &quot;Per ogni età c&#039;è il giusto modo di raccontarlo, a seconda della fase evolutiva&quot;, spiega all&#039;Adnkronos Salute Italo Farnetani, docente di Pediatria dell&#039;Università Ludes-United Campus of Malta.  &quot;Ai bambini di meno di 10 anni, per esempio &#8211; suggerisce il medico &#8211; direi semplicemente che in questo giorno è finita la guerra che veniva combattuta in Italia. Bisogna tener conto del fatto che in questa fascia di età i bambini ragionano per operazioni concrete, su ciò che vedono e che gli va spiegato nella sua concretezza. Possiamo raccontargli, quindi, che nel nostro Paese c&#039;era una guerra come quelle che vedono in televisione e il 25 aprile se ne festeggia la fine&quot;. Dagli 11 anni in poi, soprattutto a chi frequenta le scuole superiori, prosegue Farnetani, &quot;si può parlare con i ragazzi dei contenuti ideali, politici, legati alla Festa della liberazione&quot;. Mentre &quot;dai 14 anni in su, cioè quando l&#039;adolescente entra nella fase delle &#039;operazioni formali&#039;, il discorso può ampliarsi ai concetti di pace, guerra, libertà, dittatura, diritti umani, cioè fare un discorso formativo. In questa fase dell&#039;adolescenza, in cui predominano i concetti di bene e male, giustizia e ingiustizia &#8211; sottolinea il pediatra &#8211; si fa strada una visione utopica della realtà. Gli adulti, considerando questa particolare fase dello sviluppo del ragionamento degli adolescenti, possono aiutare i ragazzi a fare un&#039;analisi oggettiva di ciò che è avvenuto il 25 aprile perché possa partire da una valutazione storica, etica e politica dei fatti per farsi, autonomamente, un&#039;idea precisa dell&#039;origine e delle motivazioni del significato simbolico della data. Successivamente potrà esaminare i decenni successivi della storia della politica italiana&quot;.  Un&#039;informazione che tenga conto delle fasi evolutive, conclude Farnetani, è una modalità utile a fornire &quot;all&#039;adolescente strumenti per capire le problematiche alla radice. In caso contrario, si rischia di proporre concetti preconfezionati o di parte che non aiutano lo sviluppo della persona&quot;.  &#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; 25 aprile data importante per gli italiani]]></excerpt>
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                <author>REDAZIONE</author>
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                <title>Alimenti, Nas e Icorf sequestrano 200 tonnellate di latte e derivati</title>
                <link>https://corriereempolese.it/italia-mondo/salute-benessere/alimenti-nas-e-icorf-sequestrano-200-tonnellate-di-latte-e-derivati/</link>
                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; La procura di Pesaro ha delegato al comando carabinieri Nas di Ancona e all&#039;Unità investigativa centrale dell&#039;Icorf le attività di perquisizione e sequestro a carico di 10 persone fisiche e 3 società, al fine di bloccare un complesso fenomeno di adulterazione nel settore lattiero caseario.  Le attività di ricerca e sequestro sono state eseguite nella provincia di Pesaro e in altre località della regione Marche, oltre che in altri obiettivi sul territorio nazionale, e hanno impegnato oltre 60 ufficiali di polizia giudiziaria tra carabinieri del Nas e ispettori dell&#039;Ispettorato repressione frodi. Nel corso dell&#039;attività la polizia giudiziaria delegata ha rinvenuto e sequestrato circa 90 tonnellate di latte e circa 110 tonnellate di prodotti lattiero caseari, oltre che circa 2,5 tonnellate sostanze sofisticanti per un valore complessivo pari a poco meno di 800mila euro.  Le indagini dirette dalla procura mirano ad accertare l&#039;utilizzo di sostanze sofisticanti e adulteranti nel circuito produttivo di prodotti lattiero caseari di grande distribuzione.  &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; La procura di Pesaro ha delegato al comando carabinieri Nas di Ancona e all&#039;Unità investigativa centrale dell&#039;Icorf le attività di perquisizione e sequestro a carico di 10 persone fisiche e 3 società, al fine di bloccare un complesso fenomeno di adulterazione nel settore lattiero caseario]]></excerpt>
                <metadDscription><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; La procura di Pesaro ha delegato al comando carabinieri Nas di Ancona e all&#039;Unità investigativa centrale dell&#039;Icorf le attività di perquisizione e sequestro a carico di 10 persone fisiche e 3 società, al fine di bloccare un complesso fenomeno di adulterazione nel settore lattiero caseario]]></metadDscription>
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                <modDate>Wed, 24 Apr 2024 15:13:41 +0200</modDate>
                <author>REDAZIONE</author>
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                <title>Green pass, Ricciardi: “Il no dell’Italia è una scelta grave”</title>
                <link>https://corriereempolese.it/italia-mondo/salute-benessere/green-pass-ricciardi-il-no-dellitalia-e-una-scelta-grave/</link>
                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
&quot;Considero molto grave quello che è successo ieri in Parlamento, con un voto che ha sancito come l&#039;Italia sarà l&#039;unico Paese che non aderisce alla rete globale di sorveglianza sanitaria, attraverso il no al cosiddetto Green pass dell&#039;Organizzazione mondiale della sanità. In questo modo verrà tagliata fuori da tutti i meccanismi informativi di controllo. Questo ci isola notevolmente nei già non facili tentativi di sorveglianza e di prevenzione sanitaria&quot; Lo spiega all&#039;Adnkronos Salute Walter Ricciardi, docente di Igiene all&#039;università Cattolica di Roma, in merito al via libera al decreto Pnrr che conteneva, tra le altre cose, anche la cancellazione della partecipazione del nostro Paese al sistema di certificazione sanitaria digitale che l&#039;Oms sta costruendo.    Ricciardi sottolinea le connessioni che la sanità pubblica ha con il resto del mondo, ricordando le preoccupazioni legate ad esempio all&#039;epidemia di aviaria in corso negli Stati Uniti. &quot;Sembra che non abbiamo imparato niente dal Covid&quot;, aggiunge e ricorda anche come la sorveglianza sanitaria abbia un&#039;importanza strategica anche sul piano economico. &quot;Lo vediamo con quello che sta succedendo in questo momento a Parma,  con la peste suina. Ora sono tutti allarmati, ma l&#039;allarme era stato lanciato dagli addetti ai lavori settimane fa. Conseguenze? Tutte le esportazioni di prosciutto di Parma sono bloccate. Una catastrofe economica legata, purtroppo, alla mancata sorveglianza e prevenzione&quot;.  