FIRENZE – Il vessillo stellato del Venezuela bolivariano e quello della Palestina sventolano fianco a fianco sul Lungarno Vespucci, mentre l’eco dei canti degli Inti Illimani rimbalza sulle facciate dei palazzi storici. Si è tenuta ieri (4 gennaio) la mobilitazione davanti al consolato generale degli Stati Uniti a Firenze, indetta per protestare contro quella che i manifestanti definiscono “l’aggressione imperialista” nei confronti del Venezuela.
L’iniziativa, nata anche dalla spinta delle comunità latinoamericane presenti in Toscana – in particolare gruppi provenienti da Perù, Cuba, Bolivia, Cile, Messico e Colombia – ha raccolto un consenso trasversale nel mondo della sinistra radicale e dell’attivismo fiorentino. In piazza Ognissanti si sono radunati esponenti dei centri sociali, i Giovani Palestinesi e il collettivo Statunitensi contro la guerra, uniti dallo slogan Yankee go home.
Il focus della protesta è la detenzione di Nicolas Maduro: i manifestanti contestano apertamente il sequestro del leader venezuelano e della sua famiglia, chiedendone l’immediata liberazione e il riconoscimento della legittimità del suo governo. Lo striscione di testa, Contro l’imperialismo, giù le mani dal Venezuela, ha aperto un breve corteo che ha raggiunto i blindati a protezione della sede diplomatica statunitense.
Nonostante il clima politico rovente e la forte contrapposizione ideologica, la manifestazione si è svolta in modo pacifico e senza tensioni con le forze dell’ordine. Negli interventi al microfono, i portavoce delle comunità migranti hanno ribadito il diritto all’autodeterminazione dei popoli, accusando Washington di voler destabilizzare la regione per scopi geopolitici ed economici.
La mobilitazione non è rimasta isolata al capoluogo toscano. Parallelamente, a Viareggio, il Forum della Pace Versilia ha animato un presidio in piazza Mazzini. Anche sulla costa, i temi del pacifismo e dell’opposizione alle sanzioni internazionali sono stati al centro della discussione, evidenziando una saldatura tra i movimenti anti-guerra e la diaspora sudamericana in Toscana.
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