Scuola, Save the Children: nelle periferie fragili abbandono e dispersione pesano il doppio. Il divario città per città

Nascere e crescere in un quartiere piuttosto che in un altro può cambiare il percorso scolastico, le opportunità educative e perfino le possibilità di futuro. È quanto emerge dalla ricerca “I luoghi che contano”, pubblicata oggi da Save the Children, che accende i riflettori sulle Aree di disagio socioeconomico urbano, le Adu, individuate da Istat nei 14 comuni capoluogo delle città metropolitane italiane.

In queste aree vivono circa 142mila bambine, bambini e adolescenti, pari a un minore su dieci nei grandi comuni metropolitani. Roma, Milano, Napoli, Torino e Palermo concentrano quasi i tre quarti dei minori che abitano nelle periferie urbane più fragili. Ma il dato nazionale nasconde forti differenze territoriali: in alcune città del Mezzogiorno la povertà relativa supera il 60% delle famiglie nelle aree vulnerabili, mentre in diversi capoluoghi del Centro-Nord il divario educativo tra quartieri fragili e resto della città raggiunge livelli molto elevati.

Secondo l’elaborazione di Save the Children, nelle aree svantaggiate il 15,4% degli studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado ha abbandonato la scuola o ripetuto l’anno scolastico, il doppio rispetto alla media complessiva dei comuni capoluogo, pari al 7,6%. Il divario più ampio si registra a Venezia, dove nelle Adu la quota raggiunge il 21,7%, contro il 7,9% della media cittadina. Seguono, tra i casi più marcati, Napoli con il 18,1% contro il 9,8%, Cagliari con il 18,9% contro il 9,7%, Bari con il 14,2% contro il 5,8%, Milano con il 14,3% contro il 7,6%.

Il rischio riguarda anche la cosiddetta dispersione implicita, cioè la condizione di chi termina il primo ciclo scolastico senza competenze adeguate. Nelle scuole collocate nelle Adu o in prossimità di esse il rischio in terza media è pari al 20,8%, quasi il doppio rispetto alla media delle città metropolitane, ferma all’11%. Le distanze più forti emergono a Bologna, dove il rischio sale al 23,1% nelle aree fragili contro il 6% della città, a Milano con il 21,1% contro il 6%, a Firenze con il 22,2% contro il 9%, a Torino con il 20,9% contro il 9,1%, a Cagliari con il 21,9% contro il 10,1%.

La mappa delle disuguaglianze urbane

Milano, rischio dispersione triplo

A Milano oltre 24mila minori, il 12,1% degli 0-17enni residenti, vivono in una delle 23 Adu individuate da Istat. In queste aree il 35,3% delle famiglie vive in povertà relativa, contro il 18,4% della media cittadina. Più di uno studente su dieci, il 14,3%, ha abbandonato la scuola o ripetuto l’anno, quasi il doppio rispetto al 7,6% medio del comune.

Il dato più netto riguarda la dispersione implicita: il 21,1% degli studenti dell’ultimo anno delle medie nelle scuole delle aree fragili o vicine a esse è a rischio, contro appena il 6% della media cittadina. Nelle Adu milanesi il 29,1% dei giovani tra 15 e 29 anni non studia e non lavora, contro il 19,9% della media comunale.

Torino, quasi 18mila minori nelle aree fragili

A Torino quasi 18mila minori, il 15% degli under 18 residenti, vivono in un’area di disagio socioeconomico urbano. Le Adu individuate sono 20. Qui il 37,6% delle famiglie vive in povertà relativa, contro il 19% del complesso cittadino.

Il 13,6% degli studenti delle secondarie ha abbandonato o ripetuto l’anno, contro l’8,2% della media comunale. Il rischio di dispersione implicita in terza media supera il doppio della media cittadina: 20,9% nelle aree fragili contro 9,1%. Tra i 15-29enni, la quota di chi non studia e non lavora arriva al 28,6%, rispetto al 19,3% cittadino.