In quest&#039;ottica &quot;la decisione del Parlamento di ieri è stata una brutta pagina, per la scienza e per la sanità pubblica &#8211; afferma Ricciardi &#8211; perché di fatto siamo tagliati fuori da un sistema informativo globale in cui le epidemie e le pandemie, come stiamo vedendo, sono globali. E rimanere fuori significa isolarci e auto-condannarci a navigare senza la bussola dei collegamenti internazionali&quot;.  Ricciardi si sofferma anche su un altro tema: negli Usa tracce di virus aviario sono state trovate in campioni di latte pastorizzato. &quot;Rappresentano un segnale da non sottovalutare&quot;, dice. Sul fronte dell&#039;epidemia in corso negli allevamenti statunitensi, si registra infatti &quot;una situazione preoccupante, peraltro in questo momento non gestita bene dalle autorità sanitarie americane che l&#039;hanno sottovalutata, a detta di tutti gli scienziati americani&quot;.  &quot;E&#039; una situazione da tenere sotto controllo &#8211; continua Ricciardi &#8211; che segnala un rischio vero di spillover&quot;, il passaggio del patogeno da una specie all&#039;altra con il pericolo di innescare una nuova pandemia. &quot;Dobbiamo essere molto attenti a sorvegliare &#8211; sottolinea &#8211; e anche, come Paese, a tenerci agganciati al sistema di sorveglianza mondiale. Non aver aderito al cosiddetto &#039;Green pass globale&#039; dell&#039;Organizzazione mondiale della sanità, come ha sancito il voto al decreto Pnrr ieri Parlamento, non è &#8211; in questo contesto &#8211; una buona notizia per noi&quot;.   &#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211;
Considero molto grave quello che è successo ieri in Parlamento, con un voto che ha sancito come l&#039;Italia sarà l&#039;unico Paese che non aderisce alla rete globale di sorveglianza sanitaria, attraverso il no al cosiddetto Green pass dell&#039;Organizzazione mondiale della sanità]]></excerpt>
                <metadDscription><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Considero molto grave quello che è successo ieri in Parlamento, con un voto che ha sancito come l&#039;Italia sarà l&#039;unico Paese che non aderisce alla rete globale di sorveglianza sanitaria, attraverso il no al cosiddetto Green pass dell&#039;Organizzazione mondiale della sanità]]></metadDscription>
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                <author>REDAZIONE</author>
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                <title>Platinette testimonial di Alice per la prevenzione dell’ictus</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Era marzo 2023, mi trovavo a casa dove mi stavo preparando per un musical, quando non sono più riuscito ad articolare le parole. E&#039; stato grazie alla prontezza della persona che era con me e alla tempestività dei soccorsi che ho potuto evitare conseguenze ancora più gravi&quot;. Mauro Coruzzi, in arte Platinette, ricorda così l&#039;ictus che lo ha colpito un anno fa. &quot;Affrontare e superare un evento traumatico come questo mi ha fatto sentire forte la necessità di dare il mio contributo&quot; per sensibilizzare i cittadini su una malattia che ogni anno cambia la vita a circa 100mila persone solo nel nostro Paese. Il conduttore è il nuovo testimonial di Alice Italia Odv, Associazione italiana per la lotta all&#039;ictus cerebrale, che annuncia la collaborazione nel mese di aprile, dedicato alla prevenzione della patologia.  &quot;Ora posso dire di stare bene, sono autosufficiente, riesco a muovermi, faccio le scale, anche se lentamente. Ho lavorato e continuo a lavorare per recuperare al meglio l&#039;uso della parola che per me, come per Andrea Vianello&quot; presidente di Alice, &quot;è uno strumento fondamentale&quot;, racconta Coruzzi che ha deciso di &quot;sostenere, nel mio piccolo, questa associazione che da anni si impegna in campagne di informazione rivolte ai cittadini sulla conoscenza dell&#039;ictus cerebrale, dei fattori di rischio che ne favoriscono l&#039;insorgenza e su cosa fare se si riconoscono i sintomi&quot;. Perché, l&#039;ictus cerebrale è una malattia strettamente tempo-dipendente: &quot;Ogni minuto è fondamentale &#8211; avverte Alice &#8211; Più precocemente si interviene, migliori possono essere i risultati ottenuti grazie alle terapie disponibili&quot;. Tenere sotto controllo fibrillazione atriale, pressione arteriosa, colesterolo e glicemia sono alcune delle prime regole per abbattere il rischio di ictus. Oltre a non fumare, non consumare alcolici in eccesso, non fare uso di droghe, svolgere un&#039;attività fisica moderata e costante, seguire una dieta sana ed equilibrata, riducendo il sale negli alimenti e monitorando il proprio peso. &quot;Modificare il proprio stile di vita, curando alcune patologie che ne possono essere causa &#8211; sottolinea Alice &#8211; significa effettuare una prevenzione attiva alla portata di tutti, mettendo in atto tutte le strategie necessarie per evitare l&#039;ictus e le sue conseguenze&quot;. &quot;Siamo estremamente grati a Mauro Coruzzi per la disponibilità a sostenere la nostra associazione nella sua costante lotta contro l&#039;ictus cerebrale&quot;, dichiara Vianello. &quot;La parola ictus spaventa molto &#8211; evidenzia &#8211; è ancora considerata tabù nonostante rappresenti, nel nostro Paese, la prima causa di disabilità e la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie&quot;.  &quot;Io e Mauro siamo &#039;colleghi di ictus&#039;, condividiamo un percorso di guarigione lungo, faticoso e che spesso può risultare avvilente, ma siamo qui a portare la nostra esperienza, perché di ictus bisogna parlarne &#8211; esorta il presidente di Alice &#8211; senza paura e senza vergogna&quot;. &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
]]></description>
                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Era marzo 2023, mi trovavo a casa dove mi stavo preparando per un musical, quando non sono più riuscito ad articolare le parole]]></excerpt>
                <metadDscription><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Era marzo 2023, mi trovavo a casa dove mi stavo preparando per un musical, quando non sono più riuscito ad articolare le parole]]></metadDscription>
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                                                                                <pubDate>Wed, 24 Apr 2024 10:37:33 +0200</pubDate>
                <modDate>Wed, 24 Apr 2024 10:37:33 +0200</modDate>
                <author>REDAZIONE</author>
