Trump riduce i vaccini raccomandati ai bambini: “Gli alti tassi di autismo che osserviamo oggi non esistevano”

Donald Trump restringe il nucleo delle vaccinazioni raccomandate a tutti i bambini americani, punta a separare il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia e riporta l’autismo al centro del dibattito sulla salute infantile. Il presidente degli Stati Uniti ha firmato il 10 agosto un nuovo ordine esecutivo che modifica le indicazioni federali sui vaccini pediatrici, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la libertà di scelta delle famiglie e avvicinare il calendario americano a quello di altri Paesi sviluppati.

A dare alla decisione un peso che va oltre il calendario delle somministrazioni sono state però le parole pronunciate da Trump nello Studio Ovale. Il presidente ha ricordato che alcuni decenni fa i bambini ricevevano meno vaccini, osservando che “gli alti tassi di autismo che osserviamo oggi non esistevano”. Poco dopo ha aggiunto che “c’è una ragione per questi livelli epidemici di autismo”, salvo riconoscere che “non conosciamo ancora con precisione la causa dell’autismo”.

Trump non afferma quindi in modo esplicito che i vaccini causino l’autismo, ma inserisce la crescita delle vaccinazioni tra gli elementi che la sua amministrazione intende approfondire mentre cerca di spiegare l’aumento delle diagnosi. La posizione è condivisa da tempo dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., che ha avviato nuove iniziative di ricerca sulle cause e sulla biologia dell’autismo. Le principali revisioni scientifiche disponibili arrivano però a una conclusione diversa sul punto specifico: non è stato dimostrato un rapporto causale tra vaccinazioni e disturbi dello spettro autistico.

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Sono due piani che nella nuova politica sanitaria americana finiscono così per incontrarsi: da una parte un cambiamento concreto delle raccomandazioni vaccinali, dall’altra una domanda sulle cause dell’autismo che negli Stati Uniti ha assunto dimensioni sanitarie e politiche sempre maggiori.

Cosa cambia per i bambini americani

L’ordine – ‘Delivering Gold Standard Childhood Vaccine Recommendations for Americans’ – divide le immunizzazioni pediatriche in tre categorie. La prima comprende quelle raccomandate a tutti i bambini contro 11 malattie: morbillo, parotite, rosolia, difterite, tetano, pertosse, poliomielite, Haemophilus influenzae di tipo B, malattia pneumococcica, papillomavirus umano e varicella.

Un secondo gruppo riguarda alcune categorie considerate maggiormente a rischio e comprende, tra le altre, epatite A ed epatite B, meningococco e dengue. Un terzo gruppo viene invece affidato alla ‘shared clinical decision-making’, la decisione condivisa tra medico e famiglia: vi rientrano, con alcune sovrapposizioni rispetto alle categorie di rischio, rotavirus, influenza, Covid-19, epatiti e malattia meningococcica.

I vaccini non inseriti nel primo gruppo non vengono dunque vietati né ritirati dal mercato. Cambia piuttosto il livello della raccomandazione federale. Lo stesso ordine stabilisce che debba essere preservato l’accesso ai prodotti già disponibili, mentre il programma pubblico Vaccines for Children, utilizzato dalle famiglie che possono avere difficoltà a sostenerne il costo, continuerà a operare.

La Casa Bianca presenta la revisione come un riallineamento rispetto ad altri Paesi sviluppati. Secondo la valutazione dell’amministrazione citata nell’ordine, gli Stati Uniti raccomandavano un numero maggiore di vaccinazioni pediatriche rispetto alle nazioni prese come riferimento, con un numero di dosi che in alcuni confronti superava ampiamente quello previsto in Europa. Medici ed esperti di salute pubblica contestano però che il semplice confronto numerico sia sufficiente, perché calendari diversi riflettono anche sistemi sanitari, epidemiologia e rischi di malattia differenti.

La parte più visibile del nuovo corso riguarda il modo in cui i vaccini vengono somministrati. L’ordine chiede che, “nella massima misura possibile”, le vaccinazioni pediatriche siano distribuite su visite mediche separate e prevede che il vaccino combinato MPR venga sostituito, come opzione indicata dall’amministrazione, da tre vaccini distinti contro morbillo, parotite e rosolia non appena questi prodotti saranno disponibili negli Stati Uniti. Il vaccino combinato continuerà comunque a essere offerto.

Al momento i vaccini monovalenti necessari per realizzare questa indicazione non sono disponibili sul mercato americano. Il Dipartimento della Salute avrà 90 giorni per presentare un piano che affronti questo e altri aspetti della riforma, dalla sequenza ideale delle vaccinazioni alla ricerca su possibili adiuvanti alternativi all’alluminio e al rafforzamento dei sistemi di monitoraggio sulla sicurezza.

Trump sostiene che distribuire le vaccinazioni nel tempo possa ridurre il carico ricevuto dal bambino durante una singola visita e, presentando il provvedimento, ha ipotizzato che più vaccini somministrati contemporaneamente possano comportare rischi maggiori. Le organizzazioni pediatriche americane e diversi specialisti hanno invece espresso il timore che aumentare il numero degli appuntamenti renda più complicato completare il calendario, soprattutto per le famiglie che incontrano maggiori difficoltà nell’accesso alle cure.