Genova, abbandono doppio nelle aree vulnerabili

A Genova circa 7.500 minori, pari al 10% degli under 18 residenti, vivono nelle 8 Adu della città. In queste aree il 30,1% delle famiglie è in povertà relativa, contro il 15,5% della media comunale.

La quota di studenti che ha abbandonato la scuola o ripetuto l’anno è pari al 16,4%, quasi il doppio dell’8,5% cittadino. Anche la dispersione implicita è quasi doppia: 20,2% nelle aree fragili contro 10,3%. Tra i giovani 15-29enni, i Neet sono il 27% nelle Adu, contro il 17,1% della città.

Venezia, il divario più ampio sull’abbandono

A Venezia solo il 2,7% dei minori residenti vive in un’area di disagio socioeconomico urbano, ma il divario educativo è il più marcato tra quelli segnalati dalla ricerca. Nelle 4 Adu veneziane il 30,8% delle famiglie vive in povertà relativa, contro il 17,7% della media comunale.

Il 21,7% degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado ha abbandonato o ripetuto l’anno: quasi tre volte la media cittadina, pari al 7,9%. Il rischio di dispersione implicita è del 16,7% nelle aree fragili, contro il 6,6% della città. Molto elevata anche la quota di giovani che non studiano e non lavorano: 37,3% nelle Adu, contro 19,7%.

Bologna, il rischio dispersione più alto

A Bologna il 12,8% degli 0-17enni vive in una delle 12 Adu individuate da Istat. In queste aree il 27,6% delle famiglie vive in povertà relativa, contro il 15% della media cittadina.

Il 15,5% degli studenti delle secondarie ha abbandonato o ripetuto l’anno, rispetto all’8,2% della media comunale. Il dato più preoccupante riguarda la dispersione implicita: 23,1% nelle aree fragili o in prossimità, contro appena 6% nel complesso della città. Tra i 15-29enni, i Neet sono il 24,6%, contro il 16,6% cittadino.

Firenze, quasi 4.700 minori nelle Adu

A Firenze sono 4.691 i minori che vivono in un’area di disagio socioeconomico urbano, pari al 9,3% degli under 18 residenti. Le Adu sono 8. In questi quartieri il 28,1% delle famiglie vive in povertà relativa, contro il 17,4% della media cittadina.

Circa uno studente su sette, il 14,9%, ha abbandonato o ripetuto l’anno, il doppio rispetto al 7,3% cittadino. La dispersione implicita raggiunge il 22,2% nelle scuole delle aree fragili o vicine a esse, contro il 9% della media comunale. Un giovane tra 15 e 29 anni su quattro, il 25,6%, non studia e non lavora, contro il 17,5% cittadino.

Roma, oltre 30mila minori nelle periferie fragili

A Roma vivono nelle Adu poco più di 30mila minori, pari al 7,1% degli 0-17enni residenti. Sono 32 le aree di disagio individuate nella Capitale. Qui il 37,2% delle famiglie vive in povertà relativa, contro il 20,9% della media comunale.

Più di uno studente su dieci, il 10,8%, ha abbandonato la scuola o ripetuto l’anno, contro il 5,3% dell’intera città. Il rischio di dispersione implicita è del 17,2% nelle Adu o in prossimità, rispetto al 9,6% della media comunale. Quasi un giovane su tre, il 31% dei 15-29enni, non studia e non lavora, contro il 20% della città.

Napoli, povertà al 60% nelle aree fragili

A Napoli più di 17.500 minori, l’11,2% degli under 18 residenti, vivono in una delle 10 Adu della città. In questi quartieri il 60,1% delle famiglie vive in povertà relativa, contro il 39,6% della media comunale.

Il 18,1% degli studenti delle secondarie ha abbandonato o ripetuto l’anno, quasi il doppio rispetto al 9,8% della città. Il rischio di dispersione implicita è del 21,2%, contro il 17,1% medio comunale. Il dato sui giovani Neet resta tra i più alti: 42,9% nelle Adu, contro 29,4%.

Bari, dispersione più che doppia

A Bari poco più di 5mila minori, l’11,1% degli 0-17enni residenti, vivono nelle 10 Adu del capoluogo pugliese. In queste aree il 39,3% delle famiglie vive in povertà relativa, contro il 23,2% della media cittadina.

