Mps, la sfida di Lovaglio che vuole offerte concorrenti: “La nostra banca è un gioello”

(Adnkronos) – Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, ha definito la banca un “gioiello”: e quando si parla di gioielli, lo ha detto lui, “è chiaro che lo standard di qualsiasi operazione diventa naturalmente più elevato”. Stando a diversi analisti contattati da AdnKronos, Lovaglio utilizzerà questo lasso di tempo, un mese circa, come leva negoziale per ottenere condizioni più favorevoli nell’eventuale trattativa con i soggetti interessati. L’obiettivo è arrivare a luglio con un’offerta ricca nel piatto: per azionisti e stakeholder. Con una postilla in più, e non casuale: ben venga l’M&A, spiega Lovaglio, ma il consolidamento deve garantire la concorrenza. Un punto, spiega, che – stando a diverse letture in ambienti finanziari – potrebbe essere rivolta proprio all’offerta Intesa Sanpaoloi. Senza tralasciare il richiamo al credito per famiglie e medie e piccole imprese.  

D’altronde, Lovaglio vuole arrivare al 16 luglio per valutare la proposta di Banco Bpm, perché va messa in gara con quella di Ca’ de Sass. Sotto questo fronte, spiegano fonti ben informate all’AdnKronos, Banco Bpm non avrebbe smesso di sperare nella possibilità di allargare il campo, cercando un coinvolgimento di Crédit Agricole nella costruzione di una possibile controfferta su Mps. L’idea sarebbe quella di rafforzare la credibilità industriale e finanziaria della proposta, così da poterla portare a un vero “confronto di mercato” con la ricca offerta di Intesa Sp. 

Da Parigi, però, il messaggio che filtra è di cautela, se non di freddezza, almeno per adesso. Come anticipato dall’agenzia di stampa, la banca francese non avrebbe intenzione, nell’immediato, di entrare in una controperazione giudicata complessa e potenzialmente costosa, non solo sul piano economico ma anche su quello politico, in un contesto già reso sensibile dalle mosse di Intesa Sanpaolo e dalle dinamiche dell’Opas in corso: che ha trovato tutt’altro che accoglienza ostile da parte della politica.  

Il gruppo francese è il primo azionista dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna con una quota pari al 19,8% e sarebbe pronto a salire al 29,9%, ma negli ambienti finanziari – stando a quanto apprende AdnKronos – continua a circolare la convinzione che l’esposizione economica complessiva sia già significativamente superiore: una soglia che consente di esercitare una forte influenza senza superare il limite che farebbe scattare l’obbligo di Opa. Ma tutto questo non basta per dire che Credit sarà il cavaliere bianco di Mps. Una delle letture che emerge negli ambienti finanziari – spiega un’altra fonte finanziaria all’AdnKronos – è che, in una prima fase, Crédit Agricole non avrebbe visto con favore l’iniziativa che ha portato l’amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, a inviare la nota relativa all’operazione su Mps.  

Alla base di questa presunta posizione, spiega la fonte, vi sarebbe stata la preoccupazione per una possibile diluizione della partecipazione detenuta dal gruppo francese nell’istituto di Piazza Meda. Successivamente, secondo la stessa ricostruzione, sarebbero maturate valutazioni differenti che avrebbero consentito di superare le iniziali resistenze, e i consiglieri espressione di Credit in Bpm hanno votato a favore dell’invio della lettera. In questo contesto la fonte cita una serie di eventi significativi: i contatti già avviati tra Bpm e Mps ma anche anche la possibile contropartita del Mediocredito Centrale, cui fa capo il progetto della cosiddetta “Banca del Mezzogiorno”, indicata come possibile elemento di compensazione per la diluizione della quota della Banque Verte in Banco Bpm.  

Nelle settimane precedenti all’emergere della vicenda, spiega la fonte, sui mercati si erano inoltre rincorse numerose ipotesi relative a possibili operazioni straordinarie nel settore bancario italiano. Tra i nomi maggiormente citati figuravano Unicredit e Intesa Sanpaolo, anche se l’eventuale coinvolgimento di Intesa veniva ritenuto da molti osservatori particolarmente complesso per i possibili profili antitrust. In seguito è emerso invece il ruolo di Carlo Cimbri, il colpo di maestro di Messina. 

A quel punto anche la postura di Credit Agricole sarebbe di nuovo cambiata: pur mantenendo aperto il dialogo con il management di Banco Bpm, Agricole si è messa a riflettere sui costi di un coinvolgimento diretto in controfferte onerose e che potrebbero trasformarsi in uno scontro aperto con altri grandi gruppi bancari italiani o anche con soggetti della sfera politica. E proprio il fattore politico -spiegano le fonti- rappresenterebbe uno degli elementi di maggiore cautela. Negli ambienti finanziari prevale infatti la convinzione che un eventuale intervento diretto di una banca estera in una grande operazione di consolidamento nazionale verrebbe sottoposto a un’attenta valutazione. 

Sul fronte Monte dei Paschi, Luigi Lovaglio è intenzionato a proseguire senza deviazioni lungo la strategia delineata negli ultimi mesi. Le fonti consultate descrivono un amministratore delegato determinato a portare avanti il progetto di integrazione con Mediobanca, nonostante le incognite legate ai tempi, alle autorizzazioni e soprattutto al voto degli azionisti. Qualsiasi progetto alternativo – spiega una fonte – richiederà comunque il sostegno degli importanti azionisti di Mps e la partecipazione di ulteriori soggetti finanziari per raggiungere una massa critica adeguata. (di Andrea Persili) 

 

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