C’è poi il capitolo degli obblighi scolastici, sul quale il presidente non può intervenire direttamente allo stesso modo in tutto il Paese. Negli Stati Uniti sono infatti i singoli Stati a fissare gran parte dei requisiti vaccinali per frequentare le scuole; l’ordine li invita a rivedere le proprie norme e incarica il Dipartimento di Giustizia di intervenire nei casi in cui l’amministrazione ritenga che le regole sulle esenzioni entrino in conflitto con diritti religiosi, medici o con l’autorità dei genitori.

Il risultato potrebbe essere un quadro ancora meno uniforme, con Stati che adottano le indicazioni federali e altri che scelgono di continuare a fare riferimento alle raccomandazioni delle principali società mediche.

Un bambino su 31: cosa dicono davvero i dati sull’autismo

La questione dell’autismo non compare nell’ordine come spiegazione scientificamente accertata della revisione vaccinale, ma occupa un posto centrale nel discorso politico che l’accompagna. E parte da un dato reale: negli Stati Uniti la prevalenza identificata dei disturbi dello spettro autistico è aumentata.

L’ultima grande rilevazione del Centers for Disease Control and Prevention riguarda i bambini di otto anni monitorati nel 2022 in 16 aree della rete ADDM. La prevalenza rilevata è stata di 32,2 casi ogni mille bambini, pari a circa uno su 31; negli 11 siti per i quali era possibile un confronto con il 2020, il dato complessivo risultava superiore del 22,2%.

Il numero di uno su 31 viene spesso utilizzato come riferimento nazionale, ma richiede una precisazione: la rete ADDM non osserva in modo uniforme tutti i bambini degli Stati Uniti e i valori cambiano molto tra una comunità e l’altra. Nel 2022 si andava dai 9,7 casi ogni mille rilevati a Laredo, in Texas, ai 53,1 della California; tra i maschi la prevalenza era inoltre 3,4 volte quella registrata tra le femmine.

Anche le modalità con cui l’autismo viene individuato variano considerevolmente. Il Centers for Disease Control and Prevention documenta differenze nell’età della prima diagnosi, nell’accesso alle valutazioni e nell’utilizzo dei test tra le diverse aree monitorate, mentre nelle generazioni più recenti è aumentata l’identificazione entro i primi anni di vita.

Ed è su queste cause che si concentra l’amministrazione Trump. Il presidente ritiene che la crescita delle diagnosi meriti una ricerca molto più ampia e ha più volte indicato il cambiamento degli stili di vita e delle esposizioni dell’infanzia tra gli ambiti da esaminare. Nel caso specifico dei vaccini, tuttavia, esiste già una letteratura scientifica molto estesa.

Nel dicembre 2025 il Global Advisory Committee on Vaccine Safety dell’Organizzazione mondiale della sanità ha riesaminato le evidenze disponibili e ha confermato che non emerge un rapporto causale tra vaccini e disturbi dello spettro autistico. È una posizione raggiunta dopo diverse revisioni condotte negli ultimi vent’anni e basata anche su grandi studi di popolazione.

E intanto torna il morbillo

C’è infine il contesto epidemiologico, che rende la revisione del calendario particolarmente rilevante. Al 6 agosto 2026, quattro giorni prima della firma dell’ordine, il Centers for Disease Control and Prevention aveva registrato 2.465 casi confermati di morbillo negli Stati Uniti, contro i 2.289 dell’intero 2025 e i 285 del 2024. Nel corso dell’anno erano stati segnalati 38 nuovi focolai e il 94% dei casi risultava associato a un outbreak.

La revisione del calendario arriva mentre negli Stati Uniti il morbillo è tornato a farsi vedere con numeri che non si registravano da anni e le coperture vaccinali pediatriche hanno perso terreno rispetto al periodo precedente alla pandemia.

Tra i bambini di 5-6 anni che frequentano il kindergarten, l’anno che precede la prima classe della scuola primaria la copertura MPR è passata dal 95,2% dell’anno scolastico 2019-2020 al 92,5% del 2024-2025. Secondo il Centers for Disease Control and Prevention, nell’ultimo anno considerato circa 286 mila bambini frequentavano il kindergarten senza aver completato la serie vaccinale documentata contro morbillo, parotite e rosolia.

Per il morbillo pochi punti percentuali hanno un peso maggiore di quanto possa suggerire la media nazionale, perché il rischio di nuovi focolai dipende soprattutto dalla presenza di comunità nelle quali le persone non immunizzate sono concentrate. Il CDC indica una copertura superiore al 95% come livello in grado di offrire una forte protezione di comunità, pur ricordando che le percentuali locali possono essere molto diverse da quelle nazionali.

È anche su questo che nei prossimi mesi si misureranno gli effetti del nuovo corso. L’amministrazione sostiene che un calendario più selettivo, una maggiore possibilità di scelta e più attenzione alla sicurezza possano rafforzare la fiducia delle famiglie; pediatri e organizzazioni sanitarie temono, al contrario, che indicazioni differenti tra autorità federali, società scientifiche e singoli Stati possano aumentare l’incertezza e favorire ritardi nelle vaccinazioni.

Immagine di copertina: Afp

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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