Il 14,2% degli studenti ha abbandonato o ripetuto l’anno, più del doppio rispetto al 5,8% comunale. Il rischio di dispersione implicita arriva al 19,7%, contro il 10,6% della città. I giovani che non studiano e non lavorano sono il 34,4% nelle aree fragili, contro il 21,6% della media cittadina.

Palermo, Catania e Messina: in Sicilia oltre 24mila minori nelle aree più fragili

In Sicilia la ricerca fotografa tre città: Palermo, Catania e Messina. Complessivamente, nelle aree più fragili vivono oltre 24mila minori. A Palermo sono 14.302, pari al 13,2% degli under 18 residenti; a Catania 6.887, il 13,5%; a Messina 2.905, l’8,8%.

La povertà relativa raggiunge livelli molto elevati: 63,8% delle famiglie nelle Adu di Palermo, 68,1% a Catania e 48,8% a Messina. Anche l’abbandono o la ripetenza restano sopra la media cittadina: 17,8% a Palermo contro 8,8%, 15,7% a Catania contro 8,7%, 10,9% a Messina contro 6%. La dispersione implicita riguarda il 23,6% degli studenti nelle aree fragili di Palermo, il 21,8% a Catania e il 19,3% a Messina.

Il quadro dei giovani Neet è tra i più critici del Paese: 55,5% nelle Adu di Palermo, 57% in quelle di Catania e 39,7% a Messina.

Reggio Calabria, oltre mille minori nelle Adu

A Reggio Calabria più di mille minori, 1.181 in valore assoluto, pari al 4,4% degli 0-17enni residenti, vivono nelle 2 Adu individuate da Istat. In queste aree il 42,7% delle famiglie vive in povertà relativa, contro il 30,9% della media comunale.

Il 12,5% degli studenti delle secondarie ha abbandonato o ripetuto l’anno, più del doppio rispetto al 5,3% cittadino. La dispersione implicita raggiunge il 21,9%, contro il 9,3% della media comunale. I Neet sono il 30,4% nelle Adu, contro il 23% della città.

Cagliari, quasi uno studente su cinque abbandona o ripete

A Cagliari quasi 1.600 minori, il 9,3% degli 0-17enni residenti, vivono in una delle 5 Adu del capoluogo sardo. In queste aree il 42,2% delle famiglie vive in povertà relativa, oltre 20 punti in più rispetto alla media cittadina, pari al 22,1%.

Il 18,9% degli studenti delle secondarie ha abbandonato o ripetuto l’anno, quasi il doppio del 9,7% medio comunale. Il rischio di dispersione implicita è del 21,9%, contro il 10,1% della città. Tra i 15-29enni, il 34,9% non studia e non lavora, rispetto al 21,2% della media cittadina.

Mense, tempo pieno e segregazione scolastica

Le disuguaglianze non si misurano solo nei risultati scolastici, ma anche nelle condizioni concrete in cui bambine, bambini e adolescenti studiano ogni giorno. Il rapporto di Save the Children mostra come nelle aree urbane più fragili l’accesso ai servizi educativi possa essere più debole proprio dove ce ne sarebbe più bisogno.

Un primo indicatore riguarda il tempo pieno, strumento decisivo non solo per ampliare l’offerta formativa, ma anche per sostenere le famiglie e contrastare la povertà educativa. In 37 delle 158 Aree di disagio socioeconomico urbano considerate, l’offerta è nettamente inferiore alla media cittadina: nelle 106 scuole primarie situate in queste zone, solo il 17,3% delle classi usufruisce del tempo pieno, contro una media urbana del 40,3%. La situazione è ancora più critica in 18 Adu, dove il tempo pieno è del tutto assente: riguarda 50 scuole primarie e 8.813 bambini che non hanno accesso a un servizio fondamentale per rafforzare gli apprendimenti, favorire la socialità e offrire opportunità educative anche oltre l’orario tradizionale.

