La Toscana inaugura la campagna antincendi boschivi 2026 con un netto cambio di prospettiva. Non si tratta più soltanto di spegnere le fiamme, ma di capirne l’origine e anticiparle. Questo è il principio alla base del documento Strategie di adattamento ai cambiamenti climatici per la gestione del rischio incendi boschivi, presentato a Firenze, a Palazzo Strozzi Sacrati, dal presidente della Regione Eugenio Giani e dall’assessore all’agricoltura Leonardo Marras. Il testo, che guiderà il piano operativo per il triennio 2027-2029, punta a studiare le vulnerabilità del territorio per prevenire i roghi, superando la logica della sola gestione dell’emergenza.
A spingere verso questo nuovo approccio sono i dati recenti. Nel primo semestre dell’anno si sono già verificati 151 incendi, a dimostrazione di come il pericolo non sia più circoscritto ai mesi estivi. L’episodio più critico ha colpito il Monte Faeta, al confine tra le province di Pisa e Lucca, dove tra la fine di aprile e l’inizio di maggio sono bruciati 660 ettari di bosco. Si tratta di un evento insolito per il periodo primaverile, innescato da un mix di fattori ormai strutturali: l’innalzamento delle temperature, l’abbandono delle campagne e la crescita delle zone di contatto tra le aree urbane e quelle rurali.
Per mitigare questi fenomeni, l’amministrazione regionale destina circa il 40% delle risorse disponibili alla prevenzione. Tra i progetti attivi figurano le comunità antincendio, note come ‘Firewise’, e una ventina di piani territoriali specifici. Per rimarginare le ferite lasciate dai roghi recenti è stato varato un piano di recupero da 400mila euro per il Monte Faeta, seguendo il modello di salvaguardia ambientale già applicato in passato a Calci e Massarosa.
Sul fronte strettamente operativo, la macchina organizzativa può contare su una forza di circa 4.000 volontari e 400 operai forestali, supportati da oltre 600 mezzi e una flotta aerea che arriva fino a 10 elicotteri. A coordinare gli interventi è la Sala Operativa Unificata Permanente, attiva giorno e notte, affiancata da sette centri provinciali e da presidi estivi sulle isole di Capraia, Giglio e Pianosa. Un ruolo centrale è affidato all’addestramento del personale, concentrato nel polo La Pineta di Tocchi, una struttura dedicata a preparare gli operatori a scenari che cambiano rapidamente. La rete di sicurezza sul territorio include inoltre accordi di collaborazione con i Vigili del Fuoco e i Carabinieri Forestali.
La componente istituzionale richiede però il supporto dei cittadini. Dal 13 giugno e fino al 31 agosto vige il divieto assoluto di abbruciamento dei residui vegetali, mentre l’andamento del rischio è monitorabile quotidianamente tramite il bollettino curato dal consorzio LaMMA e dal Cnr-Ibe.
Il presidente Giani ha evidenziato come la tutela del patrimonio boschivo si traduca in protezione per l’economia, il turismo e la sicurezza pubblica. “Non basta intervenire quando il fuoco è già divampato”, ha precisato, richiamando la necessità di politiche lungimiranti. Sulla stessa linea l’assessore Marras, il quale ha ricordato come i roghi odierni siano più veloci e difficili da domare. “Il rischio non è più confinato alla sola estate”, ha spiegato, “solo unendo organizzazione, conoscenza scientifica, pianificazione e responsabilità condivisa possiamo rendere il territorio toscano più sicuro e più resiliente”.
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