Industria, produzione stabile (+0,3%) a Lucca, Pistoia e Prato nel 2° trimestre 2026. Bene la meccanica

Il Centro studi di Confindustria Toscana Nord ha diffuso i dati relativi all’andamento della produzione industriale manifatturiera nelle province di Lucca, Pistoia e Prato per il secondo trimestre del 2026. L’indagine, che mette a confronto i risultati con lo stesso periodo dell’anno precedente, evidenzia una sostanziale tenuta del comparto, con una lieve crescita complessiva del +0,3%.

Analizzando i settori presenti trasversalmente nei tre territori, emergono dinamiche contrastanti. La meccanica si conferma il comparto più vitale, registrando un incremento dell’1,7%. Di segno opposto, invece, le performance di altri rami produttivi: la chimica-plastica segna un lieve calo (-0,3%), seguita dalle macchine-elettromeccanica (-1,1%). Più marcata la frenata per la moda (-2,6%) e, in particolare, per la metallurgia e i prodotti in metallo (-4,6%).

Il commento della Presidente Romagnoli

La presidente di Confindustria Toscana Nord, Fabia Romagnoli, ha inquadrato i dati locali all’interno di una cornice più ampia: “I risultati che emergono dalle nostre rilevazioni su base locale sono in linea con quelli nazionali, a quota +0,2%. Niente di nuovo, quindi, in uno scenario stagnante che non rassicura e che presenta scarse prospettive di cambiamento positivo anche per il trimestre in corso”.

Romagnoli ha poi evidenziato le criticità dello scenario macroeconomico internazionale, citando l’impatto dei conflitti, l’aumento dei costi energetici, l’inflazione e la debolezza dell’export. “Territori manifatturieri come quelli di Confindustria Toscana Nord riescono a tenersi a galla, con fatica, solo grazie a un impegno delle imprese particolarmente forte e determinato”, ha aggiunto, sollecitando “una politica industriale altrettanto forte ed efficace”.

Un richiamo specifico è stato rivolto alle istituzioni europee, accusate di scarsa attenzione verso le esigenze manifatturiere e di un’eccessiva burocratizzazione, citando come esempi critici la normativa sugli imballaggi e il sistema ETS. Tali fattori, secondo Romagnoli, rischiano di far perdere competitività all’industria europea, soprattutto nei confronti di mercati come quello cinese.

L’analisi delle singole province

Nella provincia lucchese la produzione ha registrato un modesto +0,6%. Il vicepresidente Tiziano Pieretti ha sottolineato le differenze tra i vari settori: “Se nautica (+6,4%) e meccanica riescono a sostenere i volumi produttivi, trovando supporto soprattutto nel mercato nazionale, dall’altro lato settori industriali di base e di consumo tradizionale (moda, carta, metallurgia, chimica) evidenziano un certo affaticamento, penalizzati da una dinamica degli ordini, specialmente esteri, in contrazione”. Pieretti ha definito il quadro “rassicurante”, pur non nascondendo le preoccupazioni per il contesto internazionale.

Il territorio pistoiese ha registrato l’incremento più netto, con un +2,4% trainato soprattutto dal balzo del 14,6% del comparto materiali, chimica e plastica. Il vicepresidente Massimo Capecchi ha però precisato che i risultati positivi di alcuni settori “sono determinati sostanzialmente dall’andamento di alcune specifiche aziende piuttosto che a una crescita settoriale diffusa”. Segno meno, invece, per calzature (-5,1%), mobili (-3,4%) e abbigliamento (-2,9%). Capecchi ha evidenziato la vitalità della domanda estera (+3,5%) ma ha anche richiesto “mirate politiche pubbliche di sostegno” per i comparti in difficoltà.

A Prato il saldo del secondo trimestre è negativo (-1,9%), influenzato dalla contrazione della metalmeccanica (-8,9%), dell’abbigliamento (-2,7%) e del tessile (-1,8%). La presidente Romagnoli ha tuttavia intravisto un segnale di “progressivo avvicinamento al punto di stabilizzazione del sistema” per il settore tessile pratese, pur ribadendo che la situazione del comparto moda “richiede attenzioni altrettanto particolari: dalla disponibilità agevole e continuativa di incentivi su fronti strategici come l’innovazione e l’internazionalizzazione a condizioni infrastrutturali favorevoli all’attività d’impresa”.

REDAZIONE

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