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                <title>Vaccini, Barretta (Fimp): “Con Meningioca noi pediatri ci aggiorniamo imitando i bambini”</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Trovare informazioni sulle vaccinazioni dell’adolescente, capire l’importanza di vaccinare contro il meningococco di tipo B a questa età e molto altro. Sono solo alcuni aspetti di ‘Meningioca’, un gioco didattico per i pediatri, “per aggiornarsi imitando i metodi di apprendimento dei bambini. ‘Meningioca’ è destinato ai pediatri di famiglia ed è focalizzato sui bilanci di salute, la vaccinazione e il meningococco B. Lo abbiamo messo a punto perché il gioco rende i contenuti più facili da ricordare, offre una misura per i progressi raggiunti e favorisce una sana competizione” conferma all’Adnkronos Salute Martino Barretta, coordinatore del gruppo di lavoro “Vaccini ed immunizzazioni Fimp” Federazione italiana medici pediatri in occasione della Giornata mondiale della meningite, che si celebra oggi 24 aprile, istituita per diffondere una maggiore consapevolezza. L&#039;obiettivo di &#039;Meningioca&#039;, che richiama il gioco dell&#039;oca, è quello di sensibilizzare i pediatri riguardo la gestione corretta del bilancio di salute non solo con il monitoraggio della crescita e innalzare le coperture vaccinali. &quot;Purtroppo, la fiducia nei vaccini è al 73% &#8211; spiega Barretta &#8211; ecco perché a ogni incontro con i genitori, i cosiddetti &#039;bilanci di salute&#039;, dobbiamo promuovere la vaccinazione, perché la relazione è l&#039;antidoto alla disinformazione per riuscire a incidere su genitori che esitano o che manifestano una certa ‘stanchezza’ verso i vaccini. Noi pediatri dobbiamo informare sull&#039;efficacia e sicurezza della vaccinazione, spiegando che i bambini devono essere vaccinati prima possibile, prima dell&#039;incidenza massima della malattia&quot;. Ci sono poi gli adolescenti, tra ‘i più a rischio di contrarre il batterio meningococco di tipo B se non coperti da vaccino – aggiunge l’esperto &#8211; E per gli adolescenti, viste le basse coperture vaccinali, il momento dell&#039;incontro per il bilancio di salute è fondamentale, si confrontano direttamente con il pediatra senza il necessario filtro di genitori&quot; e nonni ma &quot;è necessario &#8211; avverte Barretta &#8211; coinvolgere tutta la categoria dei pediatri per facilitare l&#039;accesso alla vaccinazione, per completare i cicli o effettuare i richiami. ‘Meningioca’ ci aiuta a fare formazione ma, soprattutto, anche a capire il mondo degli adolescenti”. &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
]]></description>
                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Trovare informazioni sulle vaccinazioni dell’adolescente, capire l’importanza di vaccinare contro il meningococco di tipo B a questa età e molto altro]]></excerpt>
                <metadDscription><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Trovare informazioni sulle vaccinazioni dell’adolescente, capire l’importanza di vaccinare contro il meningococco di tipo B a questa età e molto altro]]></metadDscription>
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                                                                                <pubDate>Wed, 24 Apr 2024 09:38:32 +0200</pubDate>
                <modDate>Wed, 24 Apr 2024 09:38:32 +0200</modDate>
                <author>REDAZIONE</author>
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                <title>Celiachia, accordo Fipe-Aic per sensibilizzazione e tutela pazienti</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Promuovere una maggiore conoscenza della celiachia nei pubblici esercizi d&#039;Italia e garantire ai clienti che ne soffrono massima attenzione e qualità nel servizio. E&#039; l&#039;obiettivo di un protocollo d&#039;intesa firmato oggi a Roma da Fipe-Confcommercio e Aic-Associazione italiana celiachia. L&#039;accordo è stato presentato e sottoscritto da Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio, e Rossella Valmarana, presidente Aic, durante un evento al quale hanno partecipato la senatrice Elena Murelli, presidente dell&#039;Intergruppo parlamentare su celiachia, allergie alimentari e Afms (Alimenti a fini medici speciali) e capogruppo della Lega in Commissione Salute; Roberto Calugi, direttore generale di Fipe-Confcommercio; Sergio Paolantoni, presidente di Fipe Roma; Caterina Pilo, direttore generale di Aic; Susanna Neuhold, responsabile nazionale Qualità &amp; sicurezza Alimentare Aic. Fipe e Aic &#8211; spiega una nota &#8211; si impegneranno per sensibilizzare le imprese associate alla Federazione ai temi legati alla celiachia e alla dieta senza glutine, e per promuovere la conoscenza del programma Afc (Alimentazione fuori casa) di Aic quale utile strumento informativo di accoglienza in sicurezza per la salute della clientela celiaca e supporto per le imprese associate al sistema Fipe-Confcommercio nella strutturazione di un&#039;offerta sicura e di qualità, che sappia valorizzare appieno la ricca varietà delle ricette gluten free. L&#039;iniziativa punta inoltre a mettere gli imprenditori a conoscenza delle azioni pratiche da intraprendere per garantire la massima sicurezza per la clientela celiaca. Il protocollo nasce dall&#039;esigenza di fare in modo che chi soffre di celiachia possa sentirsi a suo agio e al sicuro nel maggior numero di esercizi del Paese. L&#039;indagine 2023 su Ristorazione e celiachia, commissionata da Aic e realizzata da un&#039;azienda specializzata in studi e ricerche di mercato, ha rilevato infatti una serie di differenze sostanziali nell&#039;approccio al servizio senza glutine tra i locali aderenti al programma Afc dell&#039;Aic, rispetto a quelli non aderenti. Dalla ricerca emerge che il 63% dei gestori di locali non facenti parte di Afc dichiara di avere una conoscenza superficiale della materia; il 68% di queste attività, poi, non utilizza l&#039;apposita dicitura, anche se prepara piatti senza glutine. &quot;Siamo onorati di annunciare oggi la firma del protocollo d&#039;intesa con Aic &#8211; dichiara Stoppani &#8211; Con questo accordo ci impegniamo a sensibilizzare ancor di più i ristoratori sul tema della celiachia, una malattia che ancora oggi è sottostimata e oggetto di molta disinformazione. Non si tratta solamente di ampliare e adattare l&#039;offerta nel menù, ma anche di agire con azioni di formazione per il personale riguardo la preparazione, la conservazione e la somministrazione degli alimenti gluten free. Da sempre Fipe e i pubblici esercizi rappresentano simboli di ospitalità e inclusione: vogliamo che lo siano sempre di più per tutti&quot;. &quot;I dati del ministero della Salute (2022) &#8211; afferma Valmarana &#8211; ci confermano che la celiachia colpisce circa l&#039;1% della popolazione e si stima quindi che le persone celiache in Italia siano circa 600mila: per queste persone la dieta senza glutine è l&#039;unica terapia possibile, un