Anche la mensa scolastica mostra forti squilibri territoriali. In alcune città il servizio è quasi universale anche nelle aree vulnerabili: a Cagliari ne beneficia il 99,8% degli alunni della primaria nelle Adu, a Milano il 99,04%, a Firenze e Venezia il 98,5%, a Genova il 94,03%, a Torino l’89,8% e a Roma l’86,8%. In altri contesti, invece, la copertura resta molto più bassa: nelle aree fragili di Palermo la mensa riguarda appena il 10,4% degli alunni della primaria, a Catania il 21,7%, a Messina il 19,4%, a Reggio Calabria il 23,9%, a Bari il 27,7% e a Napoli il 40,2%. Il quadro evidenzia una frattura territoriale netta: proprio nei contesti dove la povertà relativa è più diffusa, l’accesso a un servizio legato al tempo scuola, alla qualità della giornata educativa e anche al diritto a un pasto adeguato risulta spesso più limitato.

Il rapporto segnala poi un ulteriore elemento di criticità: il rischio di segregazione scolastica interna. Nelle scuole collocate nelle aree fragili o nelle loro vicinanze, il rischio di dispersione implicita non varia soltanto da quartiere a quartiere, ma anche tra classi della stessa scuola. La variabilità della dispersione tra le diverse terze medie di uno stesso istituto nelle aree fragili è pari a 10,2, oltre quattro volte la media dei comuni capoluogo delle città metropolitane, ferma a 2,3.

Il fenomeno emerge in modo evidente in diverse città. A Cagliari e Reggio Calabria l’indice passa da 12 nelle aree fragili a circa 2 nella media cittadina; a Catania da 11 a 3,3; a Milano da 10,6 a 1,8; a Napoli da 10,4 a 3; a Palermo e Genova da 10,1 rispettivamente a 3,2 e 2,3; a Firenze e Bari da 10 a 2,1 e 2,5; a Roma da 9,7 a 2,4; a Torino da 9,3 a 2,2; a Bologna da 9,9 a 1,9; a Venezia da 8,5 a 1,5.

Questo significa che, anche dentro una stessa scuola, possono concentrarsi in alcune classi gli studenti con maggiori fragilità educative, producendo gruppi più omogenei per svantaggio e riducendo le possibilità di contaminazione positiva tra percorsi, competenze e contesti sociali diversi. Il dato sposta quindi l’attenzione dal solo quartiere all’organizzazione concreta della scuola: non basta che un istituto sia presente in un’area fragile, conta anche come sono distribuiti gli studenti tra le classi, quali servizi sono disponibili, quanto tempo scuola viene offerto e quali opportunità integrative raggiungono davvero chi vive nei contesti più vulnerabili.

Save the Children: “Servono presìdi socio-educativi nelle aree vulnerabili”

La ricerca sarà al centro di “Impossibile 2026”, la Biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in programma il 21 maggio a Roma. Save the Children chiede una strategia nazionale di rigenerazione urbana, con risorse strutturali e continuative, e l’istituzione di Presìdi socio-educativi nelle aree più vulnerabili: spazi pubblici accessibili, sicuri e aperti tutto l’anno, dove bambini, bambine e adolescenti possano partecipare ad attività culturali, sportive, artistiche e ricreative e ricevere supporto educativo, psicologico e sociale.

“Centoquarantaduemila bambine, bambini e adolescenti in Italia vivono nelle periferie fragili delle grandi città, dove spesso sono costretti a confrontarsi con gravi disuguaglianze socioeconomiche e territoriali”, afferma Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children. “Un Paese in cui il destino di una bambina o di un bambino dipende dal quartiere in cui nasce è un Paese che non investe sul proprio futuro”.

Per Raffaela Milano, direttrice Ricerche di Save the Children, i ragazzi e le ragazze chiedono “pulizia e decoro, luoghi dove trovarsi, servizi di trasporto, spazi per fare sport, musica e cultura, illuminazione pubblica e sicurezza”. Ma soprattutto, aggiunge, chiedono “maggior rispetto per il luogo in cui vivono”, perché crescere in un quartiere periferico significa spesso confrontarsi con pregiudizi e stigma difficili da scardinare.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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