vero e proprio salvavita. Aic lavora quotidianamente per sensibilizzare la classe medica, le istituzioni, l&#039;opinione pubblica e gli esercizi commerciali su questa patologia, affinché le persone celiache possano aderire ai prevalenti stili di vita ed essere inseriti pienamente nella società, che la legge quadro sulla celiachia ben evidenzia tra le sue finalità. Siamo particolarmente felici di siglare questo protocollo di intesa con Fipe, che ci permetterà di fare crescere i locali aderenti al programma Afc e garantire a tutti la possibilità di viaggiare e mangiare al ristorante con la certezza di essere accolti da professionisti informati sulla celiachia e sulla dieta senza glutine&quot;. &quot;La firma del protocollo d&#039;intesa tra Fipe-Confcommercio e Aic è un&#039;ottima notizia &#8211; commenta Murelli &#8211; e sono contenta di aver facilitato questo accordo. Dopo anni, in cui la celiachia è stata sottovalutata e dimenticata, grazie a un grande lavoro di sensibilizzazione si riconosce l&#039;importanza di promuovere iniziative per diffonderne la conoscenza e garantire attenzione alla patologia nel servizio erogato ai clienti, più scelta per loro, ma anche nuove opportunità di clienti per gli stessi ristoratori. Tale passo avanti va nella direzione tracciata dal disegno di legge della Lega, da me presentato in Commissione Sanità, che prevede la formazione degli operatori Ho.Re.Ca, certificati Haccp specifici e, soprattutto, la formazione dei futuri operatori del settore con moduli dedicati alla celiachia negli istituti professionali e la promozione di campagne di informazione. Misure concrete per una società più attenta alla salute di tutti, all&#039;inclusione e alla convivialità&quot;. &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Promuovere una maggiore conoscenza della celiachia nei pubblici esercizi d&#039;Italia e garantire ai clienti che ne soffrono massima attenzione e qualità nel servizio]]></excerpt>
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                <modDate>Tue, 23 Apr 2024 14:31:46 +0200</modDate>
                <author>REDAZIONE</author>
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                <title>Salute, 3 su 4 sperimentano problemi ormonali, come riconoscerli e prevenirli</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Obesità, diabete, malattie della tiroide, infertilità, osteoporosi. Problemi di salute molto diffusi che hanno un comune denominatore: le alterazioni ormonali, &#039;scompensi&#039; dai mille volti che in 3 su 4, prima o poi, siamo destinati a conoscere di persona. Alla vigilia dell&#039;Hormone Day del 24 aprile, la Giornata europea degli ormoni promossa dalla Società europea di endocrinologia (Ese), gli esperti della Società italiana di endocrinologia (Sie) insegnano a riconoscere i 10 campanelli d&#039;allarme che dovrebbero spingere a rivolgersi a uno specialista e spiegano come prevenire gli squilibri ormonali. Insieme alla dieta e all&#039;attenzione alle insidie ambientali, un ruolo chiave può giocarlo anche un&#039;attività fisica &#039;dolce&#039; e costante. Alle giuste dosi, l&#039;allenamento può infatti rappresentare una &#039;palestra ormonale&#039; che aumenta l&#039;ormone brucia-grassi e quelli del buonumore, riducendo al contempo l&#039;ormone dello stress. &quot;Si stima che la probabilità che ognuno di noi, nell&#039;arco della vita, abbia a che fare con un problema ormonale si aggiri intorno al 75% &#8211; afferma Gianluca Aimaretti, presidente Sie e direttore del Dipartimento di Medicina translazionale (DiMet) dell&#039;università del Piemonte Orientale &#8211; La centralità del sistema ormonale fa sì che l&#039;endocrinologo debba essere uno specialista competente su molteplici aree terapeutiche anche molto lontane fra di loro, eppure&quot; questo medico &quot;paga il prezzo di una scarsa consapevolezza dell&#039;importanza degli ormoni nel mantenimento della salute e in molte malattie, anche da parte della classe medica. Nonostante lo straordinario impatto sulla salute femminile e maschile, spesso ignorato e sottovalutato, pochi conoscono il ruolo cruciale degli ormoni, che resta misterioso per la maggior parte degli italiani che non sanno come affrontare eventuali squilibri e a chi rivolgersi. Se infatti i sintomi di un infarto o di un ictus sono peculiari e facilmente riconoscibili, gli ormoni agiscono invece in maniera meno chiara ed evidente&quot;.  Proprio per colmare questo gap informativo, in occasione della giornata dedicata agli ormoni la Sie vuole sensibilizzare l&#039;opinione pubblica sulla salute ormonale con eventi divulgativi, visite gratuite e screening su tutto il territorio nazionale. Lo scopo &#8211; riferisce la Sie in una nota &#8211; è far conoscere i segnali ai quali fare attenzione e promuovere piccoli azioni quotidiane che possano scongiurare la comparsa delle malattie di cui gli ormoni sono causa diretta o concausa, in linea con la Dichiarazione di Milano sottoscritta nel 2022 da 53 società endocrinologiche europee, associazioni di pazienti e altre organizzazioni, per indicare gli obiettivi primari di prevenzione, diagnosi e terapie delle patologie ormonali. Gli ormoni, illustrano gli endocrinologi, sono i &#039;registi&#039; della nostra salute e regolano tutto quello che accade nel nostro organismo. Queste sostanze chimiche, prodotte dalle ghiandole endocrine, agiscono come messaggeri che viaggiano nel sangue veicolando informazioni per regolare e coordinare le funzioni dei vari organi: sonno, fame, temperatura corporea, metabolismo, desiderio sessuale, tono dell&#039;umore, crescita e sviluppo. Dagli estrogeni al testosterone, dall&#039;insulina all&#039;ormone della crescita, nel nostro organismo circolano più di 50 ormoni le cui variazioni possono fare da apripista a svariate patologie. Il 30% delle malattie croniche e un tumore su 4 dipendono da squilibri ormonali. I livelli degli ormoni oscillano non solo in base all&#039;età, ma anche in relazione al tipo di alimentazione e ai cattivi stili di vita.  &quot;Conoscere gli ormoni e la loro importanza, ma soprattutto mettere in atto strategie che possono aiutare a prevenire le tante malattie nelle quali c&#039;è una componente ormonale alterata, significa incidere positivamente sulla salute dei cittadini &#8211; evidenzia Diego Ferone, presidente eletto Sie e direttore della Clinica endocrinologica dell&#039;Irccs Policlinico San Martino, università di Genova &#8211; Ridurre il più possibile l&#039;esposizione agli interferenti endocrini contenuti in imballaggi di plastica, cosmetici e giocattoli; fare in modo che tutti possano avere un adeguato introito di vitamina D, iodio e calcio, come viene richiesto nella Dichiarazione di Milano, per esempio, significa prevenire patologie come l&#039;osteoporosi, le patologie tiroidee e alcuni disturbi metabolici che assieme colpiscono, soltanto in Italia, 3 persone su 10. E&#039; altrettanto fondamentale la pratica regolare dell&#039;esercizio fisico, così da ridurre l&#039;impatto di malattie a forte componente ormonale come l&#039;obesità, i tumori, il diabete&quot;. Lo sport, ammoniscono gli endocrinologi, ha un grande impatto sulla modulazione ormonale: &quot;Fare attività fisica costante, ma a intensità moderata e non prolungata, da 90 a 150 minuti a settimana, può aiutare l&#039;organismo a produrre meglio gli ormoni&quot;, assicurano. Non a caso &quot;ormai di parla anche di workout ormonale, cioè impostare l&#039;allenamento in modo da equilibrare la produzione degli ormoni &#8211; precisa Aimaretti &#8211; e far sì che la sua efficacia sia massima con esercizi aerobici quali la corsa, la camminata intensa e la ginnastica dolce. Appena ci muoviamo, il nostro organismo rilascia ormoni che provocano effetti diversi. Un esempio è quello dell&#039;irisina, il cosiddetto ormone dello sport, brucia-grassi, che per mezzo di un&#039;attività fisica costante ed equilibrata aumenta del 12% e contrasta le cellule adipose &#039;cattive&#039;. Il regolare esercizio a bassa intensità, inoltre, rispetto alla sedentarietà aumenta fino al 500% la secrezione di endorfine e serotonina, conosciuti come ormoni della felicità, responsabili di benessere e buonumore, e riduce invece la produzione del cortisolo, l&#039;ormone dello stress, contribuendo così a equilibrare la produzione ormonale e far sì che la sua efficacia sia massima. L&#039;attività fisica contribuisce anche ad abbassare la resistenza all&#039;insulina e a migliorare l&#039;utilizzo dello zucchero da parte dei muscoli e del cervello&quot;. Molti credono che gli squilibri ormonali siano legati soltanto al mondo femminile, osserva la Sie, e che gli uomini non sperimentino gli effetti negativi di alterazioni simili nel loro organismo. Ma non è così, puntualizzano gli esperti, perché esistono squilibri ormonali maschili con sintomi equiparabili a quelli femminili. Ecco perché &quot;è importante essere consapevoli di come eventuali modifiche fisiche o psicologiche, che possono verificarsi durante tutto l&#039;arco della vita &#8211; chiariscono gli specialisti &#8211; possono essere indice di squilibri ormonali e della necessità di rivolgersi subito allo specialista per individuare gli esami e il trattamento più adeguato&quot;.  Dieci &quot;i sintomi a cui porre attenzione, che possono mascherare problemi al sistema endocrino: variazioni inspiegate di peso, disturbi del sonno, cambiamenti nell&#039;appetito, fragilità di unghie e capelli, stanchezza eccessiva, pelle desquamata, sete persistente, comparsa di depressione del tono dell&#039;umore, calo del desiderio sessuale e infertilità&quot;, elenca Ferone. &quot;In presenza di questi campanelli d&#039;allarme &#8211; raccomanda &#8211; è necessario rivolgersi allo specialista endocrinologo e può essere utile, su indicazione dello stesso, sottoporsi a esami di dosaggi ormonali&quot;. &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
]]></description>
                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Obesità, diabete, malattie della tiroide, infertilità, osteoporosi]]></excerpt>
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                <author>REDAZIONE</author>
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                <title>Malattie rare, Sla: ok del ministero della Giustizia al diritto comunicazione non verbale</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Il ministero della Giustizia ha confermato ufficialmente le conclusioni del Consiglio nazionale del Notariato sul pieno supporto all&#039;interpretazione evolutiva della legge notarile per la comunicazione non verbale. L&#039;annuncio è stato accolto con entusiasmo dalla presidente nazionale dell&#039;Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica (Aisla), Fulvia Massimelli: &quot;La comunicazione è indubbiamente una sfida essenziale per chi convive con la Sla. Aisla esprime profonda gratitudine al Consiglio nazionale del Notariato e al ministero della Giustizia, per il sostegno e l&#039;accoglienza riservati a ciò che rappresenta un diritto inalienabile per ogni individuo, indipendentemente dalla propria salute o dalle proprie abilità. Tale diritto, così come sancito dalla Convenzione di New York sui Diritti delle persone con disabilità, ratificata dall&#039;Italia, è fondamentale e innegabile&quot;. Si tratta &#8211; spiega una nota &#8211; di un passo avanti che dimostra l&#039;importanza di consentire alle persone con disabilità di partecipare attivamente in transazioni legali. Questo viene equiparato alla comunicazione verbale, consentendo al paziente di comunicare direttamente con il notaio e altri soggetti coinvolti durante la stipula di atti notarili. Nel comunicato del Consiglio nazionale del Notariato si sottolinea che &quot;il ministero, nel suo parere, offre al Consiglio nazionale un supporto totale per collaborare nella realizzazione di un percorso condiviso che potrebbe portare all&#039;elaborazione di una proposta di legge in linea con lo studio che è già stato compiuto&quot;. Anche il presidente del Consiglio nazionale del Notariato, Giulio Biino, esprime &quot;piena soddisfazione&quot; per il via libera del ministero. &quot;Il pieno esercizio del diritto alla comunicazione non verbale &#8211; sottolinea &#8211; aggiunge un tassello importante all&#039;impegno della categoria, da anni attiva su questo tema, per promuovere la tutela dei diritti dei soggetti più fragili&quot;.  La battaglia di Aisla per il riconoscimento della comunicazione non verbale è iniziata nel 2015, quando l&#039;associazione ha presentato la proposta al 50esimo Congresso nazionale del Notariato a Milano. Da allora il percorso ha visto la simulazione di atti notarili sfruttando l&#039;uso di strumenti tecnologici, in particolare i Caa (Comunicazione aumentativa alternativa), maggiormente utilizzati dalle persone affette da sclerosi laterale amiotrofica. &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
]]></description>
                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Il ministero della Giustizia ha confermato ufficialmente le conclusioni del Consiglio nazionale del Notariato sul pieno supporto all&#039;interpretazione evolutiva della legge notarile per la comunicazione non verbale]]></excerpt>
                <metadDscription><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Il ministero della Giustizia ha confermato ufficialmente le conclusioni del Consiglio nazionale del Notariato sul pieno supporto all&#039;interpretazione evolutiva della legge notarile per la comunicazione non verbale]]></metadDscription>
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                <author>REDAZIONE</author>
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                <title>Terapia genica, mRna e le sfide per la medicina del futuro. Parla Auricchio, direttore Tigem</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Era fine gennaio 2024 quando sul &#039;New York Times&#039; veniva raccontata la storia di Aissam Dam, 11enne cresciuto in un abisso di silenzio che aveva potuto sentire la voce del papà per la prima volta, emozionandosi. Affetto da una forma di sordità ereditaria, Aissam è diventato la prima persona a ricevere negli Stati Uniti la terapia genica per questa patologia. Tutto ciò è stato possibile anche perché dall&#039;altra parte dell&#039;Oceano a diverse migliaia di chilometri di distanza &#8211; per la precisione in Italia al Tigem di Pozzuoli (Napoli) &#8211; un gruppo di scienziati si è messo al bancone del laboratorio e ha studiato un modo per superare uno dei limiti della terapia genica: l&#039;impossibilità per i piccoli vettori virali utilizzati per il &#039;trasporto&#039; di impacchettare geni di grandi dimensioni per portarli a destinazione dove dovranno correggere il difetto all&#039;origine della patologia. Fra quegli scienziati c&#039;era anche Alberto Auricchio, che da metà aprile è il nuovo direttore dell&#039;Istituto Telethon di genetica e medicina (il Tigem, appunto). E superare gli ostacoli e le questioni di &#039;taglia&#039; che impediscono alla terapia genica in vivo di ampliare i suoi orizzonti è una delle scommesse del centro. Insieme a un&#039;altra frontiera su cui si sta &quot;investendo tanto&quot;: l&#039;editing genomico, le famose &#039;forbici molecolari&#039; per il taglia e incolla del Dna. Un ulteriore filone promettente, spiega ancora Auricchio all&#039;Adnkronos Salute, è quello delle ricerche che puntano a trovare nuove missioni per &#039;vecchi&#039; farmaci, molecole già approvate per le quali al Tigem si studia un riposizionamento. &quot;Abbiamo gruppi di ricerca che si occupano di capire se farmaci già approvati per alcune malattie possano avere un effetto benefico anche in modelli cellulari di malattie genetiche di nostro interesse. E&#039; il caso di alcune malattie del metabolismo che potrebbero beneficiare di alcune di queste piccole molecole di sintesi chimica. Ci sono diversi farmaci al vaglio, ma tre di questi stiamo considerando di portarli avanti, sottoponendoli a delle prove successive con l&#039;eventualità di arrivare poi ai pazienti&quot;. La ricerca in Istituto, racconta Auricchio, è organizzata in tre aree in cui lavorano gruppi di ricerca indipendenti. &quot;Sono programmi che fondamentalmente ripercorrono i passaggi cruciali della ricerca sulle malattie genetiche. La prima area è &#039;Medicina genomica&#039;, e si occupa di comprendere le basi genetiche delle malattie ereditarie di nostro interesse con degli approcci innovativi di omica (genomica, trascrittomica, proteomica). Poi c&#039;è l&#039;area &#039;Biologia cellulare delle malattie genetiche&#039; che invece si concentra su quali sono i meccanismi che vengono alterati come conseguenza della mutazione genetica in una specifica malattia. Infine, il terzo programma è quello della &#039;Terapia molecolare&#039;&quot;, che si occupa proprio di sviluppare nuove opzioni terapeutiche, &quot;è un programma principalmente di terapia genica ma anche di terapie farmacologiche&quot;, illustra l&#039;esperto. Si comincia dunque identificando la mutazione genetica, poi si studia il meccanismo della malattia, per poi arrivare alla terapia. Questo lo stato dell&#039;arte oggi. &quot;Da medico pediatra esperto di terapia genica ora vorrei poter fare la differenza su un aspetto: quello di spingere sulla parte traslazionale, cioè cercare di fare uno sforzo all&#039;interno dell&#039;istituto per identificare le scoperte fatte all&#039;interno delle prime due aree, che possano avere maggiori possibilità di trasformarsi in terapie e aiutare anche a sviluppare queste terapie fino alle sperimentazioni cliniche&quot;, dice Auricchio. I campi più promettenti in cui si intravede ulteriore sviluppo? &quot;Ce n&#039;è uno che è relativamente recente ma in enorme espansione: l&#039;editing genomico, sul quale anche noi stiamo facendo un investimento ingente&quot;, evidenzia. &quot;Crispr-Cas e nucleasi simili possono andare in maniera molto mirata a tagliare il Dna in punti specifici e poi con interventi diversi si può correggere il Dna nel punto in cui è stato tagliato. Questo editing genomico lo definiamo &#039;in vivo&#039; e anche la terapia genica che noi facciamo è fatta in vivo, cioè direttamente nel contesto di un tessuto di un paziente. Un esempio di questo approccio è l&#039;editing genomico che facciamo per alcune malattie della retina, per alcune forme di cecità ereditarie che prevedono che gli strumenti per l&#039;editing vengano introdotti attraverso dei vettori per terapia genica direttamente nella retina. Stesso discorso per il fegato. Sono i due organi target e i gruppi di malattie sono la cecità ereditaria e le malattie ereditarie del metabolismo&quot;. Per il resto, continua lo scienziato a capo del Tigem &quot;continuiamo a dedicarci alla terapia genica con delle piattaforme innovative. In altre parole, cerchiamo di sfruttare la nostra esperienza per mettere a punto delle piattaforme di terapia genica che superino alcuni ostacoli. Per esempio, il vettore che oggi in terapia genica si utilizza di più in vivo deriva da un virus che si chiama adeno-associato, è molto efficiente e contenuto in vari prodotti già approvati di terapia genica. Ma uno dei limiti di questo sistema &#8211; chiarisce &#8211; è che si tratta di una piccola particella che non può contenere grossi pezzi di Dna, è come se fosse un piccolo guscio all&#039;interno del quale è difficile fare impacchettare un grosso pezzo di Dna&quot;.  Riuscirci è stata una sfida: &quot;Abbiamo messo a punto delle piattaforme che ci permettono di utilizzare il vettore adeno-associato trasportando geni di grosse dimensioni, le stiamo utilizzando in laboratorio ma una in particolare sta per entrare in clinica per una cecità ereditaria. E&#039; una sperimentazione che stiamo portando avanti in collaborazione con l&#039;università Vanvitelli di Napoli e la Fondazione Telethon l&#039;ha data in licenza a un&#039;azienda americana che si chiama Akouos, di Boston&quot;, che l&#039;ha già utilizzata per il caso di Aissam e la sordità ereditaria. Quindi questa realtà Usa ha fatto una sperimentazione &quot;utilizzando una piattaforma che noi abbiamo messo a punto&quot;.  Trasportare geni di grandi dimensioni è una delle sfide, &quot;non è l&#039;unico limite &#8211; precisa Auricchio &#8211; però è un limite importante perché chiaramente se la mutazione&quot; problematica su cui intervenire &quot;è in un gene di grosse dimensioni, e se non c&#039;è una maniera per farlo entrare efficientemente nelle cellule per poter restituire la funzione persa, non si riesce a fare la terapia genica&quot;. <br />
MRna e forbici molecolari, le promesse di un inedito &#039;mix&#039;<br />
&#8211; Dopo essersi guadagnata fama planetaria con i vaccini Covid, la tecnologia dell&#039;Rna messaggero torna sotto i riflettori, in questi giorni, in una veste inedita: alcuni risultati scientifici hanno infatti acceso la speranza per una futura applicazione nelle malattie rare, la speranza che l&#039;mRna possa realizzare la tanto attesa promessa di generare proteine ​​terapeutiche direttamente nell&#039;organismo. Uno scenario esplorato di recente sulla rivista &#039;Nature&#039; che ha guardato alle prospettive di questa scoperta da Nobel andando oltre i vaccini, ma evidenziando anche le sfide che restano (natura &#039;fugace&#039; dell&#039;mRna ed effetti collaterali sono quelle accennate). Sul fronte delle malattie rare, ragiona Auricchio, &quot;ci sono due aspetti nei quali la terapia con mRna può essere utile&quot;.  Uno di questi in particolare è di interesse anche per gli scienziati del centro, spiega, cioè l&#039;applicazione dell&#039;Rna alle cosiddette &#039;forbici molecolari&#039; che si usano per correggere il Dna in un preciso punto con un&#039;operazione di taglia e incolla. Questa strategia potrebbe ovviare a un problema. L&#039;ideale sarebbe che queste forbici molecolari quando hanno esaurito il loro compito svaniscano, non siano più operative. L&#039;Rna in questo potrebbe aiutare, sarebbe strategico per un&#039;attivazione &#039;a tempo&#039;. &quot;Se è un filone promettente? Assolutamente sì e anche noi al Tigem stiamo cominciando a utilizzare Rna con nanoparticelle proprio per l&#039;editing del genoma al quale siamo interessati&quot;.  Tornando alle due vie che potrebbe seguire lo sviluppo dell&#039;mRna in ambito di malattie genetiche rare, Auricchio approfondisce: &quot;Da una parte l&#039;mRna può essere utilizzato al posto del Dna. Cioè noi con la terapia genica mettiamo una copia del gene corretto all&#039;interno delle cellule, mentre con la particella lipidica che contiene l&#039;Rna metteremmo l&#039;Rna per quella proteina. Qual è la differenza? Che con la terapia genica, mettendo il Dna, l&#039;espressione della proteina durerà per molti anni o anche a vita. Se invece mettiamo l&#039;Rna questa espressione durerà di meno perché questo verrà tradotto in proteina ma entrambi poi andranno via e non c&#039;è il Dna che supporta la produzione successiva di Rna e proteine&quot;. Questo significa però anche che operazioni di addizione o sostituzione &quot;fatte con Rna per una patologia cronica come le malattie genetiche richiederanno più di una somministrazione. E&#039; un po&#039; un limite rispetto alla terapia genica&quot;, riflette Auricchio. Nature riporta il caso di una terapia progettata da Moderna che utilizza la tecnologia dell&#039;mRna per ripristinare la funzione metabolica nelle persone affette da una patologia rara, l&#039;acidemia propionica. Il farmaco che contiene due sequenze di mRna che producono ciascuna parti dell&#039;enzima altrimenti difettoso va somministrato con infusioni ogni 2 o 3 settimane. In un piccolo studio i risultati iniziali appaiono incoraggianti. Andranno ora visti gli esiti di sperimentazioni più ampie.  &quot;L&#039;altro tipo di utilizzo per le malattie genetiche ha a che fare con l&#039;editing del genoma &#8211; continua Auricchio &#8211; In altre parole se si vuole fare editing genomico e dare Crispr Cas alle cellule per curarle, in vivo o ex vivo che sia, se lo si fa con un vettore virale si avrà Crispr Cas espresso molto a lungo da queste cellule e non è una cosa buona. Perché Crispr Cas è un enzima che una volta che ha fatto la modificazione del Dna, che è una modificazione permanente, potrebbe tranquillamente andar via, scomparire, non c&#039;è necessità che rimanga. Anzi al contrario la sua permanenza potrebbe creare dei danni &#039;off-target&#039;, in contesti che non sono quelli desiderati. Quindi si è pensato che se Crispr Cas lo si dà attraverso Rna questo garantirebbe che venga espresso in una finestra di tempo breve. Per cui fa quello che deve fare e poi l&#039;Rna e la proteina vengono degradati. A mio avviso per le malattie genetiche l&#039;applicazione principe dell&#039;Rna è proprio questa: nel campo del genome editing&quot;. Insomma c&#039;è ancora da lavorare, concordano tutti gli esperti. Ma, come afferma su &#039;Nature&#039; la pioniera delle tecnologia a mRna, il premio Nobel Katalin Karikó, &quot;è un primo passo nella giusta direzione&quot;. <br />
Malattie rare e cure a rischio &#8211; Ma all&#039;orizzonte non ci sono solo sfide e rebus scientifici. &quot;La sostenibilità dei farmaci per le malattie rare e ultra rare, e in particolare dei prodotti di terapia genica, sta diventando un problema importante per il quale non esiste una soluzione univoca. Da una parte si può intervenire abbattendo i costi dello sviluppo clinico di questi farmaci, dall&#039;altro si possono adottare modelli nuovi a valle dell&#039;approvazione, dopo cioè che un prodotto è andato sul mercato. C&#039;è molta discussione al riguardo, sui modelli da mettere in campo. Gli ingenti fondi messi a disposizione dal Pnrr&quot;, Piano nazionale di ripresa e resilienza, &quot;potrebbero essere usati proprio in questa direzione, ma questo è avvenuto solo in parte&quot;, spiega Auricchio.  Partiamo dal primo punto, l&#039;abbattimento dei costi di sviluppo: come si fa? &quot;Una possibilità &#8211; risponde Auricchio &#8211; sono i progetti cosiddetti &#039;piattaforma&#039;, che cioè usano uno stesso approccio, ad esempio lo stesso tipo di vettore per terapia genica, per più malattie contemporaneamente, permettendo di abbattere alcuni costi di sviluppo, seguendo una strategia concordata con le agenzie regolatorie&quot;.  &quot;L&#039;altro problema, inaspettato fino a poco fa &#8211; continua il direttore del Tigem &#8211; è quello osservato in alcuni casi, a valle dell&#039;approvazione, con aziende che dismettono farmaci approvati perché non più sostenibili per loro, considerato il ristretto numero di malati che ne beneficiano. E&#039; stato questo &#8211; ricorda &#8211; il caso recente di un farmaco di terapia genica che la Fondazione Telethon, in particolare il Tiget, aveva sviluppato per una malattie rara e che è stato dato in licenza ad un&#039;azienda che aveva il compito di produrlo e distribuirlo dopo l&#039;autorizzazione. Questa azienda lo ha poi dismesso e la Fondazione, in maniera coraggiosa ed assolutamente innovativa, si è ripresa in carico il farmaco organizzandone la produzione e distribuzione, e rendendolo quindi disponibile di nuovo ai pazienti. Questa iniziativa ha avuto una grossa risonanza nel mondo scientifico ed anche imprenditoriale. Sebbene la Fondazione stia per seguire lo stesso percorso anche per un secondo prodotto simile, dubito che riesca a farlo per molti altri ancora &#8211; osserva Auricchio &#8211; essendo una organizzazione non-profit e non un&#039;azienda&quot;. Insomma, il dibattito resta aperto. E per quanto riguarda i finanziamenti alla ricerca, ammette lo scienziato, &quot;la situazione nel nostro Paese non è rosea, l&#039;Italia non è un Paese che investe in ricerca e non offre possibilità di accedere a fondi in maniera programmata e competitiva. Al Tigem siamo fortunati &#8211; evidenzia il direttore &#8211; in quanto applichiamo a fondi che la Fondazione Telethon ci mette a disposizione dopo una valutazione rigorosa fatta da una commissione internazionale di esperti. Inoltre ci impegniamo nel procurarci fondi esterni, soprattutto provenienti dalla Comunità europea. Negli anni siamo diventati sempre più efficaci in questo senso grazie al nostro Ufficio scientifico che supporta i nostri ricercatori nella stesura dei progetti di ricerca. In particolare i grant della Comunità europea &#039;a cordata&#039;, che prevedono la partecipazione allo stesso grosso progetto di più ricercatori di diverse nazioni europee. Siamo stati anche bravi ad assicurarci i prestigiosi e competitivi fondi dell&#039;Erc (European Research Council): ad oggi al Tigem abbiamo vinto 16 finanziamenti dell&#039;Erc, un numero non comune considerate le dimensioni del nostro istituto&quot;.  &quot;Stiamo parlando comunque di fondi adatti a portare avanti ricerca di base e preclinica. Ma non quella ricerca traslazionale, che prevede poi uno sviluppo clinico. In quel caso &#8211; conclude Auricchio &#8211; bisogna trovare dei modelli diversi. Uno che la Fondazione ha recentemente adottato è la partnership con il fondo di investimento Sofinnova-Telethon che ha selezionato alcune delle ricerche fatte all&#039;interno dell&#039;ecosistema Telethon, principalmente Tigem a Napoli e Tiget a Milano, e ha investito creando delle spin-off, cioè delle piccole biotech che hanno spesso questo obiettivo di portare in clinica alcune delle nostre ricerche più avanzate, utilizzando fondi e competenze che non sono tipici di ambienti di ricerca accademica&quot;. &#8212;salute/medicinawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
]]></description>
                <excerpt><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Era fine gennaio 2024 quando sul &#039;New York Times&#039; veniva raccontata la storia di Aissam Dam, 11enne cresciuto in un abisso di silenzio che aveva potuto sentire la voce del papà per la prima volta, emozionandosi]]></excerpt>
                <metadDscription><![CDATA[(Adnkronos) &#8211; Era fine gennaio 2024 quando sul &#039;New York Times&#039; veniva raccontata la storia di Aissam Dam, 11enne cresciuto in un abisso di silenzio che aveva potuto sentire la voce del papà per la prima volta, emozionandosi]]></metadDscription>
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                <title>Malattie rare, Roccella: “Valorizzare ruolo e competenze donne caregiver nel lavoro”</title>
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                <description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Le donne sono storicamente caregiver, hanno inventato l&#039;assistenza sul piano sociale, familiare e anche della ricerca. Bisogna dare valore al lavoro di cura delle donne caregiver e riconoscerlo sia sul piano sociale sia su quello dello sviluppo di competenze. Dare valore vuol dire &#039;valorizzare&#039; queste competenze sia attraverso un loro riconoscimento sia trasferendole in ambito lavorativo e della progressione di carriera&quot;. Lo ha detto la ministra della Famiglia e delle Pari opportunità, Eugenia Roccella, intervenendo oggi in Senato alla presentazione del libro bianco &#039;Donne e malattie rare: impatto sulla vita e aspettative per il futuro&#039;, nel corso dell&#039;evento conclusivo della campagna promossa da Alexion, AstraZeneca Rare Disease insieme a Uniamo (Federazione italiana malattie rare), con la partecipazione di Fondazione Onda Ets, EngageMinds Hun e Altems dell&#039;Università Cattolica. Dal documento emerge che il 37% delle rispondenti all&#039;indagine campionaria risulta non essere presente sul mercato del lavoro e, di queste, una su 5 ha dichiarato di aver perso il lavoro o di avervi rinunciato. Delle caregiver occupate, il 51% ha un contratto di lavoro full time, mentre il 49% lavoro part-time. Dall&#039;indagine risulta, inoltre, che 8 donne su 10 hanno dovuto modificare la propria attività professionale a causa del proprio ruolo con conseguenti cambiamenti a livello di carriera, quasi sempre a carattere peggiorativo, come il rivestimento di ruoli meno senior, un minor carico di ore o la richiesta di maggiori giornate di riposo. Tra i motivi alla base del cambiamento della propria situazione lavorativa, oltre alla necessità di bilanciare il lavoro e la cura (23%), le rispondenti all&#039;indagine hanno riportato motivi riconducibili a un&#039;organizzazione sanitaria non efficiente, che include ricoveri ospedalieri e frequenti visite mediche o di controllo. &quot;Le donne sono caregiver perché spontanemante tendono a occuparsi dei bisogni degli altri. E spesso lo hanno fatto attraverso una storia di esclusione e sacrifici personali. Ancora oggi, che dovrebbero esserci maggiormente le pari opportunità, noi donne siamo quelle che si sacrificano. L&#039;elemento della cura e dell&#039;accoglienza, del farsi carico dei bisogni degli altri, non è qualcosa a cui io, personalmente, mi sentirei di rinunciare con facilità, ma d&#039;altra parte non si può scaricare solo sulle spalle delle donne, la capacità di prendersi cura non può essere penalizzante&quot;. E&#039; un tema di cui &quot;dobbiamo farci carico tutti, per esempio sviluppando nel percorso di cura delle competenze che poi possono essere valorizzate per trasferirle in un riconoscimento nel mondo del lavoro. Dobbiamo dare più valore sociale al ruolo dei caregiver, non consideriamolo solo un lato in ombra&quot;, conclude Roccella.  &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<br />
&#8212;Salute e BenessereREDAZIONE